Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 22 aprile 2011.
I nuovi visitatori della Chiesa del Gesù (Casa Professa dei Gesuiti), nell'osservare le linee severe e poco appariscenti della facciata che domina Piazza Casa Professa non immaginano quali meraviglie si offriranno alla loro vista appena varcata la soglia: ogni parete, ogni arcata, ogni spazio si presenta, infatti, ricoperto da una fitta trama di ornamenti policromi, in un rincorrersi di marmi mischi, stucchi, statue e affreschi, nel consolatorio intento di riempire ogni vuoto (non solo fisico). La Chiesa, sorta sui resti di preesistenti edifici di culto, tra il XVI ed il XVII Sec. assunse la ricchissima veste che ancora oggi si può ammirare. La Cupola del tardo seicento, il transetto, parte della volta e alcune cappelle, seriamente danneggiate durante i bombardamenti dell'ultima guerra, sono state sottoposte ad accurato restauro. I Gesuiti vollero esaltare la grandiosità della loro sede chiamando ad abbellirla alcuni tra i più illustri artisti dell'epoca, tra cui ricordiamo i Serpotta, Gaspare Serenario, Antonio Grano, Ignazio Marabitti, Pietro Novelli, Gioacchino Vitagliano. La Chiesa è rimasta chiusa a lungo per lavori di recupero e conservazione. Riaperta ai fedeli ed all'ammirazione dei visitatori da poco tempo, offre la possibilità di ricevere interessanti notizie sulla storia e le opere d'arte del Tempio da un gruppo di gentili ciceroni che esprimendosi in diverse lingue guidano gli ospiti attraverso scalette e cunicoli che portano fino agli ambienti più nascosti del complesso, quali la Sagrestia, il serpottiano Oratorio del Sabato e la Cripta.
L'abside offre un vero festival di marmi mischi,
sculture in marmo ed in stucco che interpretano Cristo,
Maria, Santi, angeli, putti, figure allegoriche, rappresentazioni
bibliche a tutto tondo, affreschi di grande impatto cromatico.

Cappella dei SS. Martiri Giapponesi (2^ a destra)
Nella Cappella dei Martiri Giapponesi sono due splendide tele
barocche del "pittore reale" Pietro Novelli (1603-1647):
"San Giuseppe d'Agira guarisce un indemoniato".
Cappella del Sacro Cuore di Gesù.

