Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 17.5.2016.
Nel mio immaginario, come - ritengo - in quello di tanti altri devoti alla Santuzza, ho sempre visto Rosalia Sinibaldi nelle poveri e informi vesti dell'eremita vagante nei boschi della Quisquina e di Monte Pellegrino.
Recentemente ho visitato il Museo Diocesano. Nella sala dedicata alla Patrona di Palermo ho potuto ammirare e fotografare una tela commissionata nel 1703 dalla Badessa del monastero basiliano contiguo alla Chiesa del SS. Salvatore sul Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele). Opera attribuita al pittore palermitano Giacinto Colandrucci (*1646 +1707), allievo della scuola romana di Carlo Maratta. Raffigura Santa Rosalia, in abiti da monaca basiliana, incoronata di rose da due angiolini; nel pugno stringe una Croce patriarcale (a doppia traversa). Sembra che il quadro sia una delle tante repliche, con varianti più o meno significative, di una delle venti incisioni in rame commissionate a tal Francesco Negro dal sacerdote gesuita Giordano Cascini (*1565 +1635) per corredare, nel 1627, l'agiografia della Santa normanna. In effetti l'immagine richiama quella, settecentesca, della Chiesa di Santa Maria del Gesù (Casa Professa) che troneggia sull'altare di una splendida cappella con addobbo parietale in marmi mischi e intramischi.
La tela del Colandrucci reca un cartiglio con scritta in latino che offre preziose informazioni, a partire dalla committenza e dall'anno di realizzazione. In esso si legge:
EFFIGIES S.ROSALIÆ VIRGINIS PANORMITANÆ EX TABULA OMNIUM ANTIQUISSIMA AB ANNO 1194, IN ECCLESIA SANCTE MARIÆ DE AMMIRATO CANONICORUM GRÆCORUM, IN MONASTERIUM DEINDE MARTURANENSE POST ANNOS 242, TRANSLATA IN MAGNI & ANGELICI HABITUS, AC BASILIANI ORDINIS MONUMENTUM SOROR HIPPOLITA LANCELLOTTA CASTELLI SECUNDO ABBATISSA POSUIT ANNO 1703.
Recentemente ho visitato il Museo Diocesano. Nella sala dedicata alla Patrona di Palermo ho potuto ammirare e fotografare una tela commissionata nel 1703 dalla Badessa del monastero basiliano contiguo alla Chiesa del SS. Salvatore sul Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele). Opera attribuita al pittore palermitano Giacinto Colandrucci (*1646 +1707), allievo della scuola romana di Carlo Maratta. Raffigura Santa Rosalia, in abiti da monaca basiliana, incoronata di rose da due angiolini; nel pugno stringe una Croce patriarcale (a doppia traversa). Sembra che il quadro sia una delle tante repliche, con varianti più o meno significative, di una delle venti incisioni in rame commissionate a tal Francesco Negro dal sacerdote gesuita Giordano Cascini (*1565 +1635) per corredare, nel 1627, l'agiografia della Santa normanna. In effetti l'immagine richiama quella, settecentesca, della Chiesa di Santa Maria del Gesù (Casa Professa) che troneggia sull'altare di una splendida cappella con addobbo parietale in marmi mischi e intramischi.
La tela del Colandrucci reca un cartiglio con scritta in latino che offre preziose informazioni, a partire dalla committenza e dall'anno di realizzazione. In esso si legge:
EFFIGIES S.ROSALIÆ VIRGINIS PANORMITANÆ EX TABULA OMNIUM ANTIQUISSIMA AB ANNO 1194, IN ECCLESIA SANCTE MARIÆ DE AMMIRATO CANONICORUM GRÆCORUM, IN MONASTERIUM DEINDE MARTURANENSE POST ANNOS 242, TRANSLATA IN MAGNI & ANGELICI HABITUS, AC BASILIANI ORDINIS MONUMENTUM SOROR HIPPOLITA LANCELLOTTA CASTELLI SECUNDO ABBATISSA POSUIT ANNO 1703.
Da tale scritta deduco che le effigi sopraccennate (opere dell'incisore F. Negro, del Colandrucci e di autore ignoto) a loro volta ricalcherebbero quella "omnium antiquissima ab anno 1194" che fu pala d'altare della Chiesa (di rito greco) di Santa Maria dell'Ammirato (Ammiraglio) e, 242 anni dopo, del vicino Monastero "marturanense".
La Santuzza, in abiti basiliani, nel quadro custodito a Casa Professa.
L'opera, di autore ignoto, si fa risalire al XVIII secolo.

Abbigliamento da suora basiliana (di rito greco) anche per la statuetta che svetta sull' Arca contenente le spoglie della Patrona di Palermo.
Post di Leo Sinzi
Pregevole Contributo del Lettore Eugenio M,. reso il 21 Luglio 2016:
La "tabula omnium antiquissima" sopra accennata, è un'icona in stile tardo bizantino che raffigura santa Oliva e i santi Elia, Venera e Rusalia (sic), e si trova oggi esposta presso il museo diocesano di Palermo. Si tratta della più antica immagine di santa Rosalia conosciuta, in essa la santa è raffigurata come monaca greco-ortodossa, non a caso l'icona si trovava nella chiesa greco-ortodossa di s. Maria dell'Ammiraglio (Giorgio di Antiochia). Quello di santa Rosalia è solo uno degli innumerevoli casi di santi siciliani le cui vite furono "corrette", emendate, o addirittura cancellate e riscritte dal p. Ottavio Cajetani e dai suoi confratelli gesuiti. Uno studio serio sulla figura di santa Rosalia è stato scritto alcuni decenni fa da mons. Paolo Collura, allora direttore del museo diocesano di Palermo. Grazie per aver riportato in luce questo pezzo di storia Palermitana.
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