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mercoledì 9 giugno 2021

Centri Commerciali e Torri di guardia

28.12.2013 - Sarà semplice casualità o arguta strategia difensiva (contro i taccheggiatori?😄), sta di fatto che i Centri commerciali palermitani di Roccella, Borgonuovo e Zen hanno alzato le loro mura nei pressi di quelle - ben più poderose - di tre torri di guardia del XV e XVI Secolo.
Torri accomunate oltre che dallo stile e dall'epoca di costruzione anche dalla corona di merli ghibellini che ne chiude l'ascesa verso il cielo.


 













TORRE INGASTONE (Sec. XVI)


Domina il più Grande Centro Commerciale di Borgo nuovo.
Prese il nome dal Giudice della Gran Corte Francesco Ingastone.
Si trova in Contrada "Pietrazze". 
Venne eretta a protezione del Passo Celona che conduceva al Monte Billiemi (famoso per le cave di marmi grigi).



 


 TORRE CARMINE (Sec. XVI)

Proprietà privata.
Ubicata ai bordi dell'Autostrada PA-CT, nei pressi di Villabate, proteggeva le rive meridionali della "Favara" (dall'arabo Al-fawwara, che significa Sorgente).
La torre è ben riconoscibile dai merli a coda di rondine (ghibellini) nei quattro angoli dell'attico, da cui è ben visibile il mega Centro Commerciale di Roccella.




TORRE SESSA-VERDE (Sec. XV).

Attiguo ad essa, nella Piana dei Colli (Fondo Raffo) si trova l'ipermercato, a suo tempo, realizzato dal Patron rosanero.
La struttura era posta a difesa della sorgente Aygade.
Prese il nome da due facoltosi proprietari.






Leo Sinzi G.C. (zio-silen)


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LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE

"L'Anacoreta del Semaforo Borbonico"


Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 29.4.2014 

- Chissà quanti palermitani transitando lungo l'A29, Via Lanza di Scalea, Via dell'Olimpo, Via Monte Ercta sul  Pellegrino e zone limitrofe hanno lasciato vagare lo sguardo lungo lo skyline dei monti che chiudono la città a settentrione fino ad incontrare un torreggiante edificio  posto sul cucuzzolo di Monte Gallo a dominare Mondello e Sferracavallo. Per chi non lo sapesse, si tratta del "Semaforo Borbonico". Postazione di vedetta della marina militare, al tempo della dominazione borbonica (1734-1860), dotata di apparecchiature per impartire ordini, tramite segnalazione, ai vascelli in avvicinamento. 
Vi si arriva inerpicandosi lungo i tornanti di Via Tolomea e Via del Semaforo, che fiancheggiano le ville sospese di Pizzo Sella, percorrendo l'ultimo tratto a piedi.
Da circa venti anni - dopo un lungo periodo di abbandono e incuria - sarebbe diventato la dimora di un misterioso eremita che il tamtam popolare vuole risponda al nome di Israele. Nome che appare più volte tra i mosaici che rivestono gran parte delle pareti e dei soffitti.
Nelle borgate marinare si narra che Israele - allontanatosi dal mondo materiale per curare  la sua elevazione spirituale - abbia scelto quel luogo per farne una sorta di santuario unificante aperto ai cristiani e non solo; abbia, inoltre, ristrutturato personalmente l'edificio e curato l'addobbo musivo  realizzato con minuscoli ciottoli marini policromi e tessere di vetro parimenti colorate. I mosaici, suggestivi ed esteticamente gradevoli, assurgono a vera forma d'arte povera. Essi compongono figure simboliche, solitamente geometriche, tra cui spiccano, oltre alle croci ed alle stelle raggiate, diversi esagrammi che richiamano il Sigillo di Salomone o la Stella di David.
Una scritta su un masso qualifica la strada per il Semaforo come "Via Santa". 
Una scaletta metallica si snoda all'interno della torretta curvilinea su cui si aprono feritoie verticali.
Il corpo principale della torre finestrata ha, invece, forma ottagonale e presenta un cornicione d'attico.
Un piccolo esercito di angeli stilizzati occupa ampie zone della facciata, quasi a proteggere il luogo dagli intrusi. 
Quanti si sono spinti fin lassù concordano sulle mistiche atmosfere che offre quel luogo aperto ai visitatori, i quali, volendo, possono lasciare del cibo e, se fortunati, incrociare l'anacoreta che, a quanto pare, suole allontanarsi alla vista degli estranei che potrebbero turbare la sua vita ascetica.

 

Il Semaforo Borbonico si trova, a 527 metri di altezza, sul Monte Gallo che, unitamente all'omonimo Promontorio, rientra nella Riserva Naturale Orientata di Capo Gallo, 586 ha circa, istituita il 21/06/2001 e gestita dall'Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana.



Le foto di Leo Sinzi sono state scattate con teleobiettivo da Via Lanza di Scalea.



 Leo Sinzi G.C. 


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venerdì 7 agosto 2020

Le tre torri di Altavilla Milicia

 17.7.2012 - Lungo la Ss 113, tra Altavilla Milicia e San Nicola L'Arena si erge, splendida nel suo isolamento, a specchiarsi nel mare di Cala Sciabica, la famosa "Torre Normanna" (l'edificio, in realtà, è di epoca aragonese -Sec. XVI). Di proprietà privata,  presenta al fortunato visitatore interni dall'insolita  forma rotondeggiante.


 Il suggestivo promontorio (Capo Grosso) su cui sorge
la Torre delle Mandre, per la vulgata "Normanna" .


***


 La torre aragonese allocata sotto il belvedere di Altavilla Milicia.
 Al pari delle altre fungeva da torre di avvistamento di navi corsare.




 La torre della Milicia si può ammirare lungo lo svincolo
 dell'Autostrada PA-CT che conduce al paesino di Altavilla.


