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mercoledì 9 febbraio 2022

Immagine-Poesia: "Treccia a destra"



Notti insonni. Arpocrate, dio del silenzio (nella rappresentazione iconografica con treccia cadente sulla spalla destra), in visionaria visita di scortesia.
L'inquinamento acustico di prossimità amplifica la sensazione di rovina... rincara, avvolge e sconvolge.
Ermes è l'incarnazione del transito da uno stato all'altro (dalla vita alla morte, dal previtale al vitale...): nello specifico l'autore chiede al dio di trovare la pace della condizione fetale, mentre ad Afrodite - dea della fertilità e della generazione - domanda la rigenerazione salvifica. Il tutto corredato da segmenti di narrazione onomatopeica in chiave fumettistica.

Treccia a destra

Arpocrate tu raccapricci
al clackitty-clong subumano.
Ti volgi - no no! -, non andare.

Mi spengo. Su, dammi la mano!

                    Percuote il dlin dlon
                    (gragnuola malsana):
                    diurno sferraglio
                    notturne campane.

Dio Ermes pietoso
reinventami nel rito
del ventre. D'Afrodite
amniotico bel sito.

                    Inonda il bum bum
                    (strapiove dal tetto):
                    lucana avanguardia
                    d'ombrate trombette.

Ti prego, oh divino!
T’imploro, rimani!
Imbriglia il molesto...

Che sooooonno... a domani.



Versi e foto di Leo Sinzi 


LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE


martedì 4 gennaio 2022

Immagine poesia: "'A Vèstia"

La "Vestia" qui impersona il ricorrente inquinatore ambientale.
(L'autore - animalista convinto - desidera puntualizzare che il protagonista di questo componimento, nulla ha da spartire con il simpatico e pacioso caprino... a parte l'ornamento puntuto dell'uno, preso in prestito simbolico dall'altro).
- Morale: La Dea Nemesi (giustizia divina), prima o poi, interverrà da par suo per punire l'ammorbante essere.
- Poesia di Leo Sinzi G. C., declamata dallo stesso.
- Il dialetto è palermitano con incursioni nello slang dei quartieri popolari.


'A Vèstia

Lu fetu ri la vèstia cca lu sentu
puru quannu è a lu pasciu.
'I mura, comu spuònzi l'assùppanu,
schifiàti poi, si sprèminu e lu lànzanu.
Ju ncatinàtu, cu 'sta ùccia n tiesta,
a vita pièrdu. Iddu, capru 'i nfèrnu,
isa li corna, vùncia 'a pitturìna,
prjàtu ri 'sta linna ammazzatìna.

Nèmisi sienti, viri, tieni 'u cuntu;
si lieva lu tistàli e metti puntu.


Versi, Video e Foto di Leo Sinzi G.C.

Per ascoltare questa poesia, declamata dall'autore, clicca:


VERSIONE PER I NON SICULI

La Bestia

L'afrore della bestia qui lo sento
pure quando è al pascolo.
I muri, come spugne l'assorbono,
schifati poi, si spremono e lo vomitano.
Io incatenato, l'empia goccia in testa,
la vita perdo. Lui, capro d'inferno,
alza le corna, gonfia la pettorina,
fiero della perfetta ammazzatina.

Nemesi sente, vede, mette in conto;
raddrizzerà quel torto un dì, al tramonto.


La raccolta, su YouTube, delle poesie di Leo Sinzi (zio-silen) si trova qui:



LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE

venerdì 17 dicembre 2021

NOTTE DI NATALE



NOTTE DI NATALE

La mano in quella di mio padre, al caldo.
Sul viso fredde spine tra i vapori
di fiati e lacrime di tramontana.
Mi muovo, appeso ai raggi della luna,
sui sassi di trazzera e i canaloni.
Le arance sono addobbi per i rami
e le cimase trillano canzoni.
 
