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lunedì 27 dicembre 2021

CHIESA DI SAN GIORGIO IN KEMONIA E PALAZZO MARROZZO DELLA ROCCA



Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 20/11/09.

La Chiesa di San Giorgio in Kemonia è ubicata in via dei Benedettini 16, proprio a fianco della normanna Chiesa di San Giovanni degli Eremiti. Anticamente nelle sue vicinanze scorreva il Kemonia (fiume del maltempo), da cui prese il nome. Negli anni cinquanta il Cardinale Ruffini, sensibile alle pene delle recluse nel dirimpettaio Carcere delle Benedettine, decise di dedicarla a S. Giuseppe Cafasso, Patrono dei carcerati.

L'immagine di Leo Sinzi mostra l'ex Carcere delle Benedettine prima di essere restaurato e trasformato in campus universitario.

 La Chiesa, dalle linee barocche, - informa una gentile Guida e qualche strategico cartello didascalico - sorse nel 1765 sulle fondamenta di un preesistente luogo di culto risalente al IV Sec.. Al suo fianco sinistro si erge in tutta la sua mole il settecentesco Palazzo Marrozzo della Rocca, ex Monastero dei Benedettini Bianchi di Monte Oliveto, ristrutturato da poco, nel quale nella seconda metà dell'ottocento sono stati creati degli alloggi per militari; destinazione che conserva tutt'ora. L'interno del tempio, in stile neoclassico, ospita pregevoli dipinti e, nell'abside, stucchi attribuiti a Giovan Maria Serpotta.

Prospetto su via dei Benedettini.
Il portale presenta un timpano spezzato
dalle sobrie linee.


Navata unica in stile neoclassico sulla quale si aprono sei cappelle lungo i muri longitudinali, decorate con stucchi bianchi e dorati tipici del nascente stile rococò.



La volta del Transetto reca dipinta, in trompe-l'oeil, una falsa cupola.



SX: La volta a botte dell'aula seminascosta da una rete
di protezione in attesa dei restauri.


DX: Affresco settecentesco di Giuseppe Tresca (1710-1795):
La Santa Vergine dona lo scapolare a San Benedetto.










  Altare maggiore decorato con bassorilievi
dorati recanti scene bibliche.
 Tabernacolo realizzato con marmi mischi.


Stucchi di Giovanni Maria Serpotta
sulla parete di fondo dell'abside.























 Ovali sulle pareti laterali dell'abside. Autore: Giuseppe Tresca





Ala destra del Transetto: "Spasimo" (1661) di anonimo siciliano. Copia dell'omonimo dipinto di Raffaello che si può ammirare al Museo del Prado di Madrid.




La "Vara" con il Crocifisso nell'ala sinistra del transetto.






SX: "Santa Francesca Romana porge il
Bambino alla Madonna" Sec. XVIII.  DX:  "San Giorgio", tela attribuita a G. Tresca (Sec. XVIII). Sotto l'altare, teca con "Cristo morto".



Santa Rosalia in una grotta ricavata sotto il primo altare a sinistra.





A destra: Crocifisso ligneo seicentesco su reliquiario, realizzato da Giuseppe Marabitti.



 SX: San Benedetto, tra i fondatori dell'Ordine benedettino, riceve la veste. SX: Nella Cappella dell'Immacolata anche questo monumento funebre in memoria di Rosalia Colonna di Ventimiglia.



SX: Simulacro dell'Immacolata (seconda Cappella a sinistra).  DX: Altare laterale in marmi mischi che accoglie il simulacro dell'Immacolata.



Due colonne ai lati dell'ingresso reggono il palchetto con l'organo.


PALAZZO MAROZZO DELLA ROCCA
Il Monastero dei Benedettini Bianchi di Monte Oliveto a far data dal 1866 è stato trasformato in alloggi a disposizione delle Forze Armate. I provvedimenti di confisca furono espressione della ventata anticlericale che cominciò a spirare dopo l'unità d'Italia). Il Palazzo, con la nuova destinazione, che permane tutt'ora, ha assunto il nome dell'insigne Architetto militare, Marrozzo della Rocca. Dal massiccio corpo dell'edificio emerge, a ridosso della chiesa, il portale in stile classico chiuso dal frontone a linee spezzate.




Il magnifico scalone in marmo rosso progettato dal Sacerdote e Architetto del Senato Palermitano Nicolò Palma (1694-1779), nipote del carmelitano Andrea Palma, anch'egli famoso architetto


 Tarsie in marmo bianco disegnano geometrie 
nel marmo rosso della monumentale scala


 L'ultima rampa dello scalone avvolto da linee suggestive.


 Il soffitto dello scalone è impreziosito dal bellissimo affresco settecentesco che racconta dei Benedettini bianchi che, in compagnia degli angeli, ascendono al Cielo ove sono accolti da Gesù e Maria.


 La scala del Palma conduce fino alla grande 
terrazza aperta su Villa d'Orleans.


Dal terrazzo è possibile ammirare quel che resta del giardino un tempo chiuso tra il Convento e le mura cittadine. In tale terreno i Monaci Benedettini coltivavano erbe curative che debitamente trattate rifornivano il vicino Ospedale Grande di Palazzo Sclafani.




CAMPANILE
SX: Parte apicale del Campanile. DX: La Cattedrale vista dal Campanile di San Giorgio.


Scala all'interno del Campanile.



















Lapide posta all'imbocco della Via Porta di Castro (antico letto del Torrente Kemonia che, ad ogni pioggia, tenta di riprenderselo), a pochi passi
dalla Chiesa di San giorgio in Kemonia.


