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domenica 11 luglio 2021

venerdì 9 luglio 2021

'U FISTINU RI SANTA RUSULIA

Palermo dal 10 al 15 luglio celebra 'U Fistinu di Santa Rusulia. Nella foto di Leo Sinzi si può ammirare il simulacro della Santuzza - coperta da un manto d'oro - all'interno della grotta del Santuario sul Monte Pellegrino.


La Cattedrale, nei giorni del Festino, esibisce lo splendido paliotto con Rosalia in estasi che, nel Presbiterio, orna l'altare rivolto verso i fedeli.



 Particolare del paliotto.



Il 15 luglio, la Vara con l'urna che custodisce le reliquie della Santuzza  percorre le vie della città vecchia alla testa di una processione cui partecipano migliaia di devoti. La  Cappella di Santa Rosalia  - all'interno della Cattedrale di Palermo - accoglie le reliquie durante il resto dell'anno.


 



Alla Patrona di Palermo rivolgiamo una preghiera:




Bedda, Santuzza mia, fammi 'na 'razia...
'sta pesti chi furria 'un'è mai sazia.

Li guvirnanti si pigghiaru 'u mali,
comu 'i gadduzzi sunnu: tali e quali!
'Ntra li curtigghi 'a jurnata è ddura: 
tra porta e porta isanu li mura.
E c'è cu s'inchi panza e casciaforti
e cu s'agghiutti feli finu a morti.

Pi' lu Fistinu nenti fochi e luci,
lassamu nne' carteddi 'i babbaluci
e nenti scacciu ri calia e simenza:
facemu tutti quanti pinitenza.

T'imploru Bedda: 'sta genti talìa!
Viva Palermu e Santa Rusulia!!



Versi e Foto di Leo Sinzi 

Per ascoltare questa poesia declamata dal suo autore clicca:
https://www.youtube.com/watch?v=mLNSW8Gk1uk


VERSIONE PER I NON SICULI

Bella "Santuzza" mia, fammi una grazia...
'sta peste che imperversa non è sazia.

I governanti si son presi il male,
come galletti sono: tali e quali!
Dentro i cortili la giornata è dura:
tra porta e porta alzano le mura.
E c'è chi riempe pancia e cassaforte
e chi inghiotte fiele fino alla morte.

Per il Festino niente fuochi e luci,
lasciamo nelle ceste i " babbaluci"
e niente coppi di ceci e semenza:
facciamo tutti quanti penitenza.

T'imploro Bella: 'sta gente proteggi!
Viva Palermo e Santa Rosalia!!



*babbaluci: lumachine cucinate con soffritto d'aglio, prezzemolo tritato, sale e pepe e vendute in grandi ceste di canna.


LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE

mercoledì 7 luglio 2021

Carri di Santa Rosalia nel Festino




FESTINO 2022


Festino 2021










***

 Il Carro 2012


Il simulacro della Patrona (versione 2012)


2012

***


Carro 2013


Il simulacro della Santuzza (versione 2013)


***


Carro 2014


2014

***


Carro 2010


2010


2010

***


Carro 2008


2008


***




Festino 1985








Foto di Leo Sinzi


Riproduzione riservata


LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE



martedì 6 luglio 2021

Curiosità palermitane: "Santa Rosalia monaca basiliana?"



Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 17.5.2016.

Nel mio immaginario, come - ritengo - in quello di tanti altri devoti alla Santuzza, ho sempre visto Rosalia Sinibaldi nelle poveri e informi vesti dell'eremita vagante nei boschi della Quisquina e di Monte Pellegrino.
Recentemente ho visitato il Museo Diocesano. Nella sala dedicata alla Patrona di Palermo ho potuto ammirare e fotografare una tela commissionata nel 1703 dalla Badessa del monastero basiliano contiguo alla Chiesa del SS. Salvatore sul Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele). Opera attribuita al pittore palermitano  Giacinto Colandrucci  (*1646 +1707), allievo della scuola romana di Carlo Maratta. Raffigura Santa Rosalia, in abiti da monaca basiliana, incoronata di rose da due angiolini; nel pugno stringe una Croce patriarcale (a doppia traversa). Sembra che il quadro sia una delle tante repliche, con varianti più o meno significative, di una delle venti incisioni in rame commissionate a tal Francesco Negro dal sacerdote gesuita Giordano Cascini (*1565 +1635) per corredare, nel 1627, l'agiografia della Santa normanna. In effetti l'immagine richiama quella, settecentesca, della  Chiesa di Santa Maria del Gesù (Casa Professa) che troneggia sull'altare di una splendida cappella con addobbo parietale in marmi mischi e intramischi.

