Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 17.10.2017.
- Talvolta, attraversando il ponte pedonale su via Regione Siciliana, nei pressi dell'incrocio con Corso Calatafimi, il mio sguardo si posa su quella struttura dalle linee tipicamente normanne che - a breve distanza emerge dalla rigogliosa vegetazione di una collinetta. Il lato destro poggia su una moderna casa di abitazione riccamente addobbata di condizionatori, antenna parabolica ed altro: l'effetto è surreale. Si tratta della cappella del Castello Uscibene (XII Sec.). Per raggiungerla basta imboccare (a piedi) la stradella, parallela di Via Nave, che si trova a ridosso del succitato ponte pedonale e percorrerla per poche decine di metri all'interno di Fondo De Caro.
Arcate cieche disegnano la severa facciata della Cappella (restaurata negli anni venti del 1900 dall'Arch. Francesco Valenti), che presenta un interno spoglio con copertura lignea.
Arcate ogivali cieche e paraste si possono ammirare anche sul prospetto laterale. La foto a destra mostra il prospetto posteriore (rivolto ad oriente), al quale in origine si appoggiava la torre di guardia. Nel livello inferiore - tra cumuli di terriccio di risulta - si intravedono i resti del tunnel che correva, in parte, sotto la torre e che fungeva da camera dello scirocco.
L'ingresso ai vani del Castello si trova ad un livello inferiore rispetto alla Cappella.
L'edificio si fa risalire all'epoca del regno di Ruggero II, il normanno (alcuni esperti lo collocano nel precedente periodo di dominazione araba) e faceva parte dei "sollazzi reali" tra i quali ricordiamo La Zisa, la Cuba soprana e la Cuba sottana. Guglielmo II ( il Buono) lo cedette al clero palermitano che lo detenne fino al XV secolo. Quindi entrò nella disponibilità di privati. Seguì un lungo periodo di abbandono. Di recente la competente Soprintendenza ne ha avviato il recupero ed il restauro.
Sullo stesso livello della Cappella (seminascosti tra le moderne abitazioni) si trovano dei locali di servizio.
Un alto fornice, oggi parzialmente tampognato, immette nella Sala della Fontana con l'esedra centrale adornata di muqarnas (resti) che ricordano l'omonima sala del Castello della Zisa. Le due nicchie laterali - attraversate da una possente arcata (di epoca successiva?) con funzione di sostegno della volta a crociera - presentano i catini con superficie plissettata da un sequela di suggestive costole triangolari, al pari di quelle presenti nel Castello di Maredolce o della Favara. Colonnine angolari (oggi custodite presso la Chiesa di Altarello di Baida) decoravano la fontana posta in posizione centrale.
Basse aperture conducono ai corpi laterali alla Sala dell'Esedra. Interessanti i piccoli vani che si aprono sotto la volta.
La camera dello scirocco vista dall'interno. Una minuscola apertura sul lato destro permette ai visitatori di sbirciare nell'antro della sorgente che un tempo alimentò la fontana dell'Esedra.
Leo Sinzi
Riproduzione riservata
AVVERTENZE: Gli scritti di questo Blog contengono informazioni che, ferma restando la buona fede dell'autore, potrebbero presentare qualche inesattezza. L'autore pertanto non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori riscontrabili nei post ed inoltre si riserva il diritto di aggiornare, modificare e cancellare i contenuti del Blog senza preavviso.
AVVERTENZE: Gli scritti di questo Blog contengono informazioni che, ferma restando la buona fede dell'autore, potrebbero presentare qualche inesattezza. L'autore pertanto non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori riscontrabili nei post ed inoltre si riserva il diritto di aggiornare, modificare e cancellare i contenuti del Blog senza preavviso.
LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE
Nessun commento:
Posta un commento