Vedo una luce in fondo - ho il cuore in gola -
la croce luccica sul campanile
che, con i suoi rintocchi, nenie intona.
Abbracci, baci son canditi, miele:
sfilano sul sagrato i borgatari.
Sui banchi, in prima fila, il mormorio
si perde nel profumo delle rose.

La mezza...tintinnio di campanelle.
Bambini attenti alla nuova magia.
Scende la neve. Un calore assale:
paterna la sua mano... ed è Natale.


A mio padre


Foto e Versi di Peppino Cinà aka Leo Sinzi


PER ASCOLTARE QUESTA POESIA DECLAMATA DALL'AUTORE CLICCA:



La raccolta, su YouTube, delle poesie in vernacolo di Leo Sinzi (zio-silen) si trova qui: https://www.youtube.com/channel/UCHynb6ivPqt3WrLUpIR0wew/videos


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martedì 30 novembre 2021

Immagine Poesia: "Natali vicchiarèddu"




Natali vicchiarèddu

Sî antìcu, Pe'.
Mâ sonu e mi la cantu.
Immantinènti jùnciu cori e menti.
Lu munnu gira, trùppica cu nenti
ju cadu ncòstu ncòstu ô campusàntu.

Ma ridu.
Ventu sciùscia la salìna
cuntànnu ri l'Arcàncilu e Rigìna
r'un piccirìddu-Diu, r'un pasturèddu
cu l'occhi chini, 'n pettu 'u Ciaravèddu.

E chiànciu.
Terra annàrba, si culùra:
limuni, aranciu, viola ncùtti stànnu
cû nìvuru ra janca luna quànnu
ammùccia la sò facci a la malùra.

Piulìu
cû puddicìnu (sugnu patri)
pirdùtu ntra ruvètti puncigghiùni
e strìnciu lu ritrattu di mê matri
c'un fògghiu n manu: versi ri Fuddùni.

Suspiru.
È Natali. Viva, viva! Lu gelu
stàgghia 'n menzu lu stratùni.
Talìu nnarrièri, comu 'nu cagnòlu
battu li denti... mànciu 'u panittùni.


Versi e Foto di Peppino Cinà aka Leo Sinzi (zio-silen)



Per ascoltare questa poesia declamata dal suo autore clicca:
https://www.youtube.com/watch?v=KzMASN354rM



VERSIONE PER NON SICULI

Natale vecchierello

Sei antico, Pe'.
La suono e me la canto.
Immantinente giungo cuore e mente.
Il mondo gira, cespica con niente
io cado là, propinquo al camposanto.

Ma rido.
Vento soffia la salina
racconta dell'Arcangelo e Regina
di un bambinello-Dio, di un pastorello
con gli occhi pieni, in petto l'Agnello.

E piango.
Terra d'alba si colora:
limone, arancio, viola lì, fugando
il nero della bianca luna quando
nasconde la sua faccia alla malora.

Pigolo
col pulcino (sono padre)
perduto nel groviglio pungiglione
e stringo il ritratto di mia madre
un foglio in mano: versi di Follone.

Sospiro.
È Natale. Viva, viva! Il gelo
stagna in mezzo allo stradone.
Mi guardo indietro, come un cagnolo
batto i denti... mangio il panettone.



Versi e Foto di Peppino Cinà aka Leo Sinzi (zio-silen)



PER NON DIMENTICARE LA LINGUA SICILIANA



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venerdì 23 luglio 2021

Passatista monte-mare (Il Fiume)


Passatista monte-mare (Il Fiume)

L'eco ruscella in pianto, materna Madonìa
che affidi al cieco invitto - vegliardo malandrino -
il figlio petralino.


Vien di conserva il cielo: mille conturbazioni
la luna che mi abbaglia, il verso dell'airone.


Eclissa il corso - ahimé! -, s'abbuia nelle ore
più tempestose, e allora
borboglio nel mio volo; m'ingrotto, poi riaffioro.

...


Trepido mi confondo con Dione, fausta diva
dell'acque e dell'amore. Profuma la sua valle
di tigli e fondi umori. Trascendo. Lascio un fiore.


