giovedì 30 maggio 2019

Villa Trabia alle Terre Rosse

Villa Trabia alle Terre Rosse prese il nome da una delle tante famiglie proprietarie, succedutesi nel tempo, che con maggior vigore vi lasciò la sua impronta: i Lanza,  che con Giuseppe (vissuto a cavallo tra il '700 e l'800) principe di Trabia e di Santo Stefano di Mistretta, Duca di Camastra, Conte di Sammatino e Mussomeli - sposato con Stefania Branciforte, Pricipessa di Butera, Leonforte e Scordia - la acquisì agli albori dell'800.

Divenne proprietà del Comune di Palermo nel 1984.

Il toponimo richiama la Contrada Malaspina alle Terre Rosse all'interno della quale si trova la Villa. Tale Contrada comprendeva un vasto quadrilatero cittadino, orientativamente delimitato dalle odierne vie Notarbartolo a nord - La Farina a  Sud  - Marchese Ugo ad Est - Terrasanta ad Ovest, che tra il XIX ed il XX secolo fu oggetto di intensa speculazione edilizia, con la realizzazione di ville classiche e liberty ed edifici di civile abitazione.

Il "viale della catena", che collega l'ingresso di Piazza Luigi Scalia con la casena, è abbellito da una grande esedra con balaustre dalle linee barocche.










L'Architetto Patricolo, nel decennio a cavallo tra l'ultimo '800 e il primo '900, rivisitò il parco sfruttando le cave di calcarenite della "pirrera", presenti in una depressione naturale del terreno, per creare suggestive grotte. Allo stesso livello, nel 1967, sotto le quattro arcate del ponte settecentesco venne realizzato il sottopasso - carrabile al centro e pedonale ai lati - di Via Piersanti Mattarella che divise in due il seicentesco parco. L'insigne architetto, peraltro, seppe interpretare ottimamente il gusto padronale e  rivoluzionò la struttura geometrica del parco realizzando un giardino "romantico": angoli ombrosi, raccolti; viali sinuosi e scarsamente illuminati , fontane; fiori e piante ovunque. Il tutto all'apparenza naturale e spontaneo, anche se la mano dell'uomo si notava negli elementi di supporto e ornamentali: serre d'orchidee, scale, cespugli e  pergole ad occultare panchine e sedili, simulacri prevalentemente allegorici, etc, disposti secondo una "ordinata" casualità. Giardino voluto per agevolare l'intimità, l'emozione relazionale, l'approccio poetico.







Laghetti come quello nella foto (asciutto al momento dello scatto)  furono disegnati dal Patricolo.


 


Un'ampia radura, all'intersezione tra il viale principale ed altri minori, accoglie la "Fontana del Glauco", opera dello scultore palermitano Filippo Pennino (*1755- +1801).















Particolari del gruppo marmoreo della Fontana del Glauco con tritone al centro, puttini e mostri acquatici alla base.




Alcune raffinate panchine in marmo e tufo provenivano dalla Villa dei Lanza di Bagheria.




L'Architetto Patricolo fece abbattere lo scalone esterno; curò altresì l'addobbo dei prospetti, laddove il timpano del finestrone centrale accoglie lo stemma dei Lanza con il leone rampante. I balconi sono chiusi da ringhiere in ferro battuto realizzate a petto d'oca. Putti affiancano Santa Rosalia posta all'interno della cimasa - addobbata di stucchi floreali - sulla corona d'attico.
Oggi, alcune sale ospitano uffici dell'Assessorato comunale alla Cultura e Turismo mentre altre sono destinate a finalità socio-culturali ed accolgono biblioteca per bambini, mediateca e internet point.











La corte della casena - esposta ad ovest verso la via Antonio Salinas è accessibile attraverso due anditi simmetrici aperti a nord e a sud.





L'ingresso, coperto da artistica pensilina in vetro-ghisa, che dalla corte conduce al vano scala, è sormontato dallo stemma bipartito dei Lanza e Branciforti.


 
Enorme ficus magnoiloides sul lato settentrionale
 della casena. Rami e radici aeree fanno da 
suggestiva scenografia per concerti e svariate
 manifestazioni culturali.








Le serre disegnate dal Patricolo erano provviste di stufe per assicurare un clima adeguato alle orchide ed alle altre specie esotiche.







Nel 1885, seguendo le direttive della Principessa di Trabia Sofia Galeotti, venne rivisitato l'intero giardino impiantando palmeti, ficus macrophylla, boschetti di araucarie, querce, lecci, agrumi, conifere, yucche, oleandri, robinie ed innumerevoli altre specie. Il Parco agli inizi del '900, accogliendo quasi 2800 diverse specie vegetali, anche esotiche, acquisì le caratteristiche di orto botanico; oggi  ne ospita circa 150.






Elementi architettonici in stile rococò abbelliscono la casena.

 




All'interno uno scalone a doppia rampa - scaturito dal genio del Patricolo - si arrampica in forma ellittica verso il piano superiore. Stemma Lanza e Branciforti affrescato sul soffitto.







 

Sala del primo piano corredata di camino in pietra.




La fontana ottagonale ricca di ninfee.




Pavimentazione a spina di pesce per il tratto sopraelevato del viale principale.









Particolari dell'ingresso monumentale le cui scelte architettoniche e decorative ricordano quello di Villa Trabia a Bagheria. L'altro accesso, con attigua casetta del custode, è stato aperto su via Antonio Salinas, nei pressi della casena.


Per accedere a Villa Trabia si attraversa il monumentale ingresso ottocentesco (anch'esso progettato dal Patricolo) con i due piloni in stile neoclassico addobbati con vasotti, pannelli in stucco recanti puttini e figure allegoriche sui timpani a triangolo.


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 Leo Sinzi

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