Maria, Santi, angeli, putti, figure allegoriche, rappresentazioni
bibliche a tutto tondo, affreschi di grande impatto cromatico.
Sui quattro pilastri del Transetto
sono: Pietro (chiavi); Paolo (spada); Andrea (croce); Simone (sega).Nella Cappella dei Martiri Giapponesi sono due splendide tele
barocche del "pittore reale" Pietro Novelli (1603-1647):
"San Giuseppe d'Agira guarisce un indemoniato".
"San Paolo Eremita"
Cappella del Sacro Cuore di Gesù.
Cappella con Crocifisso ligneo (Sec. XVIII)
Cappella dei SS. Confessori.
Affresco eseguito, attorno al 1955, dopo
Le cappelle, impreziosite da marmi mischi,
intercomunicano attraverso un passaggio
che si snoda tra archi centrici.
(Cappella della Sacra Famiglia)
Nella lunetta: "Padreterno Benedicente"
(stucchi di Procopio Serpotta (1679-1755).
"Sacra Famiglia" di Antonio Grano (1660-1718).
che si snoda tra archi centrici.
(Cappella della Sacra Famiglia)
Nella lunetta: "Padreterno Benedicente"
(stucchi di Procopio Serpotta (1679-1755).
"Sacra Famiglia" di Antonio Grano (1660-1718).
Oltre la navata di destra ed il transetto si trova la Cappella di San Luigi Gonzaga
che per la sua ubicazione (unitamente alla Cappella della Sacra Famiglia) ricorda
il "Diaconico" degli antichi riti orientali. L'altorilievo è di Ignazio Marabitti (1719-1797).
La volta in cui, tra gli altri di recente rifacimento,
si possono ammirare i pochi affreschi settecenteschi,
opera di Filippo Randazzo, sfuggiti alla devastazione
delle bombe dell'ultima guerra.
si possono ammirare i pochi affreschi settecenteschi,
opera di Filippo Randazzo, sfuggiti alla devastazione
delle bombe dell'ultima guerra.
La cappella che ospita la "Madonna di Trapani" è decorata con marmi mischi. Ai lati della
nicchia due lastre composte, sul finire del'500, con marmi policromi
danno l'illusione ottica di colonne tortili tridimensionali (Camillo
Camilliani operante tra il 1574 ed il 1603).
Rosalia Novelli (n. 1628), figlia del grande Pietro è l'autrice dei dipinti sulle pareti laterali.
Rosalia Novelli (n. 1628), figlia del grande Pietro è l'autrice dei dipinti sulle pareti laterali.
La "Madonna di Trapani" splendida opera attribuita al Gagini (1478-1536).
Ai lati della nicchia con la Madonna di Trapani due affreschi di Rosalia Novelli (nata 1628):
"Annunciazione" e "Circoncisione di Gesù".
Tra i pochi affreschi di Filippo Randazzo (1695-1744)
rimasti intatti dopo i bombardamenti del 1943 viene
incluso da esperti quello della volta del presbiterio.
rimasti intatti dopo i bombardamenti del 1943 viene
incluso da esperti quello della volta del presbiterio.
CAPPELLA DI SANT'IGNAZIO DI LOJOLA
nrl 1875 dallo scultore e intagliatore palermitano
Salvatore Valenti (1835-1903).
La Cappella custodisce una enorme statua di "Santo Ignazio che vince l'eresia"
risalente al 1857 ca., opera di Gian Maria Benzoni (1809-1873).
Affresco del catino dell'abside del Cappellone di Sant'Ignazio.
Le quattro nicchie disposte simmetricamente nel transetto
ospitano le Sante palermitane: Rosalia; Agata; Ninfa; Oliva.
Compagnia di Gesù.
Cappellone DX del transetto. Sull'altare
"San Francesco Saverio" di Federico Spoltore.
Nella Cappella di San Francesco Saverio
un piccolo tenpio, in marmo bianco con parti
in agata, conserva reliquie del Santo.
in agata, conserva reliquie del Santo.
Particolare del manto di marmi mischi del presbiterio.
"Sacra Famiglia" pala d'altare della Cappella di Sant'Anna,
ubicata oltre l'ala sinistra del transetto in posizione tale
da ricordare la "Protesis" dei riti orientali.
"Sacra Famiglia" pala d'altare della Cappella di Sant'Anna,
ubicata oltre l'ala sinistra del transetto in posizione tale
da ricordare la "Protesis" dei riti orientali.
Nella Cappella di Sant'Anna, con paesaggio
in tarsie di marmo sullo sfondo, "Giocchino
e Anna in preghiera chiedono un figlio".
e Anna in preghiera chiedono un figlio".
Cappella di S'Ant'Anna: nella grande nicchia dagli evidenti intenti prospettici
insiste il gruppo scultoreo con Gioacchino ed Anna che ringraziano Dio
per aver dato loro la figlia Maria (al centro). Lo sfondo è realizzato
con tarsie marmoree policrome.
Cupola della Cappella di Sant'Anna affrescata da Pietro
Abside: " Il Sacerdote Achimelech offre i pani sacri a Re Davide" di Gioacchino
Vitagliano (1669-1739). In alto la Santa Vergine con Giovanni e Marco.
Nell'Abside, sopra l'ingresso che conduce

"Deposizione e Discesa di Cristo al limbo" (nel presbiterio).
La grande Cupola interamente ricostruita nel dopoguerra.
"L'Immacolata e San Francesco Borgia"