Sull'ansa - che ricorre - sventaglio, incurvo. 'Fletto
l'ontano, il pioppo, il sàlice - l'opale d'arco. Gli ori
fluenti s'affamigliano, del sogno portatori.

...


I rivoli piovani s'attardano per via.


L'imboccatura scarto. D'impeto viro. Rabbia
discioglie la risacca: son dolce... lei m'insabbia.


(Un balenìo di stelle). Increspo verso il monte
e, riversando, spiro... cullato dalle onde.



Versi e foto di Leo Sinzi G.C.

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venerdì 9 luglio 2021

'U FISTINU RI SANTA RUSULIA

Palermo dal 10 al 15 luglio celebra 'U Fistinu di Santa Rusulia. Nella foto di Leo Sinzi si può ammirare il simulacro della Santuzza - coperta da un manto d'oro - all'interno della grotta del Santuario sul Monte Pellegrino.


La Cattedrale, nei giorni del Festino, esibisce lo splendido paliotto con Rosalia in estasi che, nel Presbiterio, orna l'altare rivolto verso i fedeli.



 Particolare del paliotto.



Il 15 luglio, la Vara con l'urna che custodisce le reliquie della Santuzza  percorre le vie della città vecchia alla testa di una processione cui partecipano migliaia di devoti. La  Cappella di Santa Rosalia  - all'interno della Cattedrale di Palermo - accoglie le reliquie durante il resto dell'anno.


 



Alla Patrona di Palermo rivolgiamo una preghiera:




Bedda, Santuzza mia, fammi 'na 'razia...
'sta pesti chi furria 'un'è mai sazia.

Li guvirnanti si pigghiaru 'u mali,
comu 'i gadduzzi sunnu: tali e quali!
'Ntra li curtigghi 'a jurnata è ddura: 
tra porta e porta isanu li mura.
E c'è cu s'inchi panza e casciaforti
e cu s'agghiutti feli finu a morti.

Pi' lu Fistinu nenti fochi e luci,
lassamu nne' carteddi 'i babbaluci
e nenti scacciu ri calia e simenza:
facemu tutti quanti pinitenza.

T'imploru Bedda: 'sta genti talìa!
Viva Palermu e Santa Rusulia!!



Versi e Foto di Leo Sinzi 

Per ascoltare questa poesia declamata dal suo autore clicca:
https://www.youtube.com/watch?v=mLNSW8Gk1uk


VERSIONE PER I NON SICULI

Bella "Santuzza" mia, fammi una grazia...
'sta peste che imperversa non è sazia.

I governanti si son presi il male,
come galletti sono: tali e quali!
Dentro i cortili la giornata è dura:
tra porta e porta alzano le mura.
E c'è chi riempe pancia e cassaforte
e chi inghiotte fiele fino alla morte.

Per il Festino niente fuochi e luci,
lasciamo nelle ceste i " babbaluci"
e niente coppi di ceci e semenza:
facciamo tutti quanti penitenza.

T'imploro Bella: 'sta gente proteggi!
Viva Palermo e Santa Rosalia!!



*babbaluci: lumachine cucinate con soffritto d'aglio, prezzemolo tritato, sale e pepe e vendute in grandi ceste di canna.


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giovedì 24 giugno 2021

Immagine Poesia: "Fanciullino Sempre"

In memoria di Mimmuzzo, volato in Cielo all'Età di cinque anni.



Fanciullino sempre

Sì, era tempo di raccolto, alla "Sciara".
Cantava, tra i limoni, la cicala.
Ginestra, al soffio d'africo, tremava.
Il gelso rosseggiava sulla bara.
Veniva la carrozza: gli angiolini,
pennacchi al vento - maschia la quadriga -,
i ferri a schiaffeggiare il basolato.
Nel sole - abbacinante - un fanciullino.
Nell'aria tam... tam... tam di tamburino.
All'ultimo rintocco di campana
il monellino se ne andava, piano.
In mezzo al passo una madonna stava
- la mano tesa... Lui gliela baciava.


