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mercoledì 14 agosto 2019

Oratorio dei SS. Diecimila Martiri (1580)

In via Francesco Raimondo, dirimpetto la meglio conosciuta Chiesa di Sant'Agostino, si trova l'ex Oratorio dei SS. Dicimila Martiri, attualmente in stato di abbandono. Voluto nel 1580 dai Cavalieri Gerosolimitani, che avevano costituito la Compagnia dei Diecimila Martiri, presenta un gradevole prospetto barocco decorato con palme e gigli (simboli di martirio) ed all'interno del timpano spezzato un bassorilievo con Sant'Agacio, centurione romano convertitosi al cristianesimo dopo essere stato guidato da un angelo in una vittoriosa battaglia contro i pagani. Al rifiuto di effettuare sacrifici agli Dei venne crocifisso, nel 304, per ordine dell'Imperatore Romano Diocleziano. Con lui subirono il martirio i diecimila compagni, testimoni di eventi prodigiosi, che lo avevano seguito nella conversione e nelle battaglie.
















Leo Sinzi


AVVERTENZE: Gli scritti di questo Blog contengono informazioni che, ferma restando la buona fede dell'autore, potrebbero presentare qualche inesattezza. L'autore pertanto non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori riscontrabili nei post ed inoltre si riserva il diritto di aggiornare, modificare e cancellare i contenuti del Blog senza preavviso.




Riproduzione riservata

LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE

mercoledì 3 luglio 2019

Oratorio dei Terziari Secolari alla Gancia ed ex Convento Francescano (oggi Archivio di Stato)



Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 24.5.2011.


Il visitatore che in questo periodo, causa lavori di recupero e conservazione, trova sbarrato il portone della stupenda Chiesa di Santa Maria degli Angeli che domina il Cortile Gancia, può lenire la delusione attraversando il bel portico gotico-catalano che si apre sulla destra della Gancia stessa e godersi i pregiati affreschi cinquecenteschi del portico, il pozzo dalle linee armoniose e soprattutto le strette trame barocche che decorano l'Oratorio detto "dei Pescatori" per via dell'affresco con la scena evangelica della "Pesca miracolosa".
Il piccolo locale concesso dai Padri francescani, agli albori del '600, alla Congregazione dei Terziari Secolari che lo dedicarono a Santa Maria degli Angeli, presenta forma squadrata, priva di cappelle e (oggi) priva altari. L'attenzione di quanti ne varcano la soglia è immediatamente attratta dal vasto manto di stucchi e affreschi che secondo il gusto barocco copre le quattro pareti e la volta a botte senza soluzione di continuità.



SX: Il portale gotico catalano che dal Cortile Gancia immette nel chiostro dell'ex convento francescano. La pavimentazione del chiostro è costituita da ciottoli e piccole basole composte con motivi geometrici. Al centro è visibile il pozzo barocco.









Sull'architrave dei portali la scritta
"Oratorium Terziarorum".




















Al centro della volta un festone di stucco dorato incornicia l'affresco con la Vergine Maria che consegna l'Indulgenza a San Francesco. Gli affreschi vengono attribuiti a Vincenzo Bongiovanni che operò a cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo dipingendo, tra l'altro, "La Madonna di Guadalupe appare a Juan Diego" nella vicina Chiesa della Gancia.
Nella parete di sinistra, circondata dagli stucchi di Giuseppe Serpotta, la raffigurazione dell'episodio evangelico con San Pietro che riceve le chiavi da Cristo.


"Tentazione di San Francesco".


Sulla parete destra, tra putti, cavalli marini ed elementi vegetali (simbolici) realizzati -con tratto più raffinato di quello del fratello Giuseppe- dal grande Giacomo Serpotta (1656-1732), si trova l'affresco con "La pesca miracolosa".


"Estasi di San Francesco".


Un tratto della volta con i decori serpottiani.





Nella volta la raffigurazione
monocromatica di quattro re d'Israele.

Tra i personaggi coronati effigiati ricordiamo Saul e Davide, secondo re d'Israele.


.

Particolare del manto scultoreo di Giacomo Serpotta con
putti, cavalli marini e draghi.

Immerso in una fitta rete di stucchi il tondo
con San Francesco che riceve le stimmate.


"San Francesco sul carro di fuoco".


