Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 19/11/2012.
La prima chiesa sulle colline di san Martino delle Scale, secondo tradizione, venne costruita per volere di Papa Gregorio Magno, attorno al 590, unitamente all'Abbazia benedettina rasa al suolo, alcuni secoli dopo, durante l'occupazione araba dell'Isola (820 ca.). La rifondazione si ebbe verso la metà del '300 grazie ad uno sparuto gruppo di monaci benedettini provenienti da un convento situato sulle pendici dell'Etna, in quel di Nicolosi. La compagine, sostenuta dall'Arcivescovo Emanuele Spinola, ebbe come guida Angelo Sinisio, religioso di grande fede e spirito organizzativo. L'abnegazione dei frati ed il supporto economico del Sinisio, appartenente ad una ricca famiglia, e di altri benefattori, nel tempo portarono dei frutti: si pose mano a un edificio di culto (di cui rimane un portale e un'acquasantiera) e alle prime fabbriche conventuali.
Lapidi parietali informano che nel 1561 si cominciò a lavorare all'attuale chiesa, consacrata al culto nel 1602.
Con la soppressione degli Ordini religiosi, disposta dal nuovo Stato Italiano con legge del 7 luglio 1866, la vita della Comunità benedettina subì una battuta di arresto. Riprese il cammino alcuni anni dopo grazie all'ostinata opera di Frate Ercole Tedeschi.
Medaglione con "San Martino e il mendicante" nel muro di cinta, sopra l'ingresso al sagrato.

Facciata dal sobrio stile tardo-rinascimentale
appena disegnata da lesene in marmo grigio
e cornicioni leggermente aggettanti.
marmoree con scritte che ricordano importanti eventi
che hanno inciso sulla vita della chiesa e dell'Abbazia.Quella nella foto di sinistra reca il MCCCCCLXI (1561) come anno di inizio dei lavori di costruzione della chiesa.
A DX si legge il MDLXXXV (1585)
che hanno inciso sulla vita della chiesa e dell'Abbazia.Quella nella foto di sinistra reca il MCCCCCLXI (1561) come anno di inizio dei lavori di costruzione della chiesa.
A DX si legge il MDLXXXV (1585)
quale anno di ultimazione dei lavori.
di due Santi Pellegrini rappresentati con il
simbolico bastone.
Sul campanile spicca questo orologio con la scritta "Carpe Diem" - Cogli l'Attimo, locuzione estrapolata dalla riflessione di Orazio contenuta nelle sue Odi : " Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero" <Mentre parliamo il tempo invidioso è passato: cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani;.
Escludendo per ovvi motivi l'interpretazione più a buon mercato del famoso motto latino - quella, cioè, che una visione che rasenta l'ateismo indirizzerebbe verso l'edonismo, il piacere effimero, massimo ed immediato, nell'incertezza del futuro - qui, ritengo debba intendersi come invito a coltivare "oggi" comportamenti che permettano di vivere nella grazia di Dio.
All'ombra del Campanile, un po' sacrificata tra i corpi di fabbrica, la stupenda Fontana con cui Ignazio Marabitti (1719-1797), scultore palermitano, ha voluto rappresentare il Fiume Oreto. A DX: La Fontana vista frontalmente.
L'artistico portale sul lato destro del sagrato
è sormontato da questo scudo incorniciato
in un cartiglio che reca, in rilievo, il simbolo
benedettino (tre colli sormontati da una croce
ed il motto PAX) e l'indicazione dell'anno 1650.
ed il motto PAX) e l'indicazione dell'anno 1650.
La parte della chiesa (sopraelevata rispetto al resto dell'aula)
riservata agli officianti ed ai cantori. Al centro l'altare maggiore.
Il grande Coro, dai meravigliosi rilievi, si deve all'estro dei maestri intagliatori napoletani Giovanni Battista Vigilante e Nunzio Ferrara (1591 - 1597). Presenta sessantotto stalli lignei ed un raffinato leggio centrale. Sulla parete destra del Coro tre dipinti di Paolo De Matteis: "San Mauro e il Re Teodoberto"; "San Placido, San Mauro e San Benedetto"; "San Martino con il Mendicante". Sopra il Coro di Sx tre opere dello stesso De Matteis: "San Benedetto e Tolita"; "San Placido al martirio"; La cena dei bisognosi con San Gregorio".
Martino dona al mendicante metà del suo mantello.
L'Organo, realizzato da Raffaele della Valle nell'ultimo scorcio del '500 venne ristrutturato e ampliato da Francesco La Grassa due secoli dopo. Il meraviglioso strumento musicale, sottoposto a restauro negli anni ottanta, oggi è dotato di energia elettrica per il suo funzionamento E' composto da circa quattromila canne che con il loro suono deliziano quanti hanno la fortuna di assistere ai concerti.
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Nella foto le armoniose linee che nascono dall'incrocio
tra il presbiterio e i due transetti che costituiscono
una caratteristica architettonica della chiesa.
tra il presbiterio e i due transetti che costituiscono
una caratteristica architettonica della chiesa.
