Il 4 settembre è il giorno dedicato alle solenni celebrazioni della Santuzza, in occasione della ricorrenza della sua morte. Quel giorno buona parte dei miei concittadini, animati da fervore, rendono omaggio alla Patrona con l'"acchianata" al Santuario di Monte Pellegrino. La morte di Rosalia Sinibaldi da Quisquina, discendente dai Re normanni, si fa risalire al 4 settembre 1160, mentre il 15 luglio, con il Festino, si ricorda il ritrovamento, nel 1624, delle sacre reliquie in seguito alla visione della popolana Gerolama Gatto.
Si parte da Piazza Generale Antonio Cascino, che accoglie uno degli ingressi della Real Riserva di Ferdinando III di Borbone - Re di Sicilia dal 1759 al 1816 e Re delle Due Sicilie dal 1816 al 1824 col nome di Ferdinando I.
Uno sguardo ammirato al Tempietto all'inizio dell'ascesa per la vetta.
Un'occhiata al porto ed ai cantieri navali, dai primi tornanti.
Le "ciampedde" (pietre piatte) che da secoli lastricano l'"acchianata" usata dai palermitani sin da quando, a metà '600, venne realizzata la cosidetta "Scala Vecchia". Successivamente, agli inizi del XVIII Secolo, fu aggiunta la "Scala Nuova" che comprendeva opere di alta ingegneria quali taluni arcoponti.
A sinistra una selva di fichidindia fa da cornice al panorama della città.
Lungo i tornanti una sfilza di sacchi di plastica, in attesa di essere rimossi, contengono i resti dei beni di conforto che alcuni pellegrini con scarso senso civico sogliono abbandonare al loro passaggio. Costoro dovrebbero ringraziare le maestranze operanti nella Riserva Naturale Orientata di Monte Pellegrino e Favorita che con encomiabile spirito di servizio ripuliscono ogni angolo in tempi brevi.
All'improvviso, tra la folta vegetazione, si staglia contro le nuvole sottili il Castello Utveggio, che svetta maestoso su un costone a mezz'altezza rispetto ai 606 metri del Gabel Grin (nome arabo del monte). Il maniero , sorto come Hotel, ha ospitato il CERISDI (Centro Ricerche e Studi Direzionali). Vi si accede dalla stradina laterale dedicata a Padre Ennio Pintacuda.
Un tratto della "Strada Vecchia" famosa anche per le scivolate dei poveri pellegrini prodotte dalla combinazione ciottoli-cera.
Ad un certo punto la stradina in pietra offre alla vista questa graziosa Cappelletta.
Lapide marmorea apposta sulla facciata della chiesa.
L'entrata della grotta-eremo assurta a Santuario. Tale luogo, in epoca punica, ospitò gli altari eretti in onore della Dea della fertilità: Tanit, consorte del Dio Baal. Ancora oggi, culti diversi dal cristiano convergono in quegli spazi: alcuni Tamil dello Sri Lanka, insediatesi a Palermo, vi si recano in pellegrinaggio per pregare la Dea della reincarnazione che in alcuni tratti iconografici viene identificata con Rosalia.
La Santuzza venerata dai Palermitani e non solo. Il simulacro della Santa in estasi (1625) è opera dello scultore fiorentino Gregorio Tedeschi. Il Sovrano Carlo III volle un manto d'oro per la statua della Santa (1748).
Dal sagrato del Santuario l'occhio percorre la vallata e il mare fino a Isola delle Femmine che si intravede in fondo.
Il piazzale sottostante il Santuario offre ai pellegrini la possibilità di rifocillarsi e di acquistare souvenirs.
L'imponente scalone che alcuni fedeli in segno di penitenza usano percorrere in ginocchio.
Il belvedere, dal Piazzale della Statua di Santa Rosalia, offre la mirabile visione dell'intero golfo palermitano chiuso ad ovest dal promontorio che ospitò la Vergine Eremita (Monte Ercta per i Greci) ed a est da Capo Zafferano.
La statua della Santuzza scruta il mare a protezione dei naviganti. Il piedistallo purtroppo e stato imbrattato da mano incivile e blasfema.
Particolare del simulacro del Piazzale. L'opera del 1964 (committente: Card. Ernesto Ruffini) si deve allo scultore Benedetto De Lisi (1898-1967) figlio di Domenico e nipote del più famoso Benedetto. Resti di una più antica statua della Santuzza - datata 1880 ca. -, ed in particolare il volto, si narra che siano stati incastonati in una nicchia naturale dell'alto costone rivolto verso il mare.
Un angolo del Piazzale della Statua.
La Via Monte Ercta (per la vulgata: "la panoramica") dal Santuario conduce a Mondello. I suoi tornanti consentono di ammirare il borgo balneare ed il suo mare.
Lo Stabilimento liberty visto da Monte Pellegrino.
Leo Sinzi
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