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venerdì 31 dicembre 2021

LA CUBULA O PICCOLA CUBA (Breve cuntu)




Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 14/7/2009.

Nell'aprile scorso, durante una visita alla Cuba sottana, un gentile cicerone mi ha informato della presenza di una analoga costruzione, seppure di dimensioni ridotte, ubicata all'interno della settecentesca Villa Napoli, distante poche centinaia di metri. Così oggi, trovandomi nella zona, decido di concedermi una passeggiata alla scoperta del monumento.
L'imponente Villa, con la sua splendida scala a duplice rampa contrapposta, si staglia nel cielo azzurro pallido del mattino.



Ad una signora che staziona presso l'ingresso - impegnata in una concitata conversazione al cellulare - chiedo timidamente: la Cubula? Di là! Vada pure. Ed indica un giardino di nespoli ed aranci. Mi incammino lungo il muro perimetrale della nobile dimora seminascosto da un rampicante.



Girato l'angolo mi imbatto nel prospetto orientale dell'edificio che reca tracce della normanna Cuba soprana (padiglione di caccia e intrattenimento dei sovrani) i cui resti, nel settecento, vennero incorporati nella Villa. Il luogo è presidiato da un'oca. Affretto il passo lasciandomi alle spalle lo starnazzante volatile.



In completa solitudine percorro un sentiero sul quale si affacciano maestosi alberi dalle folte chiome che, pietosi, creano un'oasi di frescura nella canicola che mi circonda.



Faccio il pieno di quell'aria incandescente e proseguo. La polverosa stradina è lastricata di foglie di nespolo che giacciono defunte da lustri. Sotto i miei passi si frantumano, producendo uno sgradevole scricchiolio esaltato dal silenzio rotto solo dal lontano frinire di una cicala.



Tra gli alberi , finalmente, intravedo una cupoletta rossa.




Mi avvicino e... ecco la Cubula: un edificio di forma cubica, aperto sui quattro lati da archi ogivali a tripla ghiera: la centrale decorata con bugne.






L'interno è spoglio, con delle nicchie angolari.




Realizzata nel 1184 da architetti e maestranze nordafricane per volere di Guglielmo II (il Buono), illuminato sovrano normanno cui si deve anche la coeva Cuba Sottana, sorgeva, unitamente alla vicina Cuba soprana - in mezzo ad un bacino d'acqua - all'interno del Genoardo (Paradiso sulla terra), parco reale ricco di ruscelli, laghetti, giardini fioriti, boschi popolati di selvaggina.
Impugnata la mia fedele macchinetta fotografica, cerco una inquadratura che mi consenta di escludere i palazzoni residenziali che incombono, oltre la cancellata, ad una decina di metri. Mi avventuro su una passerella di legno che galleggia su un mare di erba secca e rovi. Contendo alla sterpaglia l'esiguo spazio - sperando che il posto non sia infestato da zecche - e mi acquatto tra due alberelli d'arancio selvatico per mettere a fuoco il chiosco arabo-normanno.


Scatto diverse foto. Con l'obiettivo mi soffermo, incredulo, sui cespugli cresciuti vigorosi a fianco della cupoletta.




Rimuginando sulla scarsa valorizzazione di parte del nostro patrimonio artistico/monumentale, ripercorro la stradina polverosa sotto un sole rovente in compagnia di due lucertole e un topolino di campagna.


Leo Sinzi


AVVERTENZE: Gli scritti di questo Blog contengono informazioni che, ferma restando la buona fede dell'autore, potrebbero presentare qualche inesattezza. L'autore pertanto non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori riscontrabili nei post ed inoltre si riserva il diritto di aggiornare, modificare e cancellare i contenuti del Blog senza preavviso.



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sabato 19 giugno 2021

CHIESA DI SANTO SPIRITO E I VESPRI SICILIANI



Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 28/2/2009.


La Chiesa normanna di S. Spirito - recita un cartello all'ingresso - fu realizzata nel 1178, sotto il regno di Guglielmo II, ed affidata ai Cistercensi. Si narra che, il 31 marzo 1282, durante il Vespro, l'offesa arrecata da un soldato francese ad una giovane palermitana abbia dato inizio alla rivolta contro gli oppressori angioini. Il popolo, esasperato dalla tirannide, rivolse la propria ira su ogni straniero. Gli insorti, per accertare la nazionalità degli sconosciuti, fecero leggere loro la parola dialettale "ciciri" ed in caso di errata pronuncia... cappio o pallottola.
Nel XVIII secolo attorno alla Chiesa sorse il Cimitero di S. Orsola. Al suo interno si può ammirare un "Crocifisso" risalente alla prima metà del XV secolo.




Interno disadorno secondo lo stile normanno




Abside e Crocifisso ligneo




Particolare del soffitto ligneo



 La Chiesa all'interno
del Cimitero di Sant'Orsola.




Prospetto laterale con le tarsie laviche a decoro delle arcate cieche.