La pala d'altare reca "San Benedetto consegna le sue Regole agli Ordini religiosi e
cavallereschi" Opera del 1635 del famoso pittore monrealese Pietro
Novelli (1603-1647).
Sul timpano mistilineo e spezzato sono collocate tre statue. La figura femminile al centro ricorda simili rappresentazioni della Misericordia. Alla sua destra l'Agnello (noto simbolo sacrificale) e il fuoco che solitamente sta a simboleggiare la vittoria della luce sulle tenebre. Alla sua sinistra un cartiglio con le parole: CHRISTIANA RELIGIO CONFIRMATA. Il mensolone di sostegno, sotto, reca la scritta: MAGNO PARENTI ET MAGISTRO e l'anno 1717.
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Sul timpano le figure allegoriche della "Carità" (al centro),
della "Fede" (a destra) e della "Speranza" (a sinistra) con
l'ancora (Cristo).
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La cupola ottagonale dalle sobrie decorazioni
I simulacri in marmo nero e bianco e gli ovali con figure ad altorilievo, furono realizzati dal Frate benedettino, novizio presso l'Abbazia, Giuseppe Pampillonia (1673-1741).
Cappella della Madonna della Consolazione
(a Dx del Presbiterio)
Sulla volta della cappella questo affresco ottagonale con Vergine in Gloria. Nella rappresentazione iconografica la veste rossa simboleggia l'umanità di Maria ed il manto azzurro che la ricopre la sua divinità.
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Cappella affiancata al presbitero (lato Dx)
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Nelle foto la volta del Transetto minore e l'orologio zodiacale. Nel braccio destro si apre l'ingresso alla Sacrestia in cui sono conservati le salme di quattro Santi - tra le quali quella del rifondatore della Comunità benedettina di San Martino delle Scale, Angelo Sinisio - e più di mille reliquie.
La Sacrestia, unitamente alla Cappelle ed al Transetto, conserva la pavimentazione seicentesca.
Nel braccio destro del Transetto minore si può ammirare questo splendido portale detto del Sinisio per affermare la sua appartenenza alla chiesa voluta nel XIV secolo da Don Angelo. E' composto da 14 formelle che descrivono la Passione di Cristo.
Sul lato sinistro del transetto - dirimpetto al Portale del Sinisio - è questo portone dipinto con 16 riquadri di cui 14 illustrano il percorso Mariano dalla Nascita all'Incoronazione e due (in basso) l'anno di realizzazione: il 1745.





Sul lato sinistro del transetto - dirimpetto al Portale del Sinisio - è questo portone dipinto con 16 riquadri di cui 14 illustrano il percorso Mariano dalla Nascita all'Incoronazione e due (in basso) l'anno di realizzazione: il 1745.
Nel Transetto minore destro anche questa bellissima
acquasantiera dell'epoca dei benedettini di Sinisio
che reca un ovale a rilievo con San Martino e l'incisione dell'anno di realizzazione: il 1396.
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"Madonna con Sant'Anna e Santi Benedettini" (1727)
Tela del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1672-1744).
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3° Cappella a Sx
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dell'Epifania (1° Dx). Pala: "Epifania" XVII Sec. di Gaspare Vazzano o Bazzano detto lo Zoppo di Gangi
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Pala: "I sette Arcangeli" di Gaspare Vazzano (1562-1633) detto lo Zoppo di Gangi
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Pala: "Immacolata e Sante Vergini" di Paolo De Matteis che ha rappresentato la "Patrona" di Palermo con l'abito dell'Ordine di San Benedetto e la croce di Malta sul petto. Ai piedi dell'Immacolata anche le altre Sante Protettrici di Palermo: Agata, Cristina, Ninfa e Oliva.
Particolare con due angiolini che reggono la piantina di Palermo.
Sotto si legge la firma dell'autore del dipinto.
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Cappella del Battista (4° DX)
Pala: "Giovanni Battista predica nel deserto" (1608) di Filippo Paladini (1544-1614)
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Pala: "San Mauro e Re Teodoberto" (1607) di Gaspare Bazzano e aiuti.
Nella parte bassa del dipinto (sopra i quadretti con miracoli di San Mauro)
si può leggere la firma dell'autore: "Zoppo di Gangi")
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si può leggere la firma dell'autore: "Zoppo di Gangi")
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Addossata alla controfacciata (lato Dx),
questa acquasantiera sorretta da un'arpia
e sormontata da una lapide in cui viene
ricordata la consacrazione al culto della
chiesa, avvenuta il 20 Maggio 1602.
Recentemente, in data 11 novembre 2012,
dopo tre anni di chiusura per restauri, la chiesa
è stata riaperta ai fedeli, accorsi numerosi.
Presenti Autorità civili e religiose.
questa acquasantiera sorretta da un'arpia
e sormontata da una lapide in cui viene
ricordata la consacrazione al culto della
chiesa, avvenuta il 20 Maggio 1602.
Recentemente, in data 11 novembre 2012,
dopo tre anni di chiusura per restauri, la chiesa
è stata riaperta ai fedeli, accorsi numerosi.
Presenti Autorità civili e religiose.
Leo Sinzi
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