Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 20/11/09.
La Chiesa di San Giorgio in Kemonia è ubicata in via dei Benedettini 16, proprio a fianco della normanna Chiesa di San Giovanni degli Eremiti. Anticamente nelle sue vicinanze scorreva il Kemonia (fiume del maltempo), da cui prese il nome. Negli anni cinquanta il Cardinale Ruffini, sensibile alle pene delle recluse nel dirimpettaio Carcere delle Benedettine, decise di dedicarla a S. Giuseppe Cafasso, Patrono dei carcerati.
L'immagine di Leo Sinzi mostra l'ex Carcere delle Benedettine prima di essere restaurato e trasformato in campus universitario.
La Chiesa, dalle linee barocche, - informa una gentile Guida e qualche strategico cartello didascalico - sorse nel 1765 sulle fondamenta di un preesistente luogo di culto risalente al IV Sec.. Al suo fianco sinistro si erge in tutta la sua mole il settecentesco Palazzo Marrozzo della Rocca, ex Monastero dei Benedettini Bianchi di Monte Oliveto, ristrutturato da poco, nel quale nella seconda metà dell'ottocento sono stati creati degli alloggi per militari; destinazione che conserva tutt'ora. L'interno del tempio, in stile neoclassico, ospita pregevoli dipinti e, nell'abside, stucchi attribuiti a Giovan Maria Serpotta.
Navata unica in stile neoclassico sulla quale si aprono sei cappelle lungo i muri longitudinali, decorate con stucchi bianchi e dorati tipici del nascente stile rococò.
La volta del Transetto reca dipinta, in trompe-l'oeil, una falsa cupola.

SX: La volta a botte dell'aula seminascosta da una rete
di protezione in attesa dei restauri.
DX: Affresco settecentesco di Giuseppe Tresca (1710-1795):
La Santa Vergine dona lo scapolare a San Benedetto.


Altare maggiore decorato con bassorilievi
dorati recanti scene bibliche.
Tabernacolo realizzato con marmi mischi.
Stucchi di Giovanni Maria Serpotta
sulla parete di fondo dell'abside.
Ovali sulle pareti laterali dell'abside. Autore: Giuseppe Tresca
di protezione in attesa dei restauri.
DX: Affresco settecentesco di Giuseppe Tresca (1710-1795):
La Santa Vergine dona lo scapolare a San Benedetto.
Altare maggiore decorato con bassorilievi
dorati recanti scene bibliche.
Tabernacolo realizzato con marmi mischi.
Stucchi di Giovanni Maria Serpotta
sulla parete di fondo dell'abside.
Ovali sulle pareti laterali dell'abside. Autore: Giuseppe Tresca
Ala destra del Transetto: "Spasimo" (1661) di anonimo siciliano. Copia
dell'omonimo dipinto di Raffaello che si può ammirare al Museo del Prado
di Madrid.
La "Vara" con il Crocifisso nell'ala sinistra del transetto.
SX: "Santa Francesca Romana porge il
Bambino alla Madonna" Sec. XVIII. DX: "San Giorgio", tela attribuita a G. Tresca (Sec. XVIII). Sotto l'altare, teca con "Cristo morto".
Santa Rosalia in una grotta ricavata sotto il primo altare a sinistra.
A destra: Crocifisso ligneo seicentesco su reliquiario, realizzato da Giuseppe Marabitti.
SX: San Benedetto, tra i fondatori dell'Ordine benedettino, riceve la veste. SX: Nella Cappella dell'Immacolata anche questo monumento funebre in memoria di Rosalia Colonna di Ventimiglia.
SX: Simulacro dell'Immacolata (seconda Cappella a sinistra). DX: Altare laterale in marmi mischi che accoglie il simulacro dell'Immacolata.
Due colonne ai lati dell'ingresso reggono il palchetto con l'organo.
PALAZZO MAROZZO DELLA ROCCA
Il Monastero dei Benedettini Bianchi di Monte Oliveto a far data dal 1866 è stato trasformato in alloggi a disposizione delle Forze Armate. I provvedimenti di confisca furono espressione della ventata anticlericale che cominciò a spirare dopo l'unità d'Italia). Il Palazzo, con la nuova destinazione, che permane tutt'ora, ha assunto il nome dell'insigne Architetto militare, Marrozzo della Rocca. Dal massiccio corpo dell'edificio emerge, a ridosso della chiesa, il portale in stile classico chiuso dal frontone a linee spezzate.
Il magnifico scalone in marmo rosso progettato dal Sacerdote e Architetto del Senato Palermitano Nicolò Palma (1694-1779), nipote del carmelitano Andrea Palma, anch'egli famoso architetto
Tarsie in marmo bianco disegnano geometrie
nel marmo rosso della monumentale scala
L'ultima rampa dello scalone avvolto da linee suggestive.
Il soffitto dello scalone è impreziosito dal bellissimo affresco settecentesco che racconta dei Benedettini bianchi che, in compagnia degli angeli, ascendono al Cielo ove sono accolti da Gesù e Maria.
La scala del Palma conduce fino alla grande
terrazza aperta su Villa d'Orleans.
Dal terrazzo è possibile ammirare quel che resta del giardino un tempo chiuso tra il Convento e le mura cittadine. In tale terreno i Monaci Benedettini coltivavano erbe curative che debitamente trattate rifornivano il vicino Ospedale Grande di Palazzo Sclafani.
CAMPANILE
Lapide posta all'imbocco della Via Porta di Castro (antico letto del Torrente Kemonia che, ad ogni pioggia, tenta di riprenderselo), a pochi passi
dalla Chiesa di San giorgio in Kemonia.
Leo Sinzi
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