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mercoledì 29 maggio 2019

Villa Napoli/Cuba Soprana


Chi l'avrebbe mai detto che, in occasione di una delle edizioni di "Palermo apre le porte - La scuola adotta la città", l'eloquio sicuro di alcuni scolaretti di 3^ elementare mi avrebbe reso edotto su origini, storia, architettura e arte di quell'edificio che nella seconda metà del secolo scorso e nella prima parte di quello che stiamo vivendo mi è capitato infinite volte di ammirare, sebbene malridotto, per le sue linee composite ed eleganti immerse nel verde degli agrumi, dei nespoli e di un centenario Ficus magnolioides che, con altre specie vegetali (anche esotiche), costituiscono il rigoglioso giardino  ai cui margini orientali  si trova, ancora intatto, un gioiellino d'epoca normanna. Sto parlando di Villa Napoli/Cuba Soprana con il vicino chioschetto del XII secolo noto ai palermitani come la Piccola Cuba o Cubula. La Villa si trova a poca distanza dalla Cuba Sottana di Corso Calatafimi, nell'area delimitata da Piazzetta Alfredo Coppola e dalle vie Giuseppe Arcoleo, Michele Titone, Aurelio Zancla e Francesco Speciale.

Nel sito dell'attuale villa, nel XII secolo sorgeva la Cuba (dall'arabo Qubba/Cupola) - detta Soprana per distinguerla dalla più grande Cuba Sottana - uno dei padiglioni nel quale il normanno Guglielmo II  e successori solevano riposare e sollazzarsi dopo la caccia nel Genoardo (Paradiso in Terra); parco reale ricco di lussureggiante vegetazione e selvaggina, percorso dal fiume Gabriele (dall'arabo Al Garbal - grotta irrigante) o meglio dalle acque sgorganti da una delle sue quattro sorgenti, la "Cuba" così chiamata per via della peschiera dell'omonimo edificio arabo-normanno in cui si riversava quel torrente nato all'ombra di Monte Caputo, oggi in Via Riserva Reale, nei pressi dell'Aeroporto di Boccadifalco.

Secoli dopo, su ciò che restava della Cuba Soprana venne realizzata una struttura fortificata - posta a difesa dei fondi agricoli - in cui gli storici avrebbero riconosciuto la cosidetta Torre Alfaina che qualche decennio più tardi sarebbe entrata nel patrimonio dell'aristocratica Famiglia dei Ventimiglia. Uno dei suoi esponenti, Giovanni, agli albori del '500, ottenne da Re Ferdinando il Cattolico la tenuta su cui insisteva tale fortificazione. Giovanni Ventimiglia, Governatore della Contea di Modica e Provveditore dei Castelli del Regno di Sicilia, ne fece una Villa di gusto rinascimentale - in essa incorporando la torre.

Ai Ventimiglia subentrarono i Galletti, Conti di Gagliano. Un illustre esponente di tale Famiglia, Lorenzo,  Governatore della Compagnia dei Bianchi, perse la vita, il 15-12-1590, per salvare quella del figlio finito in acqua in seguito al crollo del molo ligneo costruito per accogliere al Porto della Cala il Vicerè De Guzman (vedi post sulla Cripta di Santa Maria di Piedigrotta).

Nei primi anni del XVIII secolo, ne divenne proprietario il Principe Vincenzo Rao e Torres, membro del Senato palermitano nonché Maestro portulano. Don Vincenzo curò l'ampliamento del prestigioso edificio.

