Il candido edificio seicentesco di Piazza della Vittoria si offre allo sguardo dell'osservatore affiancato da un gradevole palazzetto neogotico (a DX) e dall'ex Monastero di Santa Elisabetta (Sec. XVI-XVIII) sede della Squadra Mobile della Questura (poco discosto, a SX).
L'ARS, che ne è proprietaria e lo usa per finalità istituzionali, lo ha aperto al pubblico - nell'ambito del progetto “Panormus. La scuola adotta la città” - senza apporre limitazioni extraculturali.
Ne approfitto per saziarmi senza ritegno d'arte, storia, cultura e immagini.
Una scaletta a doppia rampa contrapposta conduce all'esiguo sagrato, qui un portale dal timpano spezzato introduce, attraverso un andito, nel cortile.
CHIESA DI SANTA ELENA E COSTANTINO
Foto SX: loggetta campanaria, in parte
tampognata, a margine del prospetto segnato dai finestroni dell'Oratorio e
dalle residue tracce di tre portali barocchi. - Foto DX: affresco
parietale dell'andito d'ingresso.
Le giovani guide spiegano ai visitatori che anche le
mura perimetrali del cortile recano tracce degli affreschi un tempo appartenenti
alla Chiesa di Santa Elena e Costantino. Fino agli albori del XVIII
secolo, infatti, la navata unica di tale luogo di culto inglobava, oltre
alla crociera del transetto - tuttora esistente - anche l'andito e l'attuale cortile, all'epoca coperto.
Furono i confrati della Compagnia titolata ai precitati mistici che, sul finire del XVII Sec., per
creare un accesso indipendente alla scala marmorea del realizzando
Oratorio, divisero l'originaria chiesa in tre parti distinte.
Nel "Piano" del Palazzo Reale, a poca distanza dall'attuale, già nel XII secolo esisteva una chiesa denominata "San Costantino alla Galka" dall'arabo Yalka (alto), con riferimento alla parte alta dell'antica Paleopolis. Nella prima metà del '400 assunse il nome di Santa Elena e Costantino, per il popolo "San Costantino de Plano".
Nel XVI secolo fu titolata alla Madonna di Monserrat, la cui effige, dipinta su pietra, venne offerta alla venerazione dei fedeli dal Vicerè Don Ferdinando D'Avalos e collocata - ad elargire Grazie - sopra l'altare maggiore.
Nel 1602, il Vicerè Don Lorenzo Suarez, Duca di Feria, al fine di predisporre una migliore difesa del Palazzo, fece radere al suolo il Tempio di età normanna. Lo stesso anno, lungo il bordo meridionale del Plano - stretta tra le mura puniche e il fiume Kemonia - grazie alle donazioni e lasciti dei fedeli, nonchè al contributo di cento scudi concesso dal Senato palermitano, venne ultimata la costruzione della nuova Chiesa, iniziata nell'ultimo quarto del '500 dalla omonima Confraternita che, verso la metà del secolo successivo assurse a Compagnia.
In asse con l'ingresso è il cappellone con l'altare maggiore in legno, risalente al XVIII Sec., illuminato da un oculo e riccamente addobbato con stucchi. Sull'altare una nicchia plurilombata custodisce la sacra immagine della Madonna con Bambino e Santi. Sulla sinistra un pregevole ambone ligneo proveniente da una chiesa dismessa. Il Transetto, con due brevi cappelle sulle ali, è l'unica parte rimasta della chiesa seicentesca, nonostante i danni provocati, nell'800, da un incendio. Nel primo dopoguerra, la chiesa venne sottratta al culto e per lungo tempo abbandonata. Parte degli arredi sono custoditi presso il Museo Diocesano.
ORATORIO DEI SS. ELENA E COSTANTINO
All'Oratorio, situato sopra l'andito d'ingresso, si perviene tramite uno scalone monumentale in pietra del vicino monte Billiemi. Scalone - affrescato nel primo quarto del '700 con scene della Passione, perdutesi nel tempo - che si diparte dal lato sinistro del cortile.
Le gentili Guide informano che fu voluto, a cavallo dei secoli XVII e XVIII dai Confrati della nascente Compagnia (prima Confraternita) di S. Elena e Costantino per officiarvi i loro riti. La Compagnia si sciolse nel 1832 e l'Oratorio con l'annessa chiesetta, fino al 1947, entrò nella disponibilità della Compagnia della Carità dedita all'assistenza di indigenti e malati. Dopo un lungo periodo di incuria il Complesso è stato acquisito dalla Regione Siciliana e, conclusi i restauri, avviati nel 1988, è stato preso in carico dell'ARS che ne ha fatto la sua Biblioteca Archivio storico e un Info Point Centro di Informazione e Documentazione Istituzionale.
I ciceroni invitano a soffermarsi sulle pareti e sulla volta interamente ricoperte da artistiche immagini che raccontano episodi della vita di Costantino e della madre Elena e Storie della Vera Croce. L'addobbo pittorico viene attribuito a prestigiosi autori quali: Guglielmo Borremans, Filippo Tancredi, Gaspare Serenario (*1694 +1759) allievo del Borremans. Il pavimento maiolicato si fa risalire alla scuola di Filippo Sarzana.
Il Cappellone con l'unico altare.
Negli spazi tra le finestre, lungo le pareti longitudinali, sono otto quadroni istoriati. Sotto, si può ammirare una larga fascia percorsa da un fregio; decorata con festoni, motivi vegetali, elementi architettonici e cartigli da cui si levano delle croci.
La volta reca al centro Visione di Santa Elena e Costantino di Filippo Tancredi (*Messina, 1655 +Palermo, 1722). Attorno quattro lunette affrescate dal Fiammingo Guglielmo Borremans (*Aversa 1672 +Palermo 1744).
Rivelazione della Croce (G. Borremans)
L'affresco del Tancredi reca un cartiglio con l'indicazione dei Committenti: Cono De Nastasi, Superiore - Giacomo Carchiolo e Vincenzo Lo Neo, Coadiuvanti - Luca De Leonardi, Rettore. Poi: l'anno 1690.
Al centro l'iscrizione "IN HOC SIGNO VINCES" versione latina della locuzione greca "Ev Τούτῳ Νίkα" - vista da Costantino in cielo sotto una Croce luminosa -. L'espressione in italiano corrisponde a "Con questo Segno vincerai". Il figlio di Santa Elena fece riprodurre quel Segno su scudi e stendardi, vincendo così, il 18 ottobre 312, la Battaglia di Ponte Milvio, a Roma, contro l'autoproclamato Imperatore Romano Marco Aurelio Massenzio che finì annegato nel Tevere.
Battaglia di Ponte Milvio (Borremans)
Battesimo di Costantino (Borremans)
Sogno di Costantino (Borremans) con i Santi Pietro e Paolo.
Momenti della vita di Santa Elena nei quadroni parietali. Le immagini risultano alquanto confuse e poco nitide in quanto sarebbero costituite dai disegni preparatori degli affreschi. Questi ultimi - si narra - sarebbero stati staccati durante l'ultima guerra mondiale per proteggerli dai potenziali effetti distruttivi delle bombe. Ad oggi non risultano rinvenuti. Raccontano del Sogno della Santa Imperatrice; del suo Viaggio; della distruzione degli idoli; degli Scavi alla ricerca della Croce; dell'Incontro con il Saladino; ecc..
Ultima Cena
Leo Sinzi
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