Marzo 2011, una splendida giornata di sole: l'aria è tiepida, tersa e serena.Nel mio mattiniero peregrinare, mi incammino lungo Villa Bonanno ombreggiata dalle sue palme centenarie.
all'ingresso dell'area archeologica ne illustra il posizionamento
all'interno di Villa Bonanno.
Qualcosa, oltre una rugginosa cancellata, attira la mia attenzione:
un candido corpo acefalo e privo di propaggini inferiori giace supino
tra foglie lancinate ed un pietoso fiore di agrodolce. Entro, percorro
una passerella, mi accosto ai marmorei resti di quello che forse fu un
guerriero o forse un dio e che ora sta lì: umiliato, sconfitto.
Mi impongo di avanzare su quel viottolo ligneo: voglio indagare
quella ingloriosa fine.
Alla mia destra, una struttura reca su uno dei pilastri che la
sorreggono un pannello ove una premurosa penna, riconducibile alla
Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali, informa:
"Il complesso romano di Piazza della Vittoria costituisce uno degli elementi superstiti più significativi dell'antica Panormus, conquistata dai romani nel 254 a.C., nel corso della I Guerra Punica.
La parte della città che cadde per prima alla fine dell'assedio era chiama Neapoli (città nuova) e comprendeva la vasta area orientale della piattaforma calcarenitica compresa tra i fiumi Papireto a Nord e Kemonia a Sud; la zona occidentale e più elevata, dove è probabilmente da localizzare il primo emporion fenicio-punico fondato almeno nel VII sec. a.C., è ricordata invece dagli storici antichi col dome di Paleapoli (città antica) e pare fosse divisa dalla parte più recente grazie ad un muro di cinta, secondo un uso già attestato in altre città puniche d'occidente.
Un imponente sistema difensivo, di cui sono tuttora visibili resti monumentali in diversi punti del Cassaro, circondava inolstre l'intera piattaforma e garantiva la sicurezza della città.
Gli edifici romandi di Piazza della Vittoria sorgono quindi ai margini orientali della Paleapoli, della cui organizzazione urbanistica poco è noto e documentato.
La Paleapoli e la Neapoli sembrano tuttavia avere in comune l'orientamento del piano urbano che si basa su un unico asse portante Est-Ovest, oggi grosso modo ricalcato dal Corso Vittorio Emanuele, intersecato da una viabilità secondaria orientata in senso Nord-Sud e parzialmente rispecchiata dall'attuale trama viaria.
L'impianto, di tipo greco, ha comunque delle caratteristiche tipicamente puniche, tra cui appare assai significativa la supposta adozione di una unità di misura punica deducibile dalle dimensioni degli isolati (insulae) e delle strade.
Rimane tuttavia incerta l'epoca in cui tale piano urbano venne adottato, anche se studi e scavi recenti sembrano propendere una una datazione certamente precedente la conquista romana della città.".
nel tempo delle bighe e dei rudi centurioni che, lasciato il
Colosseo, eressero magnifiche dimore sul ciglio dei fiumi Kemonia
e Papireto.
di collocare l'area archeologica in quella che fu Panormus.
M'inoltro nel tracciato, calpestando qualche sperduto sassolino
che si diparte da colonne monche.
Altri pannelli mi dicono di un meraviglioso edificio
(di cui in sito rimangono tracce), con una vasca circolare
al centro del peristilio (cortile con porticato e colonnato),
le cui pareti erano ornate di mirabili mosaici asportati all'atto
del rinvenimento di inizio secolo (XX) ed esposti nel Museo
Archeologico Regionale "A. Salinas" di Palermo.
Nell'attesa di fare una capatina al museo di Via Bara all'Olivella 24,
mi soffermo sulle immagini che corredano i pannelli informativi
della Soprintendenza.
suddiviso in venti pannelli separati da un motivo a medaglioni e
mandorle, queste ultime racchiudenti raffigurazioni di pesci". Ammiro l'iimmagine del "Busto di Helios" e di quello di "Nettuno", nonchè "Dionisio sul Grifone", "Antiope e Zeus" e "Autunno". Infine, "Orfeo tra gli animali".
(Museo A. Salinas).
Un solerte custode mi rende partecipe della datazione dell'apparato
musivo: risalente ai primi decenni del III Sec. d.C., in età severiana.
