Il Teatro Bellini è sito nell'omonima piazza, in splendida compagnia della Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (la Martorana), della Cappella di San Cataldo, della Chiesa di Santa Caterina con il contiguo Convento domenicano e del Palazzo delle Aquile (retroprospetto), sede del Comune. Fu costruito agli albori del XIX secolo, per essere destinato prevalentemente ad opere liriche e concerti, al posto di un suggestivo edificio in legno, con utilizzo scenico poliedrico, voluto - nel secondo quarto del settecento - dalla Famiglia proprietaria del contiguo Palazzo, i Valguarnera, Marchesi di Santa Lucia. Fu inaugurato nel 1809 alla presenza di Ferdinando IV di Borbone (re nasone). Il maestro Gaetano Donizzetti, tra il 1825 e il 1826, vi esibì il suo estro artistico. Nel primo novecento venne adibito a cinema e ribalta d'avanspettacolo. Un incendio, nel marzo 1964, pose fine ad ogni attività di quello che fu il Real teatro Carolino (dedicato alla Regina Carolina d'Austria, moglie del succitato Sovrano, ed entusiasta frequentatrice del teatro al tempo del soggiorno palermitano). Attualmente è oggetto di lavori di recupero e restauro.
Il prospetto fu disegnato dall'Arch. Rosario Torregrossa Palazzotto.
Il Teatro dopo L'unità d'Italia prese il nome di "Vincenzo Bellini". La lunetta centrale - affiancata da una doppia coppia di colonne ioniche - reca una ghirlanda con il volto del celebre compositore catanese.
Al culmine del parapetto d'attico, tra due vasotti, si distingue lo stemma coronato del Regno d'Italia.
Scalone monumentale con soffitto a cassettoni.
Il "Carolino" poteva accogliere 274 spettatori.
I posti a sedere erano ripartiti tra platea, palchi (disposti in quattro
ordini) e loggione. Decori e affreschi furono distrutti dalle fiamme del '64.
Scala in marmo rosso, ad uso privato, che univa i palchi alla vicina aristocratica dimora.
Immagini del palcoscenico.
Uno scorcio di Piazza Bellini con il Teatro "Carolino" sullo sfondo, la Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio a destra e in primo piano, a sinistra nella foto, l'onnipresente simulacro della "Santuzza" (S. Rosalia) sul cassone di una "lapa".
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Leo Sinzi
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