Le maioliche originali rivestono solo la parte centrale
del pavimento, attorno alla botola che conduce nel
sepolcro dei confrati.


La botola del Sepolcro dei membri
della Confraternita reca l'indicazione
dell' "anno domini MDCLXXX" (1680).

 Convento Francescano (oggi Archivio di Stato)
Confinante con l'Oratorio c'è un'ala dell'antico
convento francescano, oggi Archivio di Sato.

Affresco seicentesco - riconducibile alla bottega di Antonio Grano (1660-1718) - sulla parete corta del portico con "Albero genealogico dei Monaci francescani dell'Ordine dei Minori della Sicilia".


 

 















 

 


Cristo porge la Regola a Francesco.


Leo Sinzi



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venerdì 26 aprile 2019

Oratorio di Santa Cita

L'Oratorio del Rosario di Santa Cita, unitamente all'Oratorio di San Lorenzo, rappresenta la massima espressione del genio artistico di Giacomo Serpotta. Nessuna foto può rendere l'emozione del visitatore che direttamente posa lo sguardo sulle figure che emergono dagli spazi parietali: grazie alla cura del maestro stuccatore palermitano per le espressioni, gli sguardi, i gesti, gli atteggiamenti, esse sembrano prendere vita, intessendo un fitto dialogo tra loro e con gli astanti.
Fu costruito nella seconda metà del Seicento. Committente: la Compagnia del Rosario, nata circa un secolo prima per dedicarsi all'assistenza dei bisognosi ed alla preghiera in remissione dei peccati. A realizzare l'addobbo decorativo, riccamente barocco, venne chiamato il grande Serpotta, che tra il 1685 ed il 1718 (gli ultimi due anni dedicati ai decori del presbiterio) diede vita ad un'opera che coniuga la bellezza terrena (spesso espressa secondo i canoni del nascente stile rococò) e l'umanità di putti e figure muliebri con i continui richiami al trascendente, a Cristo ed ai Misteri.
Durante i recenti lavori di restauro sono stati rinvenuti sulle pareti dell'Oratorio pregevoli disegni preparatori del Serpotta.
L'Oratorio è attiguo alla Chiesa di Santa Cita - San Mamiliano.








SX: Il Presbiterio e la parte anteriore dell'aula.
DX: Affresco settecentesco di Vincenzo Bongiovanni. - Assisa sull'Arco Trionfale la figura muliebre allegoria della "Fede".


La pala dell'altare neoclassico reca "La Madonna del Rosario" di Carlo Maratta o Maratti (*1625- +1713).



SX:  In piedi sulla mensola, "Ester", figura che racconta (Libro di Ester) l'episodio biblico con protagonista la moglie del re persiano Assuero che, grazie all'incrollabile fede in Dio, salvò il popolo ebraico dal crudele generale Aman che ne aveva deciso il genocidio. - Nel teatrino prospettico: "Gesù nel Tempio".
DX: Sulla mensola, "Guditta", reinterpretata in abiti settecenteschi. Allegoria - dal Libro di Giuditta - del debole che con la Fede nel Signore prevale sul forte e malvagio (Oloferne, la cui testa decapitata giace ai piedi della donna). - Nel teatrino prospettico: "Crocifissione"


I MISTERI GLORIOSI E LA BATTAGLIA DI LEPANTO

Sulla parete di fondo, un manto retto da un gran numero di putti fa da sfondo alla rappresentazione dei Misteri Gloriosi. Al centro spicca il rilievo con la Battaglia di Lepanto. Sotto, seduti sull'architrave, due fanciulli appartenenti alle opposte fazioni, testimoniano con il loro aspetto dimesso, la crudeltà della guerra che sempre punisce sia i vincitori che i vinti.





SX: La "Battaglia di Lepanto" combattuta tra vascelli cristiani e turchi e vinta dai primi per intercessione della Santa Vergine. Simboleggia la vittoria della Fede.
DX: Nel riquadro in alto, rilievo con "Incoronazione della Santa Vergine Maria".



SX.b:" Resurrezione di Cristo"
DX.a: "Gesù ascende in cielo quaranta giorni dopo la resurrezione".




SX.a: "Assunzione in corpo ed anima di Maria in Cielo"
DX.b: "La Pentecoste (discesa dello Spirito Santo, 50 giorni dopo la Pasqua, sulla Chiesa nascente in Gerusalemme).






