Approfitto dell'encomiabile iniziativa del Comune denominata "Palermo apre le porte - La scuola adotta la città" per tentare di visitare un luogo solitamente poco frequentato e forse sconosciuto ai più. Così mi incammino verso la borgata dell'Acquasanta nella speranza di porre piede all'interno della Grotta sulle cui pareti, a decorrere dal 1022, fu possibile ammirare la sacra immagine della Madonna delle Grazie, della quale narrarono, tra gli altri, il Mongitore ed il Villabianca.
In loco, giovani e gentili ciceroni dell' I. S. Duca degli Abbruzzi - Libero Grassi, posizionati nei pressi di uno slargo chiuso da muretto e inferriata,
mi rendono edotto della storia di quella cavità naturale a pochi metri
dal mare, informandomi al contempo del divieto di accesso in
quanto proprietà privata.
Apprendo che già all'epoca dell'occupazione araba di Palermo (831-1072) in quella grotta sgorgava acqua ritenuta miracolosa da coloro che godettero dei suoi benefici effetti, e non solo. Miracoli attribuiti dai fedeli al volere della Vergine lì visibile in icona.
Da quell'acqua-santa, preziosa per i credenti, prese nome la contrada.
Per
ringraziare la Santa Madre dei suoi celesti interventi, tra il XIV ed
il XV secolo in quelle viscere di roccia venne realizzata una chiesa
composta dall'aula, dalla sacrestia e dal battistero con fonte battesimale scavato nel granito. Nei locali rimangono i
resti di due dei quattro altari, un tratto di pavimentazione maiolicata e qualche
residuo di affresco ai margini inferiori della volta (lato destro) e nell'imbotte di un arco.
Le
terre del Feudo Barca, con la grotta, agli inizi del '400 entrarono
nelle disponibilità del Monastero di San Martino delle Scale quale
lascito testamentario della pia Luisa Calvello Cesarea. I Benedettini
nel 1774 cedettero il luogo sacro ed i terreni contigui al facoltoso
aristocratico Mariano Lanterna (lontano parente di quel Bernardo
Lanterna eremita e custode della Chiesetta-grotta dell'Acquasanta) che
vi realizzò la sua dimora estiva (Villa Lanterna).
Nel
1871 i proprietari vendettero il complesso ai Fratelli
Pandolfo, religiosi di grande talento commerciale, che sfruttarono le
acque minerali (le cui proprietà terapeutiche, a detta degli esperti,
ricordavano quelle delle Terme di Montecatini) realizzando una
fabbrica per l'imbottigliamento del prezioso liquido sorgivo ed uno stabilimento per i bagni termali. La struttura vantava avveneristici servizi
quali vasche, calde e fredde, e docce.
Oggi quelle acque si perdono nel porticciolo della borgata marinara.
Un sabato di Maggio dell'A.D. 2017.
Un sabato di Maggio dell'A.D. 2017.
Torno in quel porticciolo dopo tre anni, in un tiepido mattino primaverile. Il cielo terso illumina il breve tragitto che da Villa Lanterna, attraverso il Cortile "Bagni Minerali" ed un andito che s'incunea nelle viscere dell'ex Stabilimento Pandolfo, conduce all'ingresso della grotta. La chiesetta - in concomitanza con una mostra di arti visive allestita presso la vicina Villa Lanterna - viene aperta al pubblico per gentile concessione dell'attuale proprietario. Il gruppetto di entusiasti visitatori è guidato dal Dott. Arrigo Amato, fondatore dell'U.C.A.I. (Unione Cattolica Artisti Italiani) che illustra lo storico sito con dovizia di particolari.
La cavità rocciosa si trova al livello del mare, alla base di un residence recentemente ristrutturato. Nei pressi dell'ingresso, una botola vetrata consente di scorgere l'acqua dell'antica sorgente miracolosa che defluisce verso il bacino.
Nella lapide commemorativa posta all'esterno della grotta si legge:
"DA PIU' SECOLI IL CULTO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE DIPINTA IN QUESTA
GROTTA DONDE SI ATTINGONO LE ACQUE BENEFICHE FECE DARE ALLA CONTRADA IL
NOME DI ACQUA SANTA CONSERVANDO LA TRADIZIONE E L'USO DI CURARE CON
QUESTE ACQUE DIVERSI MALORI E AVERNE GUARIGIONE. PIU' TARDI LA SCIENZA
MEDICA SPERIMENTANDONE LA UTILITA' NE HA PRESCRITTO L'USO RAZIONALE PER
BAGNI, DOCCIE E BEVANDE. I FRATELLI SACERDOTI PANDOLFO FONDARONO NEL
1871 ATTORNO A QUESTA GROTTA LO STABILIMENTO BALNEARE ADATTO ALLE
COMODITA' DELLE CURE. CONSIGLIERE E PROTETTORE DEI FONDATORI SIMONE
CORLEO".
Le foto sopra mostrano i due ingressi della grotta.
Uno degli ingressi del luogo di culto visto dalla terrazza di Villa Lanterna. In alto si staglia l'imponente mole dell'ottocentesca Villa Igea, edificio in stile liberty in cui viene esaltato l'estro dell'Arch. Ernesto Basile. In basso è il molo nel quale, un tempo lontano, attraccarono le navi puniche per trovare riparo dalle tempeste, per insediarsi nel territorio circostante e per fare di quell'anfratto un tempio dedicato al dio Baal.
L'altare maggiore (settecentesco) è l'unico sopravvissuto dei quattro originari. Tracce di un secondo altare si possono scorgere sotto la nicchia ricavata nella parete alle spalle del simulacro di Santa Rosalia.
Sopra l'altare maggiore è collocata la pala recante una Madonna con Bambino che, nelle intenzioni dell'artista, rimanda all'mmagine della Madonna delle Grazie venerata dai pescatori del posto già al tempo della dominazione araba. L'opera - donata dal socio fondatore dell'U.C.A.I., Arrigo Amato - è stata realizzata dalla pittrice romana Bernadette Ferrari.
Quanti, nel presbiterio, si ponessero con le spalle addossate all'altare maggiore potrebbero osservare una originale galleria quadrangolare realizzata al culmine della cupoletta naturale che sovrasta l'altare stesso. Pare servisse all'eremita per assistere in solitudine alle funzioni religiose.
La foto a destra mostra, invece, uno degli anfratti laterali.
Alla destra dell'ingresso sono una panca in muratura e una piccola acquasantiera probabilmente sfuggita alla furia devastatrice di ladri e vandali che, nei secoli, hanno spogliato la chiesetta di arredi, dipinti, maioliche e quant'altro potesse avere un valore commerciale.
Tracce di decori realizzati a fresco permangono sulla volta (nonostante l'umidità) e nell'imbotte di un arco.
Una lampada portatile illumina il fonte battesimale ricavato nella roccia.
Visitatori percorrono i passaggi verso la sacrestia ed il battistero.
STABILIMENTO DI BAGNI MINERALI PANDOLFO
Oggi, ciò che resta dello Stabilimento di Bagni Minerali Pandolfo fa parte di un complesso residenziale.
La lapide commemorativa posta all'ingresso dello stabilimento ricorda che quelle acque minerali per la loro accertata azione terapeutica furono premiate, il 7 Giugno 1892, in occasione dell'Esposizione nazionale di Palermo.
Leo Sinzi (zio-silen)
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