sabato 5 giugno 2021

Palazzo Sclafani



Leo Sinzi ripropone qui un suo post già pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche".

Approfitto della possibilità offerta dal FAI per visitare una delle più antiche dimore nobiliari di Palermo e acquisire dai gentili e preparati ciceroni notizie sulla sua storia, l'architettura, le opere d'arte.

- "No Mastro, no! Non sia mai che il mio detestato cugino Manfredi possa vantare una residenza   (Palazzo Charamonte detto lo Steri)  che per magnificenza prevalga su quella degli Sclafani, Famiglia di fulgida discendenza normanna". Così, immagino, l'avvio del progetto e, nel 1330, la realizzazione - in posizione strategica tra il Palazzo Reale e la Cattedrale - del magnifico Palazzo di Matteo Sclafani, Conte di Adernò e ricchissimo feudatario. Palazzo dalle facciate segnate da mirabili bifore incastonate in archi di tarsie bicrome che si intersecano in un disegno armonioso, di chiara ispirazione orientale.
Gran parte dell'arioso porticato colonnato del piano terra e del sovrastante loggiato, fulcro della nobile dimora, è stata distrutta dai bombardamenti dell'ultima guerra mondiale. Una parete del porticato ospitava il famoso affresco titolato "Il trionfo della morte" (XV Sec.), rimosso nel 1944 per preservarlo dai rovinosi effetti delle bombe, ed oggi conservato presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis.
Palazzo Sclafani, nei secoli ha subito manomissioni e rivisitazioni architettoniche che ne hanno stravolto l'originario aspetto. Sotto il regno di Alfonso V d'Aragona detto il Magnanimo (fine XIV secolo) ne fu decisa la destinazione ad "Ospedale Grande e Nuovo" (fino a metà ottocento) , quindi fu affidato ai militari per farne una caserma. Ultimati i recenti restauri, un'ala dell'edificio è stata adibita a Centro culturale e artistico.




Il portale meridionale è sormontato
da una edicola decorativa che reca
simboli araldici e culmina in una
pregevole aquila marmorea realizzata
dallo scultore Bonaiuto da Pisa.




Stemma della Famiglia Sclafani:
" Le due gru che si guardano".
In alto le insegne della Casa d'Aragona in Sicilia,
della Città di Palermo e dei Re aragonesi.





Ai piedi dell'edicola si legge questa lapide.




Altra insegna degli Sclafani posta sulla facciata
nell'angolo rivolto verso Piazza della Vittoria.



Palazzo Sclafani, affacciato sulla Piazzetta San Giovanni Decollato,
visto dall'Arco dei Biscottai. In fondo, sulla sinistra, è visibile
l'ex Monastero di Santa Elisabetta (Sec. XVIII),
attuale sede della Squadra Mobile della Questura.




Prospetto orientale.



 L'INTERNO



Archi di tarsie bicrome e rosoni di chiara matrice islamica
 decorano il prospetto interno del Palazzo.




Archi ogivali ed a tutto sesto chiudono le aperture del vasto salone del secondo ordine.




La corte interna circondata dal porticato, in parte ricostruito.
 Un'area del cortile è occupata da scavi archeologici.




La "Sala delle bifore" prende il nome dallo stile architettonico delle aperture ricorrente nei palazzi normanni.
La finestratura consente di affacciarsi sulla Piazzetta San Giovanni Decollato.
Le due file di anonime finestre, che parimenti si aprono nella parte bassa del prospetto meridionale (divisa da quella superiore da una aggettante fascia marcapiano), risalgono invece agli anni ottanta del Sec. XIX e nascono da sopravvenute esigenze logistiche dei nuovi inquilini dell'Esercito italiano.
La struttura lignea del soffitto è una palese ricostruzione di epoca moderna.
Il locale per la sua ampiezza ben si prestava alle udienze del Capitano di Giustizia e Maestro del Regno, Matteo Sclafani.




 

Le bifore sono sormontate da un rosone centrale - ognuno di diverso disegno - lavorato a traforo.




Nel vano scala questa finestrella
  dalla profonda  strombatura.




 
 Elementi architettonici e decorativi, aggiunti nei secoli,
 rispecchiano il gusto dell'epoca di realizzazione.


 

Nella foto, il portico meridionale, l'area archeologica esterna e parte del pavimento ciottolato.





Doppio arco ogivale con finestrella di chiara impronta araba.





Sotto il portico meridionale si può ammirare la copia del quattrocentesco "Trionfo della Morte";
l'unico affresco rimasto dei quattro che trattavano il medesimo tema.





Copia de "Il trionfo della morte" (600 X 642 cm). L'originale di metà '400 - rimosso nel 1944 per preservarlo dai rovinosi effetti delle bombe dell'ultima guerra - oggi è conservato presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis. L'opera è di autore ignoto, forse non italiano, in quanto - a detta degli esperti - dimostra di possedere buona padronanza dello stile tardogotico franco-catalano. Per il tema rappresentato nel dipinto, si tende ad escludere un committente aristocratico o un alto prelato e si pensa possa essere stato commissionato dal Rettore dell'Ospedale Grande dell'epoca. Nei personaggi colpiti dalle frecce della Morte-Peste (al centro), che cavalca uno scheletrico cavallo, si riconoscono papi, vescovi, monaci, regnanti, poeti, gran dame e cavalieri; a destra un gruppo di nobili con aria di superiorità sembrano non interessati a quanto accade allato e continuano nei loro svago preferito: la caccia, mentre ascoltano musica di liuto ed arpa ritenuta, al tempo, melodioso rimedio contro il morbo; a sinistra i cerusici con i loro attrezzi e la plebe costituita da straccioni, storpi e miserabili in genere che, in quanto tali, invocano la morte liberatrice dalle loro sofferenze, ma restano inascoltati.



Scala interna con lucernario bicolore




Locali (restaurati) che fino al 1853 ospitarono l'Ospedale Grande e Nuovo.




Colonne doriche sostengono le volte dell'ospedale voluto,
 nel 1435, da Alfonso V il Magnanimo.



 
Portale marmoreo apposto in epoca successiva al '500




Pavimentazione originale del nosocomio aragonese.




 Scavi archeologici, effettuati nei locali attigui all'ospedale,
 hanno riportato alla luce vestigia delle antiche mura cittadine.




Il loggiato orientale, distrutto dai bombardamenti, è stato sostituito da strutture che oggi ospitano
Il Comando Regione Militare Sud.




Finestre strombate, volte a crociera ed archi ogivali di chiaro gusto arabo, abbelliscono
 il locale che precede la Cappella palatina.




Altra immagine della chiesetta.




Il Santuario della Cappella.




Un poderoso arco a sesto acuto  accoglie i due archi a tutto sesto che immettono nella Cappella.














 Leo Sinzi

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