I MISTERI GAUDIOSI

"Annunciazione", "Visitazione", "Natività",
"Presentazione di Gesù al Tempio".




Nell'immagine, le figure allegoriche che
rappresentano la "Pace" a SX e la "Legge" a Dx.



Il primo "teatrino" della parete SX reca " L'Annunciazione".
La figura allegorica a sinistra rappresenta " L'Accoglienza".
Nei due teatrini si racconta: l' "Annunciazione" e "Maria visita Elisabetta". Sedute sulla mensola: figura muliebre, suonatrice di liuto, affiancata da un agnello che richiama la Mansuetudine ed Angelo che reca una cornucopia.



SX: Nel "teatrino" la "Natività".
I putti sulle mensole sono effigiati nell'atto, giocoso, di imitare la scena rappresentata sotto di loro.
DX: Teatrino con "Presentazione di Gesù al Tempio".



I MISTERI DOLOROSI

Nella parete Sx: "Gesù nell'orto del Getsemani",
"Flagellazione", "Imposizione della corona di spine",
"Ascesa al Calvario", "Crocifissione".







SX: L'altorilievo incorniciato dal "teatrino" racconta l'episodio di Gesù nell'Orto del Getsemani.
DX: "La flagellazione"



SX: "Imposizione della corona di spine sul capo di Gesù".
DX: "Teatrino" con "La Veronica che asciuga con il suo velo il volto di Gesù durante l'ascesa al Monte Calvario" ed, in chiusura, "la Crocifissione".



SX: Le figure allegoriche rivolgono lo sguardo l'una verso l'altra a sottolineare la continuità del racconto evangelico.
DX: Particolare della parte superiore dell'addobbo decorativo.



SX: Angiolini adagiati sopra realistici festoni di fiori e frutti.
DX: Nella foto, il "Telamone" che sostiene uno dei capitelli ai lati degli ingressi. In basso è visibile un tratto dello panche in legno d'ebano ricche di artistici intarsi in madreperla. Tali sedili, durante le cerimonie, erano riservati ai Confrati.


La serpe che emerge da una cornice è (con la lucertolina)
il simbolo con cui Giacomo Serpotta solitamente firmava
le sue opere più importanti.



L'ANTIORATORIO

Portale in pietra di Giuseppe Giacalone (1606).





SX: Splendidi simulacri della Madonna del Rosario e di San Domenico. DX: Tela con Gesù che salva Pietro dalle acque.



Sopraporta con dipinto floreale.





SX: Affreschi neoclassici sulla volta (1782). I due angiolini al centro reggono lo stemma della Compagnia del Rosario.
DX: Affreschi con motivi vegetali ed animali sulla volta a specchio dell'antioratorio. Nel tondo: Sant'Agata.



SX: "Santa Rosalia", amata patrona dei palermitani. DX: Tondo realizzato a fresco con "Sant'Anna".



Sotto il tondo con Sant'Oliva si legge il 1782 quale anno
di realizzazione degli affreschi.






SX: Sopraporta con edifici classici e paesaggio. DX: Veduta marina dipinta nel sopraporta.



L'ESTERNO

L'ingresso dell'Oratorio di Santa Zita ("Cita" in dialetto toscano), alquanto sobrio, non lascia immaginare al visitatore il fastoso apparato decorativo interno. Il progetto viene attribuito all'Architetto Nicolò Peralta attivo verso la metà del '700.



I decori barocchi del portale esterno.
Sul timpano lo stemma della Compagnia
del Rosario su cui campeggia un tralcio di rose.





Lo scalone in marmo che conduce all'antioratorio reca questo affresco con la "Madonna del Rosario e Santi Domenicani".




SX: Loggetta aperta sul vano scala dalla quale si intravede l'affresco con la Madonna del Rosario.
DX: Loggiato risalente alla fine del cinquecentesco, a duplice ordine, con archi a pieno centro su colonne doriche. Dal giardino si può accedere all'attigua Chiesa di Santa Cita - San Mamiliano











SX: Portale in pietra di Giuseppe Giacalone (1686) affiancato dal busto marmoreo di Giacomo Serpotta (10 marzo 1656- 27 febbraio 1732), posto  in ricorrenza del bicentenario della morte.
DX: Prospetto posteriore.


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 Leo Sinzi (zio-silen)


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