La tela del Colandrucci reca un cartiglio con scritta in latino che offre preziose informazioni, a partire dalla committenza e dall'anno di realizzazione. In esso si legge:


EFFIGIES S.ROSALIÆ VIRGINIS PANORMITANÆ EX TABULA OMNIUM ANTIQUISSIMA AB ANNO 1194, IN ECCLESIA SANCTE MARIÆ DE AMMIRATO CANONICORUM GRÆCORUM, IN MONASTERIUM DEINDE MARTURANENSE POST ANNOS 242, TRANSLATA IN MAGNI & ANGELICI HABITUS, AC BASILIANI ORDINIS MONUMENTUM SOROR HIPPOLITA LANCELLOTTA CASTELLI SECUNDO ABBATISSA POSUIT ANNO 1703. 

Da tale scritta deduco che le effigi sopraccennate (opere  dell'incisore F. Negro, del Colandrucci e di autore ignoto) a loro volta ricalcherebbero quella "omnium antiquissima ab anno 1194" che fu pala d'altare della Chiesa (di rito greco) di Santa Maria dell'Ammirato (Ammiraglio) e, 242 anni dopo, del vicino Monastero "marturanense".


La Santuzza, in abiti basiliani, nel quadro custodito a Casa Professa.
L'opera, di autore ignoto, si fa risalire al XVIII secolo.



Abbigliamento da suora basiliana (di rito greco) anche per la statuetta che svetta sull' Arca contenente le spoglie della Patrona di Palermo.


Post di Leo Sinzi


Pregevole Contributo del Lettore Eugenio M,. reso il 21 Luglio 2016:

La "tabula omnium antiquissima" sopra accennata, è un'icona in stile tardo bizantino che raffigura santa Oliva e i santi Elia, Venera e Rusalia (sic), e si trova oggi esposta presso il museo diocesano di Palermo. Si tratta della più antica immagine di santa Rosalia conosciuta, in essa la santa è raffigurata come monaca greco-ortodossa, non a caso l'icona si trovava nella chiesa greco-ortodossa di s. Maria dell'Ammiraglio (Giorgio di Antiochia). Quello di santa Rosalia è solo uno degli innumerevoli casi di santi siciliani le cui vite furono "corrette", emendate, o addirittura cancellate e riscritte dal p. Ottavio Cajetani e dai suoi confratelli gesuiti. Uno studio serio sulla figura di santa Rosalia è stato scritto alcuni decenni fa da mons. Paolo Collura, allora direttore del museo diocesano di Palermo. Grazie per aver riportato in luce questo pezzo di storia Palermitana.




AVVERTENZE: Gli scritti di questo Blog contengono informazioni che, ferma restando la buona fede dell'autore, potrebbero presentare qualche inesattezza. L'autore pertanto non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori riscontrabili nei post ed inoltre si riserva il diritto di aggiornare, modificare e cancellare i contenuti del Blog senza preavviso.


Riproduzione riservata

LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE

domenica 4 luglio 2021

Santa Rosalia nell'edicola votiva seicentesca

Immagine su lavagna.