Nel 1756 (?) la Villa fu acquistata da Carlo Di Napoli, Giudice della Gran Corte e del Tribunale del Concistoro. L'insigne magistrato ne fece la sua residenza per la villeggiatura. La Famiglia Di Napoli  ne conservò il possesso fino al primo ventennio del '900 allorché Quintino Di Napoli la cedette allo Stato. Seguì un lungo periodo di utilizzazione impropria (deposito; fabbrica di tela) e di incuria con conseguenti atti di spoliazione e vandalismo.  Negli anni cinquanta venne acquisita dalla Regione Siciliana. Nel 1991 furono avviati i lavori di restauro che interessarono anche il giardino che fino a quel momento ospitava un vivaio.
L'attuale destinazione dello storico bene architettonico è alquanto incerta: se la memoria non mi inganna sarebbe dovuto entrare, a fini di capitalizzazione, nel patrimonio della FOSS Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana oppure far parte di un percorso turistico - all'interno di un rinato Genoardo (nei limiti delle possibilità urbanistiche) - che partendo dalla Zisa o dal Palazzo dello Scibene (Sec. XII) avrebbe fatto tappa alla Cuba Soprana per chiudersi  alla Cuba sottana.



Lo scalone seicentesco, di gusto barocco, si presenta con le eleganti rampe contrapposte chiuse da ringhiere a colonnine che si sviluppano sino al terrazzino balaustrato del piano nobile ove un portale semplice e squadrato immette nelle splendide sale affrescate da Vito D'anna (*1718 +1769), ritenuto uno dei più raffinati interpreti del rococò siciliano.
Al piano terra un vasto andito preceduto da tra archi centrici unisce i due ingressi di Via Speciale e di Via Titone.
L'edificio è movimentato dalle due ali costituite da corpi cubici avanzati che nel secondo ordine propongono delle logge con bifore. Queste, tampognate e finestrate, un tempo forse erano aperte. Al piano terra sono invece due ampi locali con volta ad arco, aperti sulla corte.



Particolari decorativi del prospetto.








Nell'angolo destro della corte è posizionata la Cappella. All'interno, di particolare pregio sono il coretto ligneo, gli stucchi in stile rococò, un altare e una splendida "Santa Rosalia" di Vito D'Anna. Dirimpetto è un piccolo edificio di pari volume e linee.


La Cuba Soprana - edificio voluto, per i suoi piaceri, da Guglielmo d'Altavilla detto il Buono - era rivolta ad oriente. Le linee del fronte principale dell'edificio arabo-normanno sono intuibili dall'osservazione del muro esterno dell'ala destra di Villa Napoli, liberato dalle sovrapposizioni in sede di restauro. Vi si riconoscono: nel primo ordine, una grande arcata ogivale in posizione centrale, dalla quale - presumibilmente - passava l'acqua della Sorgente "Cuba" del Gabriele prima di immettersi nel grande bacino artificiale al cui interno si trovava anche un'isoletta con la Cubula; nel secondo ordine, un alto arco a sesto acuto a doppia ghiera, affiancato su entrambi i lati da due piccoli archi che ne riprendono il disegno.







Il prospetto settentrionale presenta il portale centrale ed le altre numerose aperture chiuse da cornici barocche con decorazioni in stucco. Nel secondo ordine sono cinque balconi con ringhiere in ferro battuto sostenuti da poderose mensole.



La Cubula (Sec. XII) caratterizzata dalla rossa cupoletta arabeggiante e dai quattro fornici ad arco ogivale decorati con tre ghiere: l'intermedia è realizzata con bugne a cuscino. Il Chioschetto, a servizio della Cuba Soprana, era circondato dalle acque della peschiera reale.



 















SX: La foto di Leo Sinzi mostra l'interno della Piccola Cuba con la volta della cupoletta  realizzata in conci di arenaria perfettamente assemblati e poggiata sul  tamburo che reca nicchie angolari a struttura scalare alternate a ghiere decorative.
DX: L'altra foto del medesimo autore mostra un angolo del giardino di Villa Napoli. Al tempo di Guglielmo tale area era occupata dalla peschiera colma delle acque della Fonte "Cuba" che unitamente alle Sorgenti Gabriele, Nixio e Campofranco dava origine al Fiume Gabriele.


Cuba e Cubula  nell'interpretazione pittorica custodita presso il Villino Ida che fu residenza dell'Architetto del Liberty, Ernesto Basile.




Leo Sinzi (zio-silen)

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