Chiesa di Maria SS. della Purificazione, interna all'Albergo delle Povere.
L'edificio di culto - prospicente il cortile d'accesso al Real Albergo dei Poveri - risale all'ultimo scorcio del XVIII secolo. Il prospetto barocco - in pietra da taglio - si presenta alquanto dinamico nel rincorrersi delle linee ardite da cui emergono le cornici aggettanti, le colonne in marmo di Billiemi (doriche nel primo ordine e ioniche nel secondo), le nicchie, il portale con trabeazione recante un fregio dalle geometriche metope, il timpano arcuato e spezzato al pari di quello sommitale (triangolare) che mostra al centro un oculo ovale, gli orologi dei due armoniosi campanili, i vasotti laterali.
Il complesso che accoglie la chiesa si deve all'abilità architettonica del Furetto, regnante Carlo, padre del succitato Ferdinando, del Marvuglia e del Puglia.
Il gruppo scultoreo di scuola serpottiana posto sopra l'arco di trionfo è percorso da un cartiglio con il salmo che richiama la precipua missione del Real Albergo: "Pauperes Saturabo Panibus" (Sazierò di pane i poveri). Sopra il tabernacolo una mensola sostiene l'immagine di Santa Maria della Purificazione (seconda metà XVIII secolo) in cornice ovale - dai richiami barocco-rococò - corredata di simbolo mariano.
La cupola, disegnata a spicchi, culmina in un lanternino. Le due ali del
transetto - chiuse da inferriata e rosta - offrono originali soluzioni
architettoniche quali il doppio coro sovrapposto, i balconi angolari e
la tribunetta.
Gli altari laterali, in marmi policromi, sono decorati, a rilievo, con una corona d'alloro posta al centro del fronte a simboleggiare la gloria, l'immortalità dell'anima, il martirio. Due candide conchiglie alle estremità ricordano la vita, la resurrezione, la purificazione dal peccato (legata all'acqua). La conchiglia inoltre è emblema mariano in quanto portatrice, bianca e pura, della perla (Cristo). E poi come dimenticare la capasanta della Galizia cucita sull'abito dei pellegrini in cammino verso Santiago di Compostela.
Due aperture ovali con schermatura di ottone sono visibili ai fianchi degli altari: consentivano alle ospiti dell'Albergo di confessarsi evitando ogni contatto con il sacerdote.
La foto sopra mostra la volta a botte movimentata da vele e festoni che avvolgono le finestre. Sui cornicioni longitudinali si aprono una serie di palchi protetti da parapetto in ferro battuto, dai quali gli ospiti del Ricovero - specialmente gli orfanelli (divisi per sesso) - assistevano alle funzioni religiose.
Le porticine sotto i balconi conducevano a due locali di servizio.
Lapide dedicata a Francesco Paolo Gravina, Principe dei Palagonia (*1800 +1854) in ricordo della chiusura - il 30 ottobre 2000 - del processo di beatificazione.
Leo Sinzi
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