Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 21.05.2011.
Ho voglia di frìttula e sfinciùni. Uno dei mille posteggiatori del Centro città mi indirizza al Capo. Nel bel mezzo dello storico Mercato, quasi nascosto tra multicolori bancarelle e "putie", mi imbatto in un vero gioiello dell'arte sacra che - scoprirò qualche minuto più tardi - risponde alla denominazione di Chiesa dell'Immacolata Concezione. L'edificio di culto - spiegano due giovani guide dall'eloquio forbito - limitatamente all'attuale sacrarium - faceva parte di un complesso architettonico dominato dal convento benedettino sorto nel 1576 per volere della nobildonna Laura dei Ventimiglia. Il monastero, nel 1866, con lo spirare del vento anticlericale che seguì l'unità d'Italia, venne confiscato e trasformato in sanatorio. Fu demolito nel 1932 dai governanti dell'epoca per far posto al nascente Palazzo di Giustizia. La Chiesa assunse gli attuali volumi tra il 1605 ca. ed il 1612.
Salgo i pochi gradini che separano le "balate" del Capo dall'ingresso del tempio e... stento a credere ai miei occhi: un rincorrersi di statue, putti, fregi dorati, decori, marmi policromi che in un gioco di tarsie ad incastro realizzano i cosiddetti "paliotti" con mirabili scene, meravigliosi dipinti e preziosi affreschi.
I ciceroni in erba continuano nel loro illuminante racconto. Così apprendo che tra gli insigni artisti dell'epoca che hanno contribuito alla realizzazione del meraviglioso addobbo in stile barocco fiorito vi furono Carlo D'Aprile, Vincenzo Guercio (padre del più famoso Gaspare), Baldassarre Pampillonia, Nicastro Di Giovanni, Filippo D'Edia e altri.
Particolare del portale barocco, in pietra, con il timpano
spezzato raccolto in volute e sotto la cornice,
a rilievo, la testa di un angiolino dalla quale
si dipartono due festoni.
a rilievo, la testa di un angiolino dalla quale
si dipartono due festoni.
Nella foto, i rinfianchi dell'arco trionfale del Cappellone principale ricchi di decorazioni, con colonnine binate disposte simmetricamente, frutto della genialità artistica di Carlo D'Aprile (1621-1668) ed altri grandi scultori. La navata unica è ricca di marmi mischi, pietre nobili e statue di Santi, secondo il gusto barocco. Quattro le Cappelle dalla profondità appena accennata, due per lato.

Due cherubini, ai lati dell'arco trionfale, reggono le mitrie vescovili.
Sull'altare maggiore "Immacolata Concezione"
di Pietro Novelli detto il Monrealese (1603-1647)
che curò altresì la progettazione dell'addobbo
decorativo del presbiterio.
L'Immacolata Concezione del Novelli è fiancheggiata
da angeli di mirabile fattura attribuiti a Carlo D'Aprile.
La cupola del presbiterio con i suoi otto spicchi
che recano altrettante finestrelle di forma ellittica
nonché affreschi con gli Evangelisti
e Angiolini in stucco.
Uno dei due stemmi del presbiterio
che curò altresì la progettazione dell'addobbo
decorativo del presbiterio.
da angeli di mirabile fattura attribuiti a Carlo D'Aprile.
La cupola del presbiterio con i suoi otto spicchi
che recano altrettante finestrelle di forma ellittica
nonché affreschi con gli Evangelisti
e Angiolini in stucco.
Uno dei due stemmi del presbiterio
in onore di Flavia Maria d'Aragona,
Badessa dell'attiguo convento,
vissuta al tempo dell'addobbo del
cappellone (Sec. XVII).
Altare ornato da colonne tortili con Santa Rosalia.
Ai lati i Santi Idelfonso di Toledo e Pietro Damiani
(vescovo e dottore della Chiesa).
(vescovo e dottore della Chiesa).
Patrona di Palermo, scolpita dal genovese
Carlo D'Aprile (1621-1668).
Angiolini sull'arco della Cappella di Santa Rosalia
recano oggetti simbolici.
Particolare degli ornamenti sul fianco destro dell'aula.
In primo piano Santo Idelfonso di Toledo.
Nella nicchia in alto a Dx: il Santo gesuita Francesco Saverio. Ai lati, angiolini con oggetti simbolo di Cristo e dell'Ordine Gesuita. Reggono, inoltre, il famoso granchio con un crocifisso tra le chele: il crostaceo, secondo la leggenda, avrebbe ripescato dal fiume la croce del Santo.