Versi di Leo Sinzi


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lunedì 21 giugno 2021

Tonnare Florio e Bordonaro

I ragazzi di una scuola dell'Arenella. in una delle tante iniziative culturali volte a far conoscere il patrimonio monumentale della città, con eloquio spigliato mi rendono edotto - con dovizia di particolari - sull'edificio storico che oggi mi accingo a visitare. Così apprendo che la Tonnara Florio, svettante sul porticciolo, prese il nome da uno dei proprietari più prestigiosi: Vincenzo Florio (1799-1868), grande imprenditore e senatore del Regno, che ne entrò in possesso nel 1830 e la utilizzò, in parte, come sua dimora. Nel '600 la tonnara, già esistente nel XV secolo, era stata di proprietà di Vitale Valguarnera, Principe di Niscemi e Duca dell'Arenella. 


Leo Sinzi, in questa poesia racconta, a suo modo, il cruento e drammatico spettacolo della mattanza nella camera della morte.

Pinna blu
 
Scorrono quinte al seguito
di Febo, bardo auriga
che chiude il suo cammino
sfiorando seni e fianchi
di vette ombrose e gelide
che, grate, il volto accendono.
Rovente l'avanscena
di tele scosse al vento.
Spumeggia la ribalta:
ferro che brucia. All'ora
strappa il sipario e vola
diretto verso il sole
ma il buio lo richiama
l'avvolge, lo rinserra.

Nel silenzio rimbomba
lo sciabordio dell'onda.
La passerella trema.
Com'Icaro a Cnosso
lui vola, vola ancora
e cade. Si spegne
sulla scena il riflettore.



PER ASCOLTARE QUESTA POESIA DECLAMATA DALL'AUTORE CLICCA:



Il complesso, che accoglieva magazzini, alloggi per le maestranze, locali per la lavorazione e conservazione del tonno (Marfaraggio), nonchè  un cantiere per le barche, si chiude a settentrione con l'elegante struttura a tronco di cono che fungeva da  Mulino per la macina del sommacco da cui si estraeva il tannino usato tra l'altro nella tintura e stampa dei tessuti.




















Nel 1844, sul lato meridionale della corte attorno alla quale si snodavano gli edifici dei Florio, venne realizzata  la "Torre dei quattro Pizzi" (così chiamata per via delle guglie angolari) su progetto del talentuoso Architetto Giachery. L'interno presenta originali trovate architettoniche quali la "sala ottagonale" con volta a crociera affrescata con motivi della tradizione popolare siciliana. Nella foto di Leo Sinzi (a destra) è il Mulino a vento progettato, nel 1852, dall'insigne Architetto Carlo Giachery (1812-1865).  Visibile anche l'attiguo edificio provvisto di terrazzo panoramico.







Le decorazioni ispirate al gotico d'oltre Manica, la merlatura, le finestre ogivali e le quattro torrette angolari conferiscono alla Torre un aspetto tale da colpire ed affascinare perfino la Zarina di tutte le Russie, ospite della Famiglia Florio agli albori del '900, che la fece riprodurre in quel di Pietroburgo, dandole il nome evocativo di "Rinella". Una delle guglie nel 1968 crollò sotto le scosse telluriche.