***


 La Torre Colonna di epoca successiva alle altre, 
(per gli esperti, di età viceregia) sulla costa miliciota.



Torre Colonna è di proprietà privata.



 Leo Sinzi 

AVVERTENZE: Gli scritti di questo Blog contengono informazioni che, ferma restando la buona fede dell'autore, potrebbero presentare qualche inesattezza. L'autore pertanto non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori riscontrabili nei post ed inoltre si riserva il diritto di aggiornare, modificare e cancellare i contenuti del Blog senza preavviso.


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lunedì 10 giugno 2019

Convento di Santa Teresa (1651) oggi Istituto delle Artigianelle

 

Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 1.7.2014.

La prima pietra del Palazzo di Piazza Kalsa 14, che si erge imponente in asse con l'antica Porta dei Greci,  fu posta da tal Gambacurta probabile discendente della Famiglia di facoltosi commercianti pisani - insediatasi a Palermo e Messina nel XVI secolo - che peraltro potevano vantare altre proprietà immobiliari nella zona.
L'edificio verso la metà del '600 venne adattato alle esigenze di clausura delle Carmelitane Scalze che, nel ventennio a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, curarono altresì la costruzione dell'attiguo Tempio ove officiare i riti liturgici: la Chiesa di Santa Teresa.
Pervenuto al Comune, entrò nelle disponibilità delle "Figlie di Sant'Anna" - in concomitanza con la fondazione della relativa Congregazione. Le religiose diedero vita all'Istituto delle Artigianelle, così denominato in quanto si prefiggeva di ospitare a convitto ed istruire nell'arte del ricamo e della sartoria le giovinette del quartiere che versavano in stato di grave indigenza, garantendo loro una futura attività artigiana.
In tempi relativamente recenti l'ex Monastero ha ospitato un Centro di formazione professionale ed in seguito, fino ad oggi, una Struttura sociale di assistenza per giovani e immigrati.



L'Istituto delle Artigianelle visto attraverso il fornice della dirimpettaia Porta dei Greci (Sec. XIV).







 
L'androne dell'ex Convento e la scala che conduce ai piani superiori.










L'atrio del Convento accoglie una lussureggiante villetta con, al centro, una vasca inserita in una sorta di tempietto monoptero.




L'atrio del Convento offre alla vista dei visitatori uno dei rari tratti del cinquecentesco Bastione dello Spasimo.




Torre del monastero di Santa Teresa forse un tempo isolata dal resto del complesso.




Diversi locali presentano eleganti volte a crociera.




Crocifisso di mirabile fattura.




Refettorio del Convento.




Su una parete del Refettorio si può ammirare questa "Santa Teresa in estasi", mirabile altorilievo del palermitano Francesco Ignazio Marabitti (*1719- +1797). Scultore eccelso e prolifico. A Palermo e dintorni ha realizzato tante opere tra cui ricordiamo: "Gloria di San Benedetto" nell'omonima Cappella del Duomo di Monreale; "Cavalluccio marino" di Piazza Santo Spirito; Simulacri nelle Chiese di San Matteo al Cassaro e di Santa Teresa; Fontane del Pescatore e del Drago sullo stradone per Monreale; etc..




La copertura della scala rivestita di artistiche mattonelle in ceramica.



 

Le Monache Carmelitane, nei secoli XVII e XVIII, per assistere alle funzioni religiose usavano recarsi nella vicina Chiesa di Santa Teresa utilizzando dei passaggi, sopra l'odierna Via S. Teresa, realizzati al secondo piano dell'ala settentrionale del Convento che si allungava sino a lambire il Tempio. Una osservazione attenta delle foto sopra consente di notare i monconi dei cunei che fuoriescono dalla spalla murale quasi fossero due mensole. I cunei, unitamente alla chiave di volta, sostenevano le strutture aeree degli arcoponti. In bianco, sul prospetto laterale, sono ben marcate le impronte di quelle che furono aperture arcuate superiormente.




Portale principale sovrastato da timpano con stemma padronale sorretto da due putti cui segue, sulla verticale,  rosta a lunetta che illumina l'interno e  lapide commemorativa che reca l'anno 1675.
Il portale, oggi sul margine destro, al tempo delle carmelitane si trovava al centro delle due ali (di pari lunghezza) dell'edificio.









Leo Sinzi G.C.


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mercoledì 29 maggio 2019

Villa Filippina

 
In Piazza San Francesco a pochi passi dalla Chiesa intitolata al Santo di Paola si apre la settecentesca Villa Filippina.


Un angolo dello spazio aperto a corte porticata su tre lati
con portici lunghi 140 metri".








Manifesto con notizie varie sulla Villa
 posto all'ingresso dai Responsabili
del Complesso.


"Madonna della Vallicella".


Un tratto affrescato del portico meridionale.


 

















Agli affreschi lavorarono grandi pittori come
Vito D'Anna (*1718- +1769) e Antonio Manno (*1739- +1810).








Affresco nel portico ovest.




Affresco ad ornamento di una ex edicola votiva nel portico occidentale.
 Uno degli affreschi del portico meridionale.


Portico orientale.

"Fontana quadrata in marmo di billiemi con statue di Santi (in origine 6)".


La fontana opera di Gioacchino Vitagliano (*1669- +1739).
Effigiati, tra gli altri, San Francesco di Sales e San Filippo Neri.





Il portale d'ingresso visto dall'interno.


L'effige di Angelo Serio (1767) attribuita ad Ignazio Marabitti (*1719- +1797).
A Padre Angelo, della Congregazione di San Filippo Neri,
si deve la realizzazione della Villa, avvenuta tra il 1755 ed il 1757.



Concerto in Villa

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Leo Sinzi 

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