Particolare delle geometrie che ornano
finestre e arcate cieche del transetto.





Esterno dell'abside con finestra dalla cornice bugnata
 e grata dal disegno arabeggiante.



Leo Sinzi G.C.


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mercoledì 2 dicembre 2020

LA CUBA E BOCCACCIO




Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 6 Aprile 2009.

Al civico 100 di Corso Calatafimi, l'androne, che s'apre su un baglio, conduce innanzi ad uno dei più pregevoli monumenti dell'epoca normanna: la Cuba.
Il monumento, che risale al XII secolo, presenta molte analogie con la coeva Zisa:
realizzata su impulso del del re Guglielmo II ("il Buono");
da architetti e maestranze nordafricani;
sorgeva nel Genoardo (Paradiso sulla terra), parco reale ricco di ruscelli, laghetti, giardini fioriti, boschi popolati da selvaggina;
era circondato da un bacino artificiale che assicurava l'umidità per rinfrescare gli ambienti;
ha forma cubica interrotta sui quattro lati da torrette;


le facciate abbellite da arcate cieche a doppia ghiera su finestre parimenti cieche;


il parapetto d'attico reca una epigrafe in arabo fatimita con caratteri cufici che Michele Amari così interpreta:  "(Nel) nome di Dio clemente e misericordioso. Bada qui, fermati e mira! vedrai l'egregia stanza dell'egregio tra i re di tutta la terra Guglielmo II. Non v'ha castello che sia degno di lui... Sia lode perenne a Dio! Lo mantenga ricolmo e gli dia benefici per tutta la vita".



La Cuba, detta "sottana" per distinguerla dalla "soprana" (più piccola) ubicata a poca distanza, si presenta ai visitatori con tre ambienti intercomunicanti. Quello centrale, scoperto, rivela tracce di un impluvio stellare. Tale atrio era decorato con muqarnas (semicupole ad alveare), delle quali solo una è ancora visibile.




Il palazzo che, probabilmente, veniva utilizzato dal sovrano, durante le battute di caccia, come piacevole soggiorno diurno, nel tempo ha subito diverse traversie: devastato dagli angioini, ridotto in lazzaretto durante la peste di fine '500 e caserma di cavalleria al tempo dei Borboni.
Lo Stato lo acquisì nel 1860 per cederlo infine alla Regione Siciliana.
Gran parte della fama della Cuba si deve al Boccaccio che vi ambientò la sesta novella della quinta giornata del Decamerone.

La Cuba nel dipinto che orna una parete di Villino Ida, del Basile.



Leo Sinzi


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domenica 29 marzo 2020

Cappella della SS. Trinità e Chiesa di Santo Stefano Protomartire



Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 7.10.2012.

- A poche decine di metri dal Castello della Zisa, sulla destra, ad angolo tra Via dei Normanni e Piazza Zisa, si trova un gioiellino dell'arte arabo-normanna sconosciuto alla maggior parte dei palermitani: la Cappella della Ss. Trinità. Il visitatore (disinformato) che si accosta al tempio cristiano viene colto da subitaneo smarrimento nel ritrovarsi innanzi, affiancati sulla medesima linea, il retroprospetto con tanto di absidi e la facciata principale di quello che appare un corpo di fabbrica unico. Una veloce indagine aiuta a dissolvere le nebbie e mostra nitide due chiese disposte in senso contrario l'una rispetto all'altra. Le absidi in conci di tufo perfettamente assemblate e sormontate da una cupoletta di chiara mano fatimita, appartengono alla Cappella dei Re Normanni che qui venivano, percorrendo un passaggio coperto di cui sono rimaste tracce, a liberarsi del peso dei peccati compiuti o pianificati nel vicino "Palazzo delle delizie". Sembra che il piccolo edificio, preesistente alla Zisa, fosse stato trasformato da Guglielmo I d'Altavilla, detto il Malo, da moschea in luogo di culto cristiano.  Verso la fine del '300, appena insediato nell'importante carica di Gran Siniscalco (amministratore delle residenze reali e dei luoghi di delizia e svago del sovrano)  il Barone di Ciminna Giovanni Guglielmo Ventimiglia titolò la chiesetta a S. Anna, in onore della Santa alla quale la sua Famiglia era particolarmente devota.
Al suo fianco si erge la Chiesa di Gesù, Maria e Santo Stefano, la cui costruzione fu avviata verso la prima metà del settecento e definita con rivisitazioni all'alba dell'800. Le due strutture per un lungo periodo fecero parte di un unico complesso e la Cappella venne adibita a sacrestia.
Nel tempo subì manomissioni per avvicinarla al gusto delle varie epoche. Sottratta al culto  pervenne ad utilizzazioni commerciali poco rispettose del valore artistico-monumentale del bene: l'edificio settecentesco, addirittura, venne adibito a sala cinematografica.
Nell'ultimo ventennio è stata oggetto di provvidenziali opere di recupero e restauro.
Oggi il complesso rientra nelle disponibilità della vicina Parrocchia dell'Annunziata.


