mercoledì 7 aprile 2021

Villa Adriana ai Colli


(Riproposizione di un mio post del 24 Gennaio 2018)

Stavolta le Vie dei Tesori (encomiabile iniziativa di promozione culturale) mi conducono nella Piana dei Colli. Al civico 280 di Via San Lorenzo, una brutta inferriata racchiude una splendida villa. I visitatori sono accolti sul cancello da una fanciulla dai tratti delicati che, dopo essersi presentata come componente del Club Itaca Palermo Onlus (Centro non sanatorio di riabilitazione) e, per l'occasione, come cicerone,  rende edotti sulla storia, l'architettura, le opere d'arte e quant'altro afferisca a quell'affascinante edificio. Così apprendo che la nobile dimora fu voluta, verso la metà del settecento, dal Marchese Giacomo Mariano Majada. Un ventennio dopo, passò alla Famiglia Statella-Grifeo, marchesi di Spaccaforno (oggi Ispica). Nel decennio post unità d'Italia venne acquistata dai Chiaramonte Bordonaro con Alessandro sposo amorevole di Adriana Genuardi, alla quale pensò bene di titolare la villa. Nel 1950 entrò nella disponibilità delle Suore missionarie dell'Eucarestia.

Di primo acchito viene mostrato il portale con una coppia di colonne doriche che reggono l'epistilio e il soprastante fregio arricchito da triglifi. A fianco un avveniristico (per l'epoca) meccanismo in ferro che favoriva i movimenti di un tendaggio.

Stucchi adornano la facciata. Ben conservato appare quello che decora timpano a lunetta e frontone posti, in posizione centrale, nel secondo ordine. Su di esso - a coronamento del muretto d'attico - incombe  un plastico drappo con le insegne degli Statella (due alabarde e due castelli nei quarti) e dei Grifeo (leone passante su sbarre).

Il vestibolo, triplo e passante, esibisce pregevoli affreschi. 



La volta reca il dipinto a trompe l'oeil di una balaustra che incornicia un cielo su cui svolazzano due amorini alle prese con un cordone dorato.
 

Strumenti musicali lasciano intuire una delle passioni dei nobili proprietari. Le insegne araldiche dei Bordonaro (leone rampante, elmo) unite a quelle dei Genuardi (due gambe uscenti dalla fiamma) figurano nei due scudi affrescati sulla volta del primo vestibolo.
   

Il retroprospetto presenta elementi architettonici classici e decori a bassorilievo. I pannelli sovraporta del pianterreno recano coppie di amorini in stucco mentre quelli del piano superiore sono adornati, prevalentemente, da festoni.


Una scala a tenaglia, con gradini rivestiti di marmo rosso, conduce al piano nobile. Qui una doppia voliera affianca il portoncino che immette nel primo ambiente. Notevoli il pavimento maiolicato e gli alti pannelli sovraporta recanti paesaggi.






L'affresco di una sala reca rimandi amorosi.


Il salone da ballo viene inteso come "Atrio della Psiche": "Atrio" per via dell'effetto "aperto" prodotto  dai mirabili affreschi di Vito D'Anna (*1718 +1769); "Psiche" qui -  forse -  intesa come "anima" e "respiro vitale", secondo l'accezione greca. Alcuni studiosi attribuirebbero le opere verticali al napoletano Elia Interguglielmi (*1746 +1835)

 
Il Giorno e la Notte di Vito D'Anna, insigne interprete del rococò palermitano. La figura muliebre, allegoria del giorno, stringe nella mano sinistra un gallo (massima icona dell'alba); ai suoi piedi un amorino volta le pagine di un libro evocando il passare dei giorni. La Notte è riconoscibile dalle ali di pipistrello, dal mantello stellato, dall'amorino in sonno tra le braccia.


La gentile guida attira la nostra attenzione sul muretto d'attico ornato di festoni che l'artista ha riprodotto simile (vasotti compresi) a quello reale che, all'esterno, corona la villa.


Nelle quinte parietali riconosciamo, tra l'altro, il Tempietto di Vesta, Alessandro Magno; Cibele afflitta sulla tomba dell'amato; Muzio Scevola, Cleopatra. Le architetture mostrano colonne corinzie, fregi istoriati, lacunari. Abbondano gli elementi simbolo della Conoscenza.



Altra sala con addobbo decorativo rococò.



 


L'attuale cappella, un tempo adibita ad attività diverse dal culto, presenta sovraporte con amorini e festoni. Dal magnifico soffitto emergono ipercromatiche composizioni floreali. Le immagini affrescate sulle pareti sono state ricoperte con anonima carta da parati in quanto ritenute inadatte ad un luogo religioso.
 







Al piano terra è l'ex cappella dalla volta a crociera affrescata con cartigli e stemmi. Oggi ospita i volontari impegnati nel Progetto Itaca di cui si fa cenno sopra, ed una biblioteca.



 

Leo Sinzi (zio-silen)

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LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE

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