Nell'ultimo scorcio del '500, in un'area della Kalsa che già aveva accolto edifici arabi e normanni, venne avviata la costruzione dell'Oratorio dei Bianchi con annessi locali di servizio. Eventi sfavorevoli (tra cui un incendio) protrassero i lavori fino al 1686. Il complesso fu voluto e prese il nome dalla Compagnia del SS. Crocifisso, detta dei Bianchi per il colore del saio con cappuccio indossato dai confrati: Aristocratici che accoglievano per tre giorni i condannati al patibolo per dare loro preparazione spirituale all'evento. I Bianchi godevano di grandi privilegi che spesso si traducevano nel diritto di porsi al di sopra della legge con conseguente denegata giustizia; tra i più eclatanti ricordiamo l'immunità di cui godevano i "Dispensatori di buona morte" nei tre giorni di "ufficio" nonchè quello di concedere la grazia con criterio discrezionale ogni venerdì santo, con inevitabili favoritismi di casta.
Dopo l'estinzione della Compagnia dei Bianchi, avvenuta attorno alla metà del XIX secolo, il complesso venne convertito in istituto scolastico. Nel 1987, dopo lustri di abbandono, è entrato nella disponibilità della Regione Siciliana che ha provveduto ai necessari lavori di restauro.
L'ESTERNO
In via dello Spasimo, un arioso pronao con cinque archi bugnati immette nell'aula della Chiesa della Vittoria. Nella parete opposta all'ingresso, una volta occupata dall'altare maggiore, una porticina si apre sullo scalone monumentale dell'Oratorio. I possenti pilastri sostengono la struttura del primo piano al cui interno si trova il Salone Fumagalli con i suoi splendidi affreschi.
Particolare del pronao con le volte a crociera.
Sulla sommità del prospetto, sotto la croce in ferro battuto, spicca lo
stemma coronato del committente: Fabrizio Alliata, Principe di Villafranca.
stemma coronato del committente: Fabrizio Alliata, Principe di Villafranca.
LO SCALONE MONUMENTALE
San Paolo e San Pietro.
La volta a crociera del vestibolo.
L'ultima rampa.
Putti sorreggono il velo della
Veronica con il volto di Cristo.
Le Sibille (insieme ai Profeti) erano considerate la massima espressione delle virtù e della sapienza e soprattutto (anche loro come Isaia, Geremia, Daniele etc.) conoscitrici della venuta del Messia.
I Profeti
La scala conduce al loggiato affrescato che funge anche da antioratorio.
Simulacro marmoreo di San Pietro, scultura
attribuita al grande Antonello Gagini (*1478- +1536).
L'AULA
La volta a padiglione offre una suggestiva decorazione a lacunari mentre nelle pareti longitudinali e in quella di fondo si possono ammirare nove quadroni con affreschi di Antonio Mercurio e Giuseppe Testa.
Su una mensola a ridosso degli ingressi sono esposte queste pregevoli sculture: "San Giovanni Battista" di Vincenzo Vitagliano (attivo nella prima metà del XVIII secolo) e "Cherubino".
"Decollazione di San Giovanni Battista" di Antonio Mercurio (*1660- +1738).
I quadroni delle pareti laterali, del pittore palermitano Giuseppe Testa (*1759- +1815), raccontano episodi del Vecchio Testamento: " Caino ed Abele" - "Arca di Noè"
" Sacrificio di Isacco" - "Abramo sacrifica un agnello a Dio"
"Mosè e le tavole della legge" - "Mosè e il serpente di bronzo"
"Giuditta decapita Oloferne" - "Ebbrezza di Noè"
In esso si riunivano i nobili componenti della Compagnia dei Bianchi.
Il soffitto con le architetture del Fumagalli dall'efficace illusione prospettica.
In un angolo del soffitto spicca la firma del Fumagalli
e l'anno di realizzazione dell'opera: il 1776.
Leo Sinzi
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