 L'aula della Cappella normanna 
con la zona absidale.





 I muqarnas, di chiara impronta fatimita, 
affiancano la cupoletta.





:
 La volta a crociera.
Nella parete di fondo, in alto, due aperture, probabilmente, consentivano
ai sovrani di assistere alle funzioni senza mischiarsi con il popolo.





 Particolare del catino dell'abside e della cupola araba.





Particolare dell'architettura arabo-normanna





 Locale (stesso stile) attiguo alla Cappella della Ss. Trinità (lato sinistro).






Nella foto, la facciata dei locali posti sul fianco sinistro della Cappella. Il prospetto presenta evidenti aggiunte e modifiche di epoca successiva: lo stile della balaustra identico a quella che corona la contigua Chiesa di Santo Stefano fanno pensare ad opere risalenti al XVIII Secolo.





La volta a crociera del vestibolo che affianca il monumento normanno in direzione  della Zisa. Probabilmente veniva attraversato da Regnanti e cortigiani  che, dopo aver percorso la via coperta che univa il Castello all'edificio sacro, assitevano ai riti religiosi.




 La cupoletta realizzata dalle maestranze arabe
 tanto apprezzate da Guglielmo.





 La settecentesca Chiesa di Santo Stefano Protomartire
 stretta alla Cappella normanna.





 L'interno a navata unica della Chiesa di Gesù, Maria e Santo Stefano.





 Particolare delle scarne decorazioni.






 La zona del coro e dell'organo. Le strutture sono in legno.





Particolare di un capitello parietale e di un minuscolo affresco.





La  Cappella della SS. Trinità con la sua abside
rivolta ad oriente secondo l'usanza bizantina.





La Cappella normanna affiancata dalla Chiesa settecentesca dominano piazza Zisa.





Leo Sinzi/zio-silen


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venerdì 20 marzo 2020

Castello dell'Uscibene


Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 17.10.2017.

- Talvolta, attraversando il ponte pedonale su via Regione Siciliana, nei pressi dell'incrocio con Corso Calatafimi, il mio sguardo si posa su quella struttura dalle linee tipicamente normanne che - a breve distanza  emerge dalla rigogliosa vegetazione di una collinetta. Il lato destro poggia su una moderna casa di abitazione riccamente addobbata di condizionatori, antenna parabolica ed altro: l'effetto è surreale. Si tratta della cappella del Castello Uscibene (XII Sec.). Per raggiungerla basta imboccare (a piedi) la stradella, parallela di Via Nave, che si trova a ridosso del succitato ponte pedonale e percorrerla per poche decine di metri all'interno di Fondo De Caro.




Arcate cieche disegnano la severa facciata della Cappella (restaurata negli anni venti del 1900 dall'Arch. Francesco Valenti), che presenta un interno spoglio con copertura lignea.




Arcate ogivali cieche e paraste si possono ammirare anche sul prospetto laterale. La foto a destra mostra il prospetto posteriore (rivolto ad oriente), al quale in origine si appoggiava la torre di guardia. Nel livello inferiore - tra cumuli di terriccio di risulta - si intravedono i resti del tunnel che correva, in parte, sotto la torre e che fungeva da camera dello scirocco.

L'ingresso ai vani del Castello si trova ad un livello inferiore rispetto alla Cappella.

L'edificio si fa risalire all'epoca del regno di Ruggero II, il normanno (alcuni esperti lo collocano nel precedente periodo di dominazione araba) e faceva parte dei "sollazzi reali" tra i quali ricordiamo La Zisa, la Cuba soprana e la Cuba sottana. Guglielmo II ( il Buono) lo cedette al clero palermitano che lo detenne fino al XV secolo. Quindi entrò nella disponibilità di privati. Seguì un lungo periodo di abbandono. Di recente la competente Soprintendenza ne ha avviato il recupero ed il restauro.





Sullo stesso livello della Cappella (seminascosti tra le moderne abitazioni) si trovano dei locali di servizio.








Un alto fornice, oggi parzialmente tampognato, immette nella Sala della Fontana con l'esedra centrale adornata di muqarnas (resti) che ricordano l'omonima sala del Castello della Zisa. Le due nicchie laterali  - attraversate da una possente arcata (di epoca successiva?) con funzione di sostegno della volta a crociera - presentano i catini con superficie plissettata da un sequela di suggestive costole triangolari, al pari di quelle presenti nel Castello di Maredolce o della Favara. Colonnine angolari (oggi custodite presso la Chiesa di Altarello di Baida) decoravano la fontana posta in posizione centrale.









  




Basse aperture conducono ai corpi laterali alla Sala dell'Esedra. Interessanti i piccoli vani che si aprono sotto la volta.


 

La camera dello scirocco vista dall'interno. Una minuscola apertura sul lato destro permette ai visitatori di sbirciare nell'antro della sorgente che un tempo alimentò la fontana dell'Esedra.


 








 Leo Sinzi 


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