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mercoledì 3 aprile 2019

Chiesa di S. Maria degli Agonizzanti



Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 16.11.2011.


La Chiesa è ubicata in Via Giovanni da Procida, un vicoletto che unisce via Roma a Via dei Calderai. Nacque nella seconda metà del '600 grazie ai lasciti ed ai fondi elargiti da munifici donatori alla Confraternita di Santa Maria degli Agonizzanti, i cui membri godevano di grande ammirazione in quanto con preghiere e digiuni si prefiggevano di salvare dagli inferi le anime dei condannati al patibolo e di quanti, agonizzanti, non avevano potuto ottenere l'assoluzione per i loro peccati. Tale Confraternita in precedenza era stata ospitata, in momenti successivi, presso la Chiesa di San Girolamo e presso la Chiesa di San Nicolò di Tolentino. Sotto il Tempio scorrono, interrate, le acque del Fiume Papireto.
Attorno al 1780 furono ultimati i lavori di ampliamento e modifiche diretti dall'insigne Arch. Antonio Interguglielmi (m.1822). La facciata di gusto classico settecentesco presenta un grande timpano semicircolare che si diparte dalla fascia marcapiano. Al suo interno è appoggiato un cartiglio retto da angiolini. Aggettanti paraste con capitelli corinzi disegnano verticalmente gli spazi esterni ed interni. La volta absidale reca affreschi che raccontano momenti della vita della Santa Vergine, opera di Elia Interguglielmi (*1746- +01834) - fratello del già citato Antonio - che firmò anche le tele sugli altari laterali. Le decorazioni dell'altare maggiore si devono alla raffinata arte dello scultore palermitano Ignazio Marabitti (*1719- +1797). La pala dell'altare centrale, risalente alla prima metà del '600, reca la Madonna titolare del tempio. I quattro Dottori della Chiesa che ornano la navata sono opera scultorea di Gaspare Firriolo (seconda metà XVIII Sec.). Pitture a fresco avente come soggetto Santa Chiara sono attribuite al Velasquez (*1750- +1827). La Chiesa di S. Maria degli Agonizzanti era uno dei pochi edifici di culto dell'area urbana corredati di Cripta sottostante (vi riposavano le salme dei confrati) ed Oratorio sovrastante.
La chiesa, causa rischio crolli, per un decennio è stata sottratta al culto e chiusa al pubblico.




SX: Secondo ordine dell'edificio con il grande frontone semicircolare che si diparte dalla fascia marcapiano.
DX: La Chiesa emerge tra i palazzotti
di Via Giovanni da Procida.




Il portale d'ingresso in stile classico.
All'interno del timpano triangolare è
visibile un medaglione in stucco con
l'emblema mariano.

 
L'aula, con volta a botte, è a navata unica con quattro cappelle parietali e due cantorie, con parapetto ligneo, che si fronteggiano. Le paraste scanalate sono sormontate da capitelli dorati.


 
 L'arco di trionfo che immette nel presbiterio reca in 
sommità un cartiglio dorato circondato da angiolini.


 










Al centro del catino absidale è una nuvola in stucco bianco da cui emergono testine alate rivolte verso 'l' "Occhio di Dio" raffigurato con un occhio all'interno di un triangolo raggiante.









 L'abside curvilineo reca gli affreschi monocromatici di Elia Interguglielmi. L'altare composto da marmi policromi è decorato con rilievi di Ignazio Marabitti.




Questo quadro - forse una copia di quello custodito presso il Museo Diocesano - racconta una impiccagione, con alcuni membri della Compagnia del SS. Crocifisso - detta dei Bianchi per il colore del saio con cappuccio indossato - che pregano per l'anima del condannato. Sul patibolo è il boia ed in basso il suo aiutante (il cosiddetto "tirapiedi") che abbrancato il malcapitato ne agevola il trapasso spingendolo verso il basso. Nell'angolo destro del dipinto si riconosce la Santa Madre Misericordiosa,  il Bambino ed un Arcangelo. In secondo piano due edifici definiscono la location: la Vicaria (carceri del XVI secolo), e la  Chiesa di San Giovanni dei Napoletani con la loggetta campanaria a tre archi, nell'odierna  Piazza Marina.




I dipinti sugli altari laterali sono opera di Elia Interguglielmi.



La parete longitudinale di sinistra accoglie la cappella del Crocifisso. Alle cui spalle è il reliquiario.


 
Quattro nicchie accolgono i Dottori della Chiesa. Scultore: Gaspare Firriolo, attivo a Palermo nella seconda metà del '700.









 Al centro delle pareti longitudinali sono due passaggi sovrastati da altrettante cantorie con parapetto ligneo dagli artistici intagli.


 
 Il Coro, sopra l'ingresso, presenta un gradevole  parapetto
 decorato a rilievo con festoni dorati e testine alate.



Addossati alla parete d'ingresso sono una lapide del 1630
 ed una teca marmorea con il simulacro dell'Ecce Homo.





Leo Sinzi


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