La facciata, risalente circa alla metà del '500, presenta linee semplici
con quattro paraste ai lati del portale bicolonnato raccordate da un
grande timpano triangolare. L'insieme è spezzato da due porte laterali
sormontate da altrettanti finestroni ad arco ribassato. Il sagrato, restaurato
con basole e ciottoli, rispetta il disegno originario. E' abbellito da
una fontana marmorea rotonda.
Nella foto a lato è visibile il gruppo architettonico settecentesco composto da tre portali che immettono in un cortile scoperto antistante la Chiesa di San Michele Arcangelo. Il tempio fu costruito nei primi anni del '300 sopra una chiesetta ipogea, forse normanna e sottoposto a modifiche verso la metà del XVI secolo. Recenti restauri hanno restituito l'edificio alla pubblica fruizione ma non al culto. Dal 1870 rientra infatti nella disponibilità della Biblioteca Comunale.
Portale principale con fregio recante l'anno di costruzione: il 1555.
Una curiosità: La Chiesa di San Michele Arcangelo verso la metà del XII secolo vide ultimata la Cappella titolata a Santa Anna che avrebbe ospitato le spoglie dell'omonima madre (defunta nell'agosto dell'anno precedente) del facoltoso chierico di Ruggero II, Grisanto il quale vi tumulò anche la salma del padre Drogo. La preziosa lapide sepolcrale in quattro lingue (giudeo-latino-greco-arabo), che descrive la traslazione di quelle spoglie materne dalla Cattedrale palermitana alla Chiesa di San Michele, è custodita presso la Zisa.
La torre medievale antistante la Chiesa di San Michele ormai da qualche decennio e stata messa in sicurezza e restaurata ad opera della Sovrintendenza ai Monumenti. Il complesso si trova in Vicolo san Michele, attiguo alla Boblioteca comunale e nei pressi di Casa Professa.



La catacomba, priva di luce elettrica, viene illuminata con le torce a batteria affidate alla Guida e a qualche visitatore di buona volontà.
CATACOMBE PALEOCRISTIANE
Le Catacombe in cui le prime comunità cristiane solevano seppellire i loro morti sono, probabilmente, coeve delle Catacombe di Porta d'Ossuna (IV-V Sec. d.C.), cui sembrano strutturalmente assimilabili. Vengono chiamate di San Michele Arcangelo in quanto si aprono nel sottosuolo dinanzi l'abside dell'omonima chiesa, con ingresso (cinquecentesco) in fondo al prospetto laterale destro.
Gallerie, arcosoli polisomi, loculi, cubicoli, ripiani per mense rituali vennero scavati nel banco calcarenitico a ridosso del Fiume Kemonia le cui acque - interrate nel XVI secolo - ancora oggi, affiorano per capillarità in alcune camere sepolcrali.
Gallerie, arcosoli polisomi, loculi, cubicoli, ripiani per mense rituali vennero scavati nel banco calcarenitico a ridosso del Fiume Kemonia le cui acque - interrate nel XVI secolo - ancora oggi, affiorano per capillarità in alcune camere sepolcrali.
Tracce di stucco sulle volte fanno pensare a possibili affreschi di epoche successive alle prime inumazioni.
Alcuni passaggi - compreso quello che accoglie la scala cinquecentesca - si presentano alquanto angusti, costringendo i visitatori (anche di media altezza) ad abbassarsi per superarli.
La catacomba un tempo avrebbe accolto anche una piccola basilica ipogea, provvista di altari e nicchie.
Le catacombe avrebbero ospitato - per qualche tempo - il sepolcro di Sant' Oliva, la cui salma fu trafugata da cristiani
palermitani in quel di Tunisi ove la vergine venne uccisa dopo aver
subito il martirio. In quella tomba - si narra - sarebbero stati nascosti anche oggetti di grande valore. Questa voce, suffragata dagli scritti di un autorevole ricercatore del '600, probabilmente, spinse ladri e vandali a danneggiare - nei secoli - il cimitero ipogeo alla ricerca dell'evanescente tesoro.
Nel XVI secolo nel medesimo complesso cimiteriale si sarebbe verificato un miracolo. Il sacrestano della soprastante chiesa, incaricato dal Vescovo di Palermo pro tempore, Giovanni Paternò, di rimuovere alcune bare dalla catacomba, si lasciò andare ad atti profanatori nella vana ricerca di preziosi. L'insuccesso non bastò a riportarlo sulla retta via: dipinse l'immagine della Santa Vergine su una parete, per poi gridare al miracolo. I fedeli, accorsi in gran numero, lasciarono copiose elemosine, tali da rendere ricco il furfante che prese la. fuga con il malloppo. A quel punto l'immagine di Maria cominciò a lacrimare. Il sacrista, sentita la notizia dell'evento prodigioso, fece ritorno per invocare il perdono.
Le gelide acque del Fiume Kemonia si fanno strada nella calcarenite e si mostrano ai visitatori.
La catacomba, priva di luce elettrica, viene illuminata con le torce a batteria affidate alla Guida e a qualche visitatore di buona volontà.
Leo Sinzi G.C.
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