Gesù, quanto ho creduto
nel lucida labbra.
Non ho mai creduto
nei diminutivi, nei vezzeggiativi ma, Gesù,
il lucida labbra...
una laguna, un’oasi, un paradiso, un miraggio,
il riflesso di un miraggio.
Ma erano solo le luci, i faretti appesi, gli specchi,
era tutto un gioco, il riflesso di un gioco.
Ma eri più bella della più bella della scuola.
Avevi gli scaldamuscoli ai polpacci.
I fianchi fatti apposta per essere cinti,
il collo per essere sfiorato.
Eri atletica
più atletica della più bella della scuola.
Avevi un unico neo
ed era bellissimo.
E ho creduto tutto quello che ho potuto
in un pomeriggio, l’ho visto riflesso
nelle tue labbra per un attimo.
Se m’avessi baciato sarei morto.
Invece è morto il pomeriggio,
sepolto nella sera.
Rinasceva primavera. Il Carnevale
si portava via la mia maschera
e insieme a lei me.
Ma era il riflesso di me. Ora lo so,
ed eccomi qui.
Versi di Stan
Foto di Leo Sinzi (zio-silen)
LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE
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