Leo Sinzi 

 AVVERTENZE: Gli scritti di questo Blog contengono informazioni che, ferma restando la buona fede dell'autore, potrebbero presentare qualche inesattezza. L'autore pertanto non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori riscontrabili nei post ed inoltre si riserva il diritto di aggiornare, modificare e cancellare i contenuti del Blog senza preavviso. 



 
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LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE


















venerdì 22 ottobre 2021

Chiesa di Sant'Agostino (detta anche "Chiesa di Santa Rita")


Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 15.8.2010.

La Via Francesco Raimondo, prima di aprirsi su Piazza Monte di Pietà, reca sulla sinistra la splendida Chiesa di Sant'Agostino. Entro. un gentile cicerone (forse il sacrestano?) mi fornisce le preziose notizie storico-artistiche che riverso in questo post.
Voluta dalle nobili Famiglie Chiaramonte e Sclafani, l'edificio di culto fu realizzato nel tardo duecento con lo stile rigoroso rintracciabile nei due prospetti. Nei primi anni del settecento l'interno della Chiesa subì una radicale rivisitazione alla quale fu chiamato il grande Giacomo Serpotta (1656-1732) per curarne il complesso ornamentale con i suoi raffinati stucchi. Particolarmente apprezzati gli altorilievi incorniciati dalle lunette che sovrastano gli altari parietali. Il tempio, oltre alle opere serpottiane conserva i lavori di insigni artisti quali il Marabitti, Lo Zoppo di Gangi, Antonio Grano ed altri. Attiguo alla Chiesa un chiostro cinquecentesco il cui progetto viene attribuito a Vincenzo Gagini, figlio del più famoso Antonello.



SX: Il portale principale, con richiami di gusto romanico, decorato ad intarsi ed il raffinato rosone con colonnine che si dipartono a raggiera dal medaglione centrale recante la figura dell'Agnus Dei.
DX: Stemma della Famiglia Sclafani (le due gru che si guardano) presente sulla facciata.


Il campanile sul prospetto laterale
di Via Sant'Agostino.

L'interno della Chiesa a navata unica con i mirabili stucchi del Serpotta.



SX: L'altare di San Giovanni in marmi policromi.
DX: San Giovanni e il miracolo del pozzo.









SX: Altare di San Guglielmo.
DX: Episodio della vita di San Guglielmo.




Madonna del parto.




 
Beato Giovanni Reatino E Beata Cristina



Beata Caterina




SX: Altare di San Sebastiano.
DX: Donne lavano San Sebastiano morente.




 
Allegorie della Mansuetudine (SX) e della Carità (DX)




SX: Altare di Santa Monica.
DX: Disputa di Sant'Agostino.




SX: Altare di San Tummaso e
Pulpito ligneo intarsiato del settecento.
DX: Episodio vita di San Tommaso.




Cantoria in legno scolpito e dorato.




 
 Sant'Agostino e la Beata Clara



SX: L'altare del Crocifisso.
Alle sue spalle un reliquiario di gusto barocco.
L'dicola di marmo che fa da cornice risale al cinquecento.
DX: Il sacrificio di Isacco.




 
Santa Monica e  Beato Thomas da Kempis



L'altare maggiore del XVII Sec. realizzato in pietre nobili. La nicchia sopra l'altare accoglie il simulacro di Santa Rita. 





















SX: La Madonna del Soccorso in due dipinti
che si fanno risalire al XIV e XVI Sec.
DX: Il Padre Eterno.






SX: Altare di San Nicolò.
DX: Miracolo dei Fiori.











 
Allegorie della Sapienza e della Penitenza




SX: Episodio della vita di Sant'Agostino.
DX: Lo Spirito Santo discende su Sant'Agostino.












Nel tondo sorretto da angeli:
San Giuseppe e Gesù Bambino.







 
SX: Santa Limbania. Sul frontalino della mensola su cui è collocata la statua si nota la piccola serpe (lucertola) simbolo del Serpotta.
DX: Beato Simone da Cascia


Beata Rita da Cascia. Rito celebrativo della Santa il 22 maggio (ricorrenza della morte) con la benedizione delle rose. Secondo la tradizione, il fiore, simbolo di S. Rita, protegge la casa in cui viene conservato.



Stucchi serpottiani sulla parete
all'ingresso della Chiesa.




SX: Monumento funebre di Francesco de Medici
scolpito da Ignazio Marabitti (1719-1797).
DX: Simbolo dei padri agostiniani
tra angeli sull'arcata del presbiterio.







Un tratto della parete di sinistra con le sue decorazioni.




SX: Sarcofago in marmo ed altre antiche vestigia in un'ala del chiostro.
DX: Il giardino del Chiostro cinquecentesco.



SX: Archi a sesto acuto e bifore si aprono sul portico del chiostro.
DX: Dal Chiostro si accede al locale che conserva questa preziosa acquasantiera.



Sulla Via Sant'Agostino l'ingresso laterale
con lo splendido portale di Domenico Gagini (1420-1492),
padre del già citato Antonello.
Il portale del Gagini culmina in una lunetta
con la Madonna del Soccorso e angeli, realizzata
nel XVI Sec. da un altro scultore.
Chiude con Dio Padre benedicente.



Particolari del Portale di Domenico Gagini:
tre santi agostiniani sull' architrave;
figure di Sante nei tondi che decorano gli stipiti.





 
SX: L'ingresso laterale reca questo Sarcofago tardo romano.
DX: Acquasantiera XVI Sec.




Peppino Cinà aka Leo Sinzi



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