Leo Sinzi ripropone qui un suo post pubblicato su "Palermo e Dintorni ma anche" in data 7.2.2012.
Il Santuario di Sant'Antonio da Padova, meglio conosciuto dai palermitani come Chiesa di Sant'Antonino, si trova nell'omonima Piazza, convulsa convergenza di quattro arterie: la via Maqueda con la Porta di Vicari a Nord-Ovest, Corso Tukory a Sud-Ovest, Via Oreto a Sud-Est e Piazza Giulio Cesare (che si allunga verso Via Lincoln) a Nord-Est.
Costruita negli anni trenta del '600, unitamente all'attiguo Convento, per volere dell'Ordine monastico degli Osservanti Riformati di San Francesco, costituì l'avamposto logistico e sanitario della grande Casa francescana sita sulle colline di Santa Maria di Gesù. Presenta navata unica aperta ai lati su cappelle alternate a cappelline intercomunicanti. Gli stucchi decorativi settecenteschi della volta a botte (tra cui il cartiglio al centro dell'arco) sono riconducibili all'abile mano del Sanseverino. L'antisacrestia dovrebbe custodire il seicentesco dipinto di Gerardo Astorino con la "Madonna della Misericordia" detta "La Savona", il cui culto seguì i commercianti provenienti dal nord-ovest della penisola che si erano stabiliti in città.
Visitatori e fedeli vengono accolti dall'affresco del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (*1672-+1744) che, nell'intradosso dell'arcata del sottocoro, racconta la "Gloria di Sant'Antonio".
SX: Entrando nell'aula, la prima Cappella che si incontra sulla destra prende il nome dal dipinto sull'altare: "La Madonna dell'Aiuto". DX: "Santa Vergine di Betlemme o di Belèn", tradizionalmente ricordata come la "Madonna dell'Aiuto".
Edicola con "Cuore di Gesù" ( seconda cappella a Dx).
Affreschi settecenteschi nella volta della Cappella di San Francesco attribuiti al palermitano Giuseppe Cristadoro,allievo di Vito D'Anna.
Nella nicchia l'ottocentesco simulacro in legno di Sant'Antonio da Padova con il Bambino Gesù. Autore: Vincenzo Piscitello .
"La Cappella del Crocifisso ospita queste due tele (Sec. XVIII) raffiguranti due episodi della passione: "Fustigazione di Cristo legato ad una colonna" e "Flagellazione".
con decorazioni in stucco e affreschi.
L'altare in legno intagliato presenta analogie stilistiche
con quello della Cappella del Crocifisso.
Cappella del fonte battesimale (prima a SX) Sec. XVIII. In una nicchia, la statua di San Giovanni Battista
che, come il Fonte, risale al XX Sec.
Quadroni, negli spazi tra le cappelle illustrano, con tecnica a fresco, alcuni miracoli di Sant'Antonino. Furono realizzati in tempi diversi da Pietro Novelli (1603-1647) e Giuseppe Velasquez (nato a Palermo a metà '700 da genitori spagnoli ) che forse lavorò anche sui dipinti precedenti che si erano deteriorati.
Monumenti funebri dei Sacerdoti
Antonio Calcagna (m. 1773) e
Giuseppe Stella (m. 1758).
due braccia strette intorno alla Croce : uno, quello di Cristo ignudo e
l'altro di San Francesco coperto con il saio, a rappresentare la
conformità agli insegnamenti di Cristo.


SX: La facciata con il portale dal timpano arcuato e spezzato, su cui si inserisce la grande finestra ad edicola.
DX: Sull'architrave del portale è collocato lo stemma araldico di Filippo IV d'Asburgo, Re di Sicilia e di Napoli per 44 anni nel XVII secolo con il nome di Filippo III. La cattolica Casa regnante spagnola, tramite il Vicerè del tempo, Duca D'Alcalà, contribuì con cospicue elargizioni di scudi al completamento del complesso monastico. (Le insegne dello stesso sovrano sono visibili anche sulle quinte del "Teatro del Sole - Quattro Canti").
l'altro di San Francesco coperto con il saio, a rappresentare la
conformità agli insegnamenti di Cristo.
IL CONVENTO
DX: Parte centrale del prospetto meridionale in cui si riconoscono elementi decorativi neogotici.
La ventata anticlericale che seguì l'unità d'Italia determinò la soppressione degli Ordini religiosi e la sottrazione dei loro beni. Il Convento di Sant'Antonio da Padova venne affidato all'Esercito per acquartierare le truppe e per farne magazzini e forni che assicuravano i rifornimenti di pane a migliaia di soldati. I locali del complesso vennero stravolti e deturpati con modifiche ed integrazioni. L'immagine mostra la muratura di un tratto del porticato per farne alloggi.
< La volta a crociera del loggiato
meridionale a restauro ultimato.
meridionale a restauro ultimato.
< Ampio corridoio sul quale si aprivano le celle dei monaci.
^ Arco a tutto sesto in conci di tufo.
< Scala che conduce ai locali del primo piano.
Archeologia industriale: macchinario per la panificazione. ^
< Capriate a sostegno dei tetti.
L'antico Convento dal 2004 è entrato nella disponibilità dell'Università di Palermo che, in raccordo con la competente Sovrintendenza, ne sta curando la messa in sicurezza ed il restauro al fine di creare un polo linguistico e un museo di archeologia industriale. Da adibire, altresì, a mostre ed iniziative culturali.
< Binari per carrelli, atti al trasporto
di farina e prodotti finiti, nei luoghi
un tempo dedicati a preghiera
e contemplazione.
di farina e prodotti finiti, nei luoghi
un tempo dedicati a preghiera
e contemplazione.
^ Canne fumarie dei forni si levano verso il cielo.
Una vasta area ipogea creata dal Fiume Kemonia si estendeva sotto il complesso conventuale, interessando anche le zone limitrofe. Sfruttando queste cavità, si ritiene, sia stata realizzata la grande cripta - provvista di colatoi e vasche di raccolta degli umori cadaverici - che ospitò, tra le altre, le salme di artisti che lasciarono pregevoli opere fuori e dentro la casa francescana, quali Fra' umile da Petralia e Gaspare Guercio. Quest'ultimo, oltre che per la statua marmorea della Madonna di Trapani, viene ricordato per aver partecipato alla sistemazione della piazza antistante la chiesa. Lo spazio, di forma semicircolare era corredato di sedili perimetrali, statue ornamentali ed una Fontana, detta della Ninfa, in posizione centrale. Da qui dipartiva, in asse con il futuro Santuario ed estesa fino al mare, una larga via che prese il nome dal Vicerè dell'epoca (l'odierna Via Lincoln). Tale splendido esempio di talento architettonico venne in seguito distrutto in forza di opinabili scelte di sistemazione urbanistica: la struttura a semicerchio venne demolita e con essa l'antica Porta di Vicari, negli anni ottanta del '700 fu aperta l'attuale Via Oreto; la Fontana della Ninfa smontata e rimontata a Piazza Alberico Gentili ; il tracciato di Corso Tukory comportò l'abbattimento della prima cappella a destra del Tempio seicentesco.
Leo Sinzi
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LE "SOFFERENZE CONDOMINIALI IN VERSI" DEL MEDESIMO AUTORE SU YOUTUBE

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