Mi inoltro, un po' smarrito, tra cenni di mura d'arenaria,
pezzi di colonne e capitelli, forse memorie del sisma che
nel IV Sec. danneggiò gravemente il complesso.
Poi vedo un tratto di pavimento a motivi geometrici.
Altri tratti, parimenti realizzati con tecnica musiva,
mostrano bordure policrome e motivi vegetali.
Mi soffermo
sul bordo di pozzi bui.
Un cartello mi dice che alcuni di questi
pozzi, colmati in epoca sveva, raccoglievano acqua, altri
fungevano da fosse granarie (XVI Sec.). Apprendo, altresì,
di un sepolcreto sorto probabilmente dopo il terremoto del 365 d.c..
Tornando sui miei passi, mi sistemo in posizione ottimale innanzi al cosidetto Edificio B,
che già avevo incontrato al mio ingresso nell'area e leggo:
"Il mosaico che orna il pavimento della sala r (esedra o triclinio), venne rinvenuto il 30 settembre del 1904 e su di esso, nel tempo, si è concentrato l'interesse di numerosissimi studiosi.
Il mosaico, contrariamente alla maggior parte degli altri pavimenti musivi riportati alla luce nell'area, venne lasciato in situ e protetto dalla struttura fatta costruire agli inizi del Novecento su progetto di G. Damiani Almeyda.
A partire dal 1988 la Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo diede l'avvio ad una serie di interventi di recupero dell'area fra i quali il restauro del prezioso mosaico. Esso misura, compresa la cornice, 2,95 x 2,63 m ed è realizzato secondo la tecnica del cosiddetto opus vermiculatum, con minute tessere lapidee policrome, allettate in malta bianca, che nelle parti figurate hanno una misura media di 2 mm.
Una cornice decorata da festoni di foglie e frutta, intervallati al centro dei lati e agli ancoli da maschere tragiche, con eccezionali effetti luministici, racchiude il quadro centrale. Questo, purtroppo mutilo in più parti, raffigura una complessa scena di caccia.
Centro della composizione è l'albero spoglio ai piedi del quale si affrontano il cinghiale ed uno dei cani, in posizione d'attacco.
A sinistra è il gruppo del cavaliere con la lancia in lotta con il leone, chiaramente ricollegabile all'iconografia di Alessandro Magno.
Sulla destra sono invece un altro cavaliere, che sta giungendo in aiuto del primo e la figura di un uomo in fuga nel quale, per le vesti e l'arco, è riconoscibile un persiano.
Varie e numerose sono le interpretazioni della complessa opera musiva, mentre per quel che riguarda l'attribuzione del cartone originario l'opinione degli studiosi sembra convergere sulla figura di una delle più grandi personalità della pittura greca della fine del IV secolo a.C.: Philoxenos di Eretria.
Al maestro del primo periodo ellenistico è stato attribuito anche il cartone originale del famoso mosaico di Alessandro alla battaglia di Isso, proveniente dalla casa del Fauno a Pompei, datato alla fine del II secolo a.C. ed evidente è l'analogia tra i due mosaici, non solo sotto il profilo compositivo e formale, ma anche tecnico.
Per quel che riguarda la cronologia, l'analisi su basi essenzialmente stilistiche ha portato a datazioni oscillanti tra la seconda metà del III secolo al 1 secolo a.C. mentre i dati archeologici fanno oggi propendere per una realizzazione nell'ultimo quarto del II secolo a.C, in relazione alla prima fase costruttiva dell'Edificio B.".
Un altro custode mi rende edotto della scoperta di tale edificio,
avvenuta nel 1904, per merito del Professore d'archeologia
dell'Università di Palermo Antonio Salinas (1841-1914).
All'interno del moderno portico che lo protegge dalle intemperie,
posso ammirare direttamente il ricco mosaico (decorazione del
pavimento del triclinio) che già avevo contemplato nel pannello in loco:
"La caccia di Alessandro" che si fa risalire alla fine del II Sec d. c..
acquisisco utili notizie per meglio interpretare
il meraviglioso mosaico.
posti su tre lati della tavola sui quali si sdraiavano i commensali)
decorato con il mosaico "La caccia di Alessandro".
Imbocco il cancello che immette su Villa Bonanno,
mi sembra di sentire: Ave! Sarà stato il vento.
Prossima tappa il Museo A. Salinas.
Leo Sinzi
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