 Il Porticciolo dell'Arenella e la Tonnara vista da Monte Pellegrino






TONNARA BORDONARO
Le giovani guide mi regalano, altresì, perle di conoscenza sulla Tonnara Bordonaro (Sec. XIV-XVI) che si trova sul mare di Vergine Maria. Raccontano che prese il nome dal Barone Gabriele Chiaramonte Bordonaro che la rilevò, nei primi anni dell''800, dal Duca Giovanni Oneto di Sperlinga. Tra i proprietari succedutisi nel tempo ricordano i Calvello (primi anni del '300), Federico di Bonomia (dal 1455) che possedeva anche le vicine tonnare dell'Arenella e di Mondello e Fazio di Genova. Per un breve periodo fu detenuta in affitto da Vincenzo Florio. La struttura venne realizzata attorno ad un baglio su cui si affacciava la Chiesetta della Madonna delle Grazie (voluta dal Bordonaro forse per ricordare la sacra effige di "Nostra Signora del Ruotolo", secondo vulgata, un tempo custodita  in una grotta della "timpa" dei Rotoli), andata in fumo nel 1988. Un arsenale, provvisto di scivolo a mare, assicurava il ricovero e la riparazione delle barche dei tonnaroti. Chiusa l'attività negli anni '50 per le sopravvenute difficoltà nell'approvvigionamento dei tonni (al pari delle altre tonnare), venne abbandonata ai vandali ed alle intemperie, con conseguente crollo del tetto del Marfaraggio ed inevitabili danni alle muciare (barche tipiche da mattanza) ivi custodite. La struttura ebbe un momento di notorietà in quanto location di un episodio del film "Il Gattopardo" di Luchino Visconti. Negli ultimi anni dei privati hanno ristrutturato l'ex tonnara per adibirla ad attività di svago e ristorazione.




La Torre, protetta alle spalle dal Monte Pellegrino, nel XVI secolo venne  posta a difesa della Borgata marinara. Frontalmente si presenta come un tronco di cono sormontato da un cilindro. Il balcone e le finestre furono aggiunte in epoche successive per sopperire a sopravvenute esigenze abitative. L'edificio nella parte inferiore assume l'aspetto di una casamatta a causa delle feritoie dalle quali, nell'ultimo conflitto mondiale, fuoriuscivano le canne delle mitragliatrici.



 Leo Sinzi  G.C.


Riproduzione riservata

domenica 20 giugno 2021

L'ora nuda




L'ora nuda

L'ora più fredda è la crepuscolìna
nuda, insinuata tra notte e mattina.

Un uomo ondeggia in fondo alla via;
passìto e grappa gli fan compagnia.

Il grillo ïntona l'ultimo canto
sul ramo del cipresso, al camposanto.

Sirio si spegne al tramonto d'Orione,
s'abbuia pure il vegliardo lampione.

Tosca sta alla finestra, attende il giorno.
Il pane indora e crocchia nel forno.

Versi di Peppino Cinà (Leo Sinzi)



La raccolta, su YouTube, delle poesie in vernacolo di Peppino Cinà si trova qui: https://www.youtube.com/channel/UCHynb6ivPqt3WrLUpIR0wew/videos


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martedì 15 giugno 2021

OPEN DAY ALLA VUCCIRIA



'Na vota 'a Vucciria

Zú Ciccu, 'un cugghiunati, c'aviti?
Chi su' 'sti luccicuna ca spanniti?


Don Peppe, a vossia ch'è bonu e caru
vegnu e ci cuntu 'u fattu paru paru:
stavu 'nta 'na vanedda, a' Vucciria,
un paradisu 'n terra era pi' mia.
'Nto Cuntinenti ivu a travagghiari
p'i picciriddi pi' darici a manciari.
Passanu l'anni e 'u cori rici: torna!
A "Sant'Antoniu" la me' notti agghiorna.
Scinnutu lu scaluni... chi spaventu!
Sugnu orbu e macari nun ci sentu?
Nun sentu li stigghiola friccicari,
lu purpu, 'u pisci vivu è 'n funnu o' mari,
'un c'è frittula e mussu. E rascatura... nenti!
E l'abbanniata, unn'è? Unn'è 'a me' genti?
Mi vogghiu arruspigghiari: asciutti su' 'i balati!
Restanu sulu lacrimi salati.



Foto e versi di Leo Sinzi al secolo Peppino Cinà

Per ascoltare questa poesia declamata dal suo autore clicca:
https://www.youtube.com/watch?v=iqAlh8Vz3rs&t=14s










































Foto di Peppino Cinà



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