La pregevole scultura - informa il giovane accompagnatore - viene attribuita a Vincenzo Guercio.
Angiolini con oggetti simbolici.
di Giuseppe Velasquez (1750-1827) del 1775
con San Benedetto che distrugge gli idoli.
Opera attribuita a Domenico Magrì e Filippo D'Edia.
la rappresentazione del Trionfo del Santo.
Sulla mensola sorretta da un serafino si legge:
"San Bemba Re". Sovrano illuminato
dall'Immacolata Concezione.
Sulle mensole le statue dei Santi Umberto di Maroilles,
Lotario Imperatore e monaco e del palermitano Agatone Papa.
Nella nicchia al disopra della cappella dell'Immacolata
è posta la statua di Sant'Ignazio di Loyola
fondatore dell'Ordine dei Gesuiti.
Nella prima Cappella a Sx "Madonna Libera Infermi"
tra le statue dei Santi Anselmo (vescovo e dottore della Chiesa)
e Umberto di Maroilles, poste su mensole.
della Madonna Libera Infermi (1635)
forse realizzata dalla mano di Gaspare
Guercio (1611-1679). (Alcuni studiosi
attribuiscono l'opera ad altri scultori, tra
cui il meno conosciuto padre di Gaspare,
Vincenzo Guercio).
realizzato da Nicastro Di Giovanni e Giovan Battista Firrera
quale decoro dell'altare dedicato alla Madonna Libera Infermi.
quale decoro dell'altare dedicato alla Madonna Libera Infermi.
dai pregevoli intagli (Sec. XVIII).
della "Fonte della vita", ai piedi del Crocifisso.
Opera attribuita a Domenico Magrì e Filippo D'Edia.
Considerata protettrice del quartiere
viene festeggiata la terza domenica di
maggio ed il fercolo portato in processione
dai membri della Confraternita fondata nel 1887.
Particolare dei meravigliosi lampadari
in ferro battuto impreziositi da migliaia
di gocce in cristallo.
Fercolo che ospita il plastico gruppo scultoreo
con la Madonna del Lume. Alle sue spalle
l'organo con la raffinata cornice lignea intagliata ed il
palco protetto da una ringhiera dai motivi floreali.
l'organo con la raffinata cornice lignea intagliata ed il
palco protetto da una ringhiera dai motivi floreali.
La volta a botte affrescata da Olivio Sozzi nel 1738.
Nei pennacchi sono le effigi dei Padri fondatori
degli Ordini religiosi (vedi le tre foto che seguono).
degli Ordini religiosi (vedi le tre foto che seguono).
L'affresco di Olivio Sozzi (1690-1765)
"Giuditta e Oloferne" sovrasta l'arco del presbiterio.
Volta: affresco di Olivio Sozzi
Particolare dell'affresco del Sozzi sulla volta:
Volta: affresco di Olivio Sozzi
"Le Virtù cardinali uccidono il serpente".
Angeli ornamentali ai lati delle finestre,
(chiuse da artistiche grate in ferro battuto)
alle quali si affacciavano le monache del convento.
Il coro delle monache di clausura chiuso da una inferriata
(chiuse da artistiche grate in ferro battuto)
alle quali si affacciavano le monache del convento.
e retto da quattro colonne di marmo del palermitano Monte Billiemi
su cui poggiano gli archi progettati nella seconda metà del '600
dall'architetto gesuita Paolo Amato che curò anche le modifiche
al prospetto con l'apertura del finestrone semicircolare .
Affresco sulla volta del coro.
Sottocoro
su cui poggiano gli archi progettati nella seconda metà del '600
dall'architetto gesuita Paolo Amato che curò anche le modifiche
al prospetto con l'apertura del finestrone semicircolare .
Affresco sulla volta del coro.
Sottocoro
- La volta del sottocoro DX, con Santi e rappresentazioni simboliche, affrescata, secondo alcuni studiosi, nei primi anni del '700, da pittore riconducibile alla bottega del Borremans.
- Nella foto a destra è visibile il dipinto con San Benedetto e sua sorella Santa Scolastica (lato Dx della controfacciata).
della vita di San Benedetto, sulla controfacciata Sx.
Sull'estrema sinistra è visibile uno dei due palchi
con ringhiera in ferro dorato.
Sull'estrema sinistra è visibile uno dei due palchi
con ringhiera in ferro dorato.
Il prospetto in stile barocco romano quasi nascosto dalle bancarelle del mercato e la Chiesa dell'Immacolata incorniciata da Porta Carini (in primo piano).
Leo Sinzi
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