martedì 18 giugno 2019

Teatro Nuovo Montevergini


La costruzione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Montevergine fu avviata nell'ultimo scorcio del '600, in sostituzione di un piccolo Tempio di fine quattrocento inglobato nel complesso monastico guidato dalla Badessa, di nobili natali, Luisa Settimo. Le Clarisse, verso la fine del XVII Secolo, oltre ad ingrandire la loro Casa ottennero dalle Autorità ecclesiastiche le necessarie autorizzazioni per erigere la nuova chiesa. Del loro Monastero oggi  rimangono  tracce all'interno dell'Istituto Tecnico Statale per Geometri "Filippo Parlatore", costruito al posto del demolito Convento, ed in un vicino vicolo.  Il progetto dell'edificio di culto venne affidato  all'Architetto gesuita Lorenzo Ciprì (m. 1703).
La foto di Leo Sinzi mostra il secondo ordine del prospetto segnato da paraste scanalate e nicchie arricchite da mirabili rilievi decorativi. Rilievi realizzati nei conci di tufo assemblati in un gradevole insieme barocco. L'edificio chiude in altezza con la loggia dai sedici archi a tutto sesto, realizzata per consentire alle monache di spaziare con lo sguardo.


Nel medaglione dalla festosa cornice posto all'interno del timpano triangolare è visibile il rilievo con lo stemma del Secondo Ordine Francescano costituito dalle Clarisse: due braccia incrociate intorno alla Croce: uno, quello di Cristo ignudo e l'altro di San Francesco coperto con il saio, a rappresentare la conformità agli insegnamenti di Cristo.




La nicchia di destra ospita Santa Rosalia (Sec. XVIII)
che reca in mano il teschio e la croce
(simboli della Patrona di Palermo).




Nicchia di sinistra con la statua di Santa Chiara (Sec. XVIII),
la fondatrice dell'Ordine delle Religiose contemplative,
 "Le Clarisse", che da Lei presero il nome.



Nell'immagine, la facciata barocca - disegnata dall'Architetto del Senato palermitano Andrea Palma (*1644- +1730) che dopo la  scomparsa del Ciprì ne continuò l'opera: due ordini sovrapposti divisi da una  fascia marcapiano impreziosita in tutta la sua lunghezza da artistici rilievi e protetta da un aggettante cornicione dalle linee spezzate. I decori settecenteschi dell'interno furono affidati a grandi artisti quali il Borremans e il Velasquez. Una Annunciazione di Pietro Novelli oggi si trova presso il Museo Diocesano. Nel tempo la chiesa è stata soggetta a diverse vicissitudini: sottratta al culto dalla ventata anticlericale che seguì l'unità d'Italia, venne vandalizzata e depredata, quindi destinata a scuola professionale (detta degli "Artigianelli"); in epoca fascista fu sede del partito; nel dopoguerra sede di Tribunale, poi di un Sindacato. Recenti lavori di restauro hanno consentito di salvare gli affreschi del pittore fiammingo per farne ambientazione dei lavori teatrali portati sulla scena da un gruppo di attori d'avanguardia, i quali hanno ottenuto dal Comune la disponibilità di quel luogo una volta sacro. Purtroppo le incombenti e mastodontiche strutture teatrali privano il visitatore della visione d'insieme del sottocoro, dell'aula, delle quattro cappelle parietali, dei due coretti e dell'ottocentesco cappellone centrale.





 
Sull'architrave dell'ingresso, su Piazza Montevergini,
 spicca questo altorilievo recante l'emblema degli "Artigianelli".





Nella foto, l'originale campanile a bulbo rivestito di maioliche dipinte.

 



 
Quattro colonne reggono il Coro. La volta del sottocoro,  tra il bianco dei riquadri del Palma e le lamine d'oro degli spazi non affrescati, esibisce gli splendidi dipinti di  Guglielmo Borremans (Anversa 1670 - Palermo 1744).





Sulle pareti del sottocoro, incorniciate da architetture ad effetto tridimensionale,
 sono visibili  le scritte recanti  notizie sulla costruzione della chiesa.





Una delle Cappelle parietali decorata con stucchi.





La volta della navata (unica) affrescata da Guglielmo Borremans entro le cornici disegnate da Andrea Palma.





Il riquadro centrale con " Gloria dell'Ordine Francescano".





 
Particolare della volta con il Padreterno, Gesù e Maria circondati da uno stuolo di cherubini.





Il catino del cappellone decorato a spicchi 
con figure geometriche.





La volta della navata (innanzi al coro) offre questo tondo con cherubini.
 Sul bordo, la firma del pittore fiammingo e l'anno (1721) di esecuzione degli affreschi.





 
Volta del sottocoro con affreschi del Borremans entro cornici prospettiche disegnate dall'Arch. Palma a loro volta circondate da lamine d'oro. Riquadro centrale con "Emblema francescano". Nei riquadri periferici: "Le Virtù".





 
Particolare con l'emblema dei Francescani retto da due Serafini.





Le quattro Virtù Cardinali: Fortezza; Temperanza





Giustizia; Prudenza.





Speranza (Virtù teologale)





Il Coro delle monache - chiuso da grate a maglie fittissime,
 secondo le regole dei Monasteri di clausura - sovrasta i gradoni del Teatro.





Affreschi nella volta e nelle vele della "Sacrestia dei Sacerdoti"





Una sorta di open bar, sotto il portico laterale, a servizio del Teatro.





Il campanile maiolicato a forma di cipolla
 e la loggia dei sedici archi, visti dal Vicolo del Giusino.



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 Leo Sinzi 


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