Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 6.4.2018.
- Ad integrazione delle foto poste a corredo del mio cuntu Il castello della Zisa e i suoi diavoli" - pubblicato il 6 marzo 2009 - offro nuovi scatti alla visione di quanti si trovassero a passare di qui.
I visitatori - tra cui il sottoscritto - sono accolti da gentili guide che illustrano, con dovizia di particolari, il magnifico edificio e le preziosità in esso contenuti. Riverso qui - sperando di essere assistito dalla memoria - alcune informazioni e curiosità di cui sono stato edotto.
I visitatori - tra cui il sottoscritto - sono accolti da gentili guide che illustrano, con dovizia di particolari, il magnifico edificio e le preziosità in esso contenuti. Riverso qui - sperando di essere assistito dalla memoria - alcune informazioni e curiosità di cui sono stato edotto.
Sala della Fontana. Ambiente caratterizzato da tre Muqarnas (semicupole ad alveare) e da una splendida fontana finemente decorata con ricchi mosaici. Vi si svolgeva buona parte dell'attività del sovrano, sia politica che ludica.
Muqarnas, mosaici ed affreschi si rincorrono nella Sala del Fontana. Immagini simboliche si possono ammirare nei tondi musivi: i pavoni (immortalità, regalità), le palme (vittoria, gloria, pace), gli arcieri (forza, potenza militare, il bene che si scaglia sul male).
La
musharabyya - sorta di tapparella lignea ante litteram - permetteva
alle donne (dell'harem?) di osservare senza essere viste quanto avveniva
nella sottostante Sala della Fontana nei giorni in cui il sovrano
riceveva dignitari di corte e supplici.
Tra i vari soggetti fatti affrescare dal Sandoval (uno dei propretari succedutisi nei secoli) saltano all'occhio del visitatore i leggendari "Diavoli della Zisa" dipinti nell'intradosso della grande arcata centrale che illumina la Sala del Re.
Una vasta esposizione di anfore romane accoglie i visitatori che accedono al secondo livello del castello. Numerosi muqarnas abbelliscono le sale. Si tratta di elementi decorativi in stile arabo che rivestono i nicchioni parietali - angolari e centrali - con la loro suggestiva struttura a nido d'ape.
Nell'immagine a destra è un bacile magnificamente cesellato, probabilmente risalente al tempo della dominazione araba e recuperato in seguito a scavi archeologici .

La Zisa custodisce la lapide funeraria quadrilingue (giudeo-latino-greco-arabo) che racconta della salma di Anna (+ 30 agosto 1148 d. C.) - madre del chierico di Ruggero II, Grisanto - nel percorso di traslazione dalla Cattedrale palermitana alla Chiesa di San Michele Arcangelo (oggi, sconsacrata, è nella disponibilità della Biblioteca comunale) laddove pervenne nella "prima ora di venerdì venti maggio dell'anno 1149 d. C." per essere tumulata nella cappella voluta da Grisanto e titolata a S. Anna in onore della madre della Santa Vergine Vergine Maria ed in memoria della propria madre.
La targa marmorea, dalle tarsie policrome, viene considerata preziosa testimonianza di un'epoca, quella ruggeriana, aperta alle diverse culture e religioni mediterranee.
La targa marmorea, dalle tarsie policrome, viene considerata preziosa testimonianza di un'epoca, quella ruggeriana, aperta alle diverse culture e religioni mediterranee.
Le musharabyya - tipiche strutture architettoniche arabe - sono delle grate di legno a maglie piccolissime che consentivano di rinfrescare gli ambienti grazie ad un naturale processo di ventilazione forzata. Alcune presentano una gabbietta aggettante in cui, attraverso uno sportellino interno, veniva collocata un'anfora con acqua o altra bevanda che, nelle notti estive, si manteneva fresca. Inoltre erano efficacissime nel proteggere le donne da occhi indiscreti in quanto consentivano loro di vedere senza essere viste.
La Sala principale (secondo livello) in origine era priva di copertura e attorniata da portici. La pioggia, agevolata dalla pendenza del pavimento, confluiva in una botola centrale da cui si dipartiva una canaletta che attraverso una successiva rete di "catusi" smaltiva le acque.

Le attuali colonne binate poggiano sulle millenarie basi del colonnato delle origini.
Foto di Nadine .
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