mercoledì 11 novembre 2015

Miqveh (bagno rituale ebraico) nell'atrio di Palazzo Marchesi

In Piazza Santi Quaranta Martiri - a due passi da Via Maqueda - affiancato dai resti della Chiesa dei SS. Quaranta Martiri al Casalotto, si trova Palazzo Marchesi (XV Sec.), dai richiami architettonici catalani, con la sua splendida torre che si arrampica verso il cielo (dagli anni trenta del '700 è campanile della Chiesa del Gesù - Casa Professa). Fu acquistato nel primo '500 da Salvatore Marchesi - regnante Carlo V d'Asburgo - per farne la sede dell'Inquisizione. Mezzo secolo dopo entrò nella disponibilità dell'Ordine Gesuita di Casa Professa. Nell'atrio maggiore si trova una scaletta in pietra che sviluppandosi tra ruvide pareti di arenaria conduce ai vani ipogei. Gli esperti a lungo dissertarono sulla presunta destinazione di quel sito dell'antico quartiere ebraico. In origine ipotizzarono l'uso cimiteriale; in seguito, la copiosa presenza di acque li indirizzò verso il Miqveh medievale. 






Corsia settentrionale, con volta a crociera, del grande atrio colonnato di Casa Professa. Sulla parete di fondo un pregevole affresco.

Le grate visibili nella foto rimandano ai tempi (Sec XVI) della Santa Inquisizione. Ni locali seminterrati del Palazzo, infatti, venivano reclusi eretici e peccatori vari in attesa di giudizio.









 La corsia settentrionale custodisce un sarcofago romano.







SX: Ripida scaletta scavata nella roccia. DX: Panca in pietra.






Le acque affioranti del Kemonia (Fiume del maltempo) oggi raggiungono un livello che varia dai pochi centimetri  delle piscine naturali al palmo ed oltre delle gallerie.













La luce esterna, attraverso fori praticati nella pavimentazione dell'atrio, viene convogliata nei locali del sottosuolo.


I Miqveh erano bagni rituali in cui le donne ebree si immergevano per purificarsi dopo aver partorito ed anche al cessare del ciclo mestruale.




 Sedili sono ricavate nelle pareti rocciose della sala che precede le piscine.










Le strutture ipogee sarebbero antecedenti al 1492, anno dell'espulsione degli ebrei dal Ghetto palermitano, dalla Sicilia e dall'intero Regno di Spagna. Esaurita la loro funzione rituale furono utilizzate in tempi diversi come camere dello scirocco, come cisterne d'acqua e come rifugi antiaerei (le gallerie più protette) durante la guerra del 1943.


 Nel cortile si trova l'accesso al Miqveh sotterraneo.














 Una struttura in ferro battuto e vetro protegge la scala che porta negli appartamenti del Palazzo. Superate alcune sale si accede al portico settentrionale dell'atrio colonnato.







Elementi architettonici dai richiami medievali possono essere ammirati nel cortile del Palazzo.








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