venerdì 11 giugno 2021

Palazzo Sant'Elia già S.Croce: museo... anche di se stesso


Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 24/12/2017.

Il palazzo S.Croce-S.Elia - sito in via Maqueda n. 81 - prende il nome da due dei proprietari che si sono succeduti nei secoli: la Famiglia Celestri dei Marchesi di Santa Croce che l'elesse a sua dimora già nel '600, per rivisitarlo nei tratti e negli addobbi verso la metà del XVIII secolo e la Famiglia Trigona dei Principi di Sant'Elia che ne venne in possesso, nel 1852, per lascito ereditario di Marianna, figlia nubile di Giovanbattista Celestri. Dal 1823 fu sede a titolo locativo - per diversi anni - del Senato Palermitano, causa l'inagibilità, determinata da sommovimenti sismici, del Palazzo senatorio ubicato nell'attuale Piazza Pretoria. Negli anni cinquanta del '900 ospitò un Istituto scolastico. Dopo un lungo periodo di abbandono e saccheggio, transitò in mano pubblica (Provincia). Era il 1984. Il recupero venne avviato nell'ultimo scorcio del '900 ed oggi ospita eventi culturali e prestigiose mostre d'arte (durante la visita ho avuto il piacere di ammirare alcune significative opere di Andy Warhol).


Una gentile guida rende edotti noi visitatori sulla storia, l'architettura e l'arte afferenti l'edificio. Così, oltre a quanto sopra riportato, apprendiamo che il primo marchese di Santa Croce, Giovanbattista Celestri, nel 1756 commissionò i progetti architettonici del suo sfarzoso palazzo a Nicolò Anito al quale succedette, nel 1760, l'arch. Giovanbattista Cascione. A quest'ultimo si deve l'addobbo decorativo del cortile maggiore.

L'ingresso dell'Edificio, con una composizione di piastrelle in ceramica, ricorda agli avventori i Giudici Falcone e Borsellino caduti per mano mafiosa.


 
Lo stemma dei Celestri, Marchesi di Santa Croce è affrescato sulla volta dei due androni che da Via Maqueda conducono alle corti del Palazzo.

La corte maggiore presenta un elaborato apparato architettonico-decorativo segnato da una moltitudine di colonne di marmo grigio culminanti in un gioco scalare di capitelli dorici e ionici. Due nicchioni accolgono le fontane con figure allegoriche (Prudenza e Giustizia, due delle quattro Virtù cardinali) realizzate dallo stuccatore Gaspare Firriolo (*1730 +1791). Logge tripartite dominano due prospetti del secondo ordine. La loggia sovrastante l'andito d'ingresso reca una losanga a rilievo con un fondo di foglie e frutti su cui posano lo stemma padronale e un cartiglio con la scritta latina "LUMEN DE LUMINE" "Luce da luce". Il cornicione perimetrale accoglie una serie di vassotti decorati con opere scultoree a rilievo.











La foto sulla sinistra mostra una delle due rampe dello scalone in marmo rosso di Castelvetrano che si divarica in andamento simmetrico dopo il breve tratto iniziale. Nei pianerottoli sono collocate delle sculture di mirabile fattura: "Maddalena Pallavicino Balbi" di Lorenzo Bartolini (* 1777 +1850) esponente del purismo italiano; l"Amplesso" di Antonio Ugo (*1870 +1950) e una "Madonna con Bambino".






Il piano nobile offre al visitatore la bellezza dei numerosi affreschi che decorano le varie sale



Una ricca balaustra - attorno allo stemma padronale - venne dipinta con tecnica trompe l'oeil dal napoletano Elia Interguglielmi (*1746 +1835).



Deliziosi panorami si possono ammirare sulle ante di alcune porte.




L'originale effetto prospettico crea una volta con lacunari, volute e  composizioni floreali. Al centro è un medaglione con allegoria.



Elaborato affresco di gusto barocco recante, al centro, una rappresentazione allegorica.


Diversi affreschi si devono al pittore Ottavio Violante, allievo del più famoso Gaspare Serenari (*1707 +1759).












 Leo Sinzi G.C. 



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LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE

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