Nel prospetto di un edificio, in Piazza Monte di Pietà - a pochi passi dallo splendido portale gotico della Chiesa di Sant'Agostino - si può ammirare un'edicola votiva che custodisce l'immagine di Santa Rosalia in estasi. La parte inferiore dell'opera marmorea riporta l'incisione dell'anno di realizzazione: il 1624. La medesima lapide reca i simboli tradizionalmente associati alla Santuzza: la Croce, il bastone e la corona di rose.
Si narra che il tempietto sia stato realizzato dai devoti nei pressi di via Panneria, ove si trovava la dimora (distrutta dai bombardamenti dell'ultima guerra) di Vincenzo Bonello, il saponaio che, trovatosi a cacciare sul Monte Pellegrino, ebbe la visione della Santa che gli affidò un messaggio per Le Autorità ecclesiastiche: le ossa ritrovate poco tempo prima in una grotta erano le sue e portate in processione per le contrade cittadine avrebbero sconfitto (come in effetti avvenne) l'epidemia di peste.
I Palermitani del quartiere usano raccogliersi in preghiera innanzi all'edicola e una volta l'anno, in quel luogo, celebrano la Patrona con riti religiosi e suggestivi festeggiamenti.




Il Festino in onore della Santuzza si svolge a Palermo dal 10 al 15 luglio.
Il "Fistinu ru Capu" per tradizione avviene in data successiva.




Leo Sinzi


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venerdì 25 giugno 2021

Santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino


 
SANTUARIO DI SANTA ROSALIA PATRONA DI PALERMO.

Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 30.3.2011.


L'effige lignea di Santa Rosalia con il Crocifisso
ed il teschio che sono simboli del suo percorso.




Lapide posta sulla facciata del Santuario.




- L'apertura della Grotta protetta da una
cancellata in ferro collocata nel XVIII Sec..




Una lapide marmorea ricorda
la visita al Santuario del grande poeta e
romanziere tedesco Goethe.Nelle numerose
 bacheche sono esposti gli ex voto dei fedeli.







Teca con la statua di Santa Rosalia in
contemplazione (1625), opera dello scultore fiorentino
Gregorio Tedeschi. Oggetto di grande venerazione
da parte dei Fedeli.





L'altare della Santa.




Arca che custodisce i resti della Santuzza . Si trova nella Cappella titolata a Rosalia, all'interno della Cattedrale di Palermo.




Splendido bassorilievo sulla parete destra della grotta:
"Incoronazione di Santa Rosalia" (1636) di Nunzio La Mattina.




L'Immacolata (opera dello scultore Giuseppe Albino
 realizzata nel 1656) in una nicchia naturale della roccia.

Il sacro luogo vanta anche una apparizione mariana: Girolama La Gattuta, nel lontano 15 ottobre 1623, fu ricoverata nell'Ospedale Grande e Nuovo (oggi Palazzo Sclafani di Piazza della Vittoria), in gravissime condizioni. Prossima ad esalare l'ultimo respiro, vide avvicinarsi una giovinetta bionda, vestita da suora che, oltre a recarle conforto con un po' d'acqua sulle labbra secche, le sussurrò: "Non dubitare che sei salva, fai voto di andare a Monte Pellegrino". Era Santa Rosalia. Tre giorni appresso, Girolama ormai guarita, tornò nel paesello natio di Ciminna dimenticando di sciogliere il voto. Nel maggio dell'anno successivo - imperversava già la peste -, la popolana, ammalatasi nuovamente di malaria e sentendo la morte vicina,  volle ottemperare all'impegno con quella suora; si recò sul Monte ove, dopo essersi dissetata con l'acqua che scendeva dalle pareti di roccia, avvertì in tutto il corpo un benefico torpore. Mentre riposava, serena, le apparve la Santa Vergine che le preannunciò l'imminente guarigione. In un angolo della grotta una fanciulla ricoperta di un poverissimo sacco di juta era immersa nella preghiera; ad un tratto le disse: "qui troverai un tesoro". La Gattuta convinse le Autorità a fare scavare in quel punto: lì vennero rinvenute delle ossa di giovane donna. Qualche mese dopo, il saponaio Vincenzo Bonello, a caccia in quelle alture, ebbe la visione della Santa, che indicò quei resti come propri ed invitò le Alte Gerarchie ecclesiastiche a portarle in processione nelle vie della martoriata città per debellare la peste. Così il morbo fu vinto.