La navata centrale vista dall'abside.
Agli ornamenti delle navate lavorarono
Giacomo Serpotta (1656-1732)
ed il figlio Procopio (1679-1755).
Particolare della parete di fondo dell'aula.
Cupola della Cappella di Sant'Anna affrescata da Pietro
Novelli (1603-1647) con " Apoteosi della Sacra Famiglia".
Nel Vestibolo quattro piedistalli in marmi mischi
accolgono i simulacri di Giaele, Giuditta, Rebecca e Ruth.
Gruppo scultoreo dell'abside di Gioacchino Vitagliano (1669-1739):
"Abigail, donna saggia, placa con doni
le ire di Re Davide che vuole uccidere
suo marito Nabal."
Nel Vestibolo quattro piedistalli in marmi mischi
accolgono i simulacri di Giaele, Giuditta, Rebecca e Ruth.
Giuditta decapita Oloferne. A fianco, Rebecca con i figli Giacobbe ed Esaù.
Gruppo scultoreo dell'abside di Gioacchino Vitagliano (1669-1739):
"Abigail, donna saggia, placa con doni
le ire di Re Davide che vuole uccidere
suo marito Nabal."
Abside: " Il Sacerdote Achimelech offre i pani sacri a Re Davide" di Gioacchino
Vitagliano (1669-1739). In alto la Santa Vergine con Giovanni e Marco.
Nell'Abside, sopra l'ingresso che conduce
alla Sagrestia il gruppo scultoreo che
rappresenta "La Trinità" di Giocchino Vitagliano.
Sull'architrave Tondo con "l'Annunciazione".
rappresenta "La Trinità" di Giocchino Vitagliano.
Sull'architrave Tondo con "l'Annunciazione".
Sulle mensole le figure allegoriche di Fede e Carità.
Affresco del catino dell'abside principale.
Pannello allegorico dell'abside con la scritta sullo scudo ("Iustitia et pax osculatae sunt" - giustizia e pace si sono baciate) richiamata dall'azione dei due putti, sopra, che si scambiano un bacio.
Pregiato altorilievo dell'abside
"Abramo sacrifica il figlio Isacco"
"Deposizione e Discesa di Cristo al limbo" (nel presbiterio).
La grande Cupola interamente ricostruita nel dopoguerra.
L'originale cinquecentesco, distrutto dai bombardamenti
del 1943, recava affreschi di Gasare Serenario.
Cappella dell'Immacolata Concezione
del 1943, recava affreschi di Gasare Serenario.
Cappella dell'Immacolata Concezione
con profusione di marmi policromi.
"L'Immacolata e San Francesco Borgia"
tela seicentesca di Rosalia Novelli.
Affreschi parietali nella Cappella dell'Immacolata
Molti affreschi delle navate laterali
vengono attribuiti ad Antonio Grano (1660-1718).
Il pulpito del 1646 in marmi mischi sul
lato destro mediano della navata centrale.
lato destro mediano della navata centrale.
La navata centrale vista dall'abside.
Giacomo Serpotta (1656-1732)
ed il figlio Procopio (1679-1755).
"Sant'Ignazio e altri Santi"
di Filippo Randazzo (1692-1744).
di Filippo Randazzo (1692-1744).
Particolare della parete di fondo dell'aula.
Il timpano spezzato del portale d'ingresso
SAGRESTIA
Le pareti longitudinali della Sagrestia arredati
con preziosi armadi lavorati ad intaglio da
Gian Paolo Turini attorno al 1630.
Nella cappella un Crocifisso ligneo su reliquiario
di età barocca.
Pregevoli raffigurazioni su legno con angeli, putti e personaggi
protagonisti del Vecchio e Nuovo Testamento.
Intaglio con "Il sacrificio di Isacco".
Alcuni affreschi sulla volta della Sagrestia
attribuiti a Orazio Ferraro (1561-1643).
Medaglione con "La Vergine Maria e Sant'Ignazio".
La Sagrestia (lato ingresso).
Nei riquadri le effigi di Papi e Vescovi
di origine Palermitana.
Ottocentesco Fercolo ligneo.
Paliotto istoriato con pregevoli ricami.
Crocifisso ligneo dalla intensa espressione di dolore.
A lato statua in legno di San Michele Arcangelo.
Reliquiario argenteo.


alla navata principale con pregevoli opere
di Ignazio Marabitti (1719-1797):
" Cristo fanciullo" e " Angeli (sopra il timpano)".
Teatrini della parete di fondo aula
"Gesù dialoga con la donna Samaritana"
"Gesù ridà la vista al cieco"
di Gioacchino Vitagliano (1669-1739).
di Ignazio Marabitti (1719-1797):
" Cristo fanciullo" e " Angeli (sopra il timpano)".
Teatrini della parete di fondo aula
"Gesù dialoga con la donna Samaritana"
"Gesù ridà la vista al cieco"
di Gioacchino Vitagliano (1669-1739).
Il leone simbolo della natura bestiale dell'uomo si ammansisce con la venuta di Cristo.
SAGRESTIA
con preziosi armadi lavorati ad intaglio da
Gian Paolo Turini attorno al 1630.
Nella cappella un Crocifisso ligneo su reliquiario
di età barocca.
protagonisti del Vecchio e Nuovo Testamento.
attribuiti a Orazio Ferraro (1561-1643).
Nei riquadri le effigi di Papi e Vescovi
di origine Palermitana.
SALE MUSEALI
A lato statua in legno di San Michele Arcangelo.
CRIPTA
Leo Sinzi G.C.
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