L'Altare maggiore con la Statua dell'Immacolata.



La teca con la Santa ed il relativo altare protetti
da un baldacchino in pietra nobile, metallo lavorato
e marmi mischi dono del Senato di Palermo (1683).




Artistico Tabernacolo sormontato dall'aquila
palermitana che regge una statuetta in argento della Santa.
Ai lati delle colonnine deliziosi angeli marmorei.





"San Atanasio", opera dello scultore
Giuseppe De Martino (1743).
La nicchia presenta decorazioni in marmi mischi.




Albero genealogico che ricorda la discendenza
della Santa dai Re normanni.




Addossati alle colonne tortili centrali
due magnifici angeli con acquasantiere (1653).




Secondo Angelo con acquasantiera.



-Una fontanella sopra il pozzo che raccoglie l'acqua
 che sgorga dalla grotta.
-Statua lignea di Rosalia, dello scultore gardenese
Giuseppe Stuflesser (contemporaneo).




Vestibolo barocco a tre arcate (Sec XVII).




Le colonne tortili sono in alabastro.




La volta a crociera del vestibolo ricca di affreschi.




Gli affreschi rappresentano scene della vita di Santa Rosalia.

























Il vestibolo d'ingresso con le colonne tortili
e l'atrio con l'artistico pavimento di ciottoli
policromi composti in disegni geometrici.





Volta affrescata della Sacrestia





 Un armadio di legno pregiato, arricchito da preziosi intagli,
 arreda la Sacrestia.





Atrio a cielo aperto.




Entrati nella grotta, nella roccia in alto a sinistra,
si può ammirare la testa della Santa in ceramica
che indica il punto, secondo vulgata, dell'apparizione
al cacciatore. Una rete di grossolane grondaie in lamiera
avvolge la volta convogliando il gocciolio delle acque.



Altare punico rinvenuto nel 1977. 
La grtta, in epoca punica, ospitò gli altari eretti in onore della Dea della fertilità: Tanit, consorte del Dio Baal. Ancora oggi, culti diversi dal cristiano convergono in quegli spazi: alcuni Tamil dello Sri Lanka, insediatesi a Palermo, vi si recano in pellegrinaggio per pregare la Dea della reincarnazione che in alcuni tratti iconografici viene identificata con Rosalia.




Lapide commemorativa di Re Ferdinando
e della Regina Carolina in visita alla Grotta (1800).



Un Crocifisso ligneo di mirabile fattura
accoglie i visitatori appena varcata la soglia.




Lapide commemorativa di Carlo III
che volle un manto d'oro per la statua della Santa.(1748).



Grotta con la statua di San Benedetto il Moro.



San Benedetto il Moro Con il Bambinello ed Angeli.




La Stupenda facciata barocca del Santuario.




Il raffinato Portale.




Dipinto con Rosalia che appare a Vincenzo Bonello. 




Stemma di Palermo sulla facciata.



Edicola barocca.
- La settecentesca statua di Santa Rosalia
domina la facciata del Santuario.
- Palermo annualmente celebra due feste
in onore della Patrona: "il Festino" il 15 luglio
(in cui i momenti religiosi si alternano a quelli ludici)
ed il 4 settembre con "l'acchianata" alla Grotta e la
partecipazione alla Messa celebrata dal Cardinale.





La torre dell'orologio nonchè campanile.




Pio rifugio orfanelli Santa Rosalia -
Opera Don Orione.




Dal sagrato è visibile uno scorcio di Sferracavallo e l'Isola delle Femmine.




L'imponente scalone che conduce al Santuario.



La Chiesa vista dalla sottostante piazzetta.




La piazzetta ricca di bancarelle di souvenir e locali di ristorazione.




Panorama offerto da uno dei tornanti della strada per la vetta.




Mondello visto da Monte Pellegrino.




La strada per il Santuario offre la visione a tutto tondo della città.




La "timpa" del Pellegrino che ospita la grotta della Santuzza.


Leo Sinzi



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