Fresco mattino di settembre, da un quarto d'ora sono in contemplazione della "Pupa ru Capu", opera musiva, in stile Liberty, che accoglieva i clienti fiancheggiando l'ingresso del fu Panificio Morello.
Alle mie spalle si staglia, nel cielo turchino, un sobrio edificio ecclesiale. Trovasi su un ampio terrazzo al quale si accede tramite uno scalone. I gradini si dipartono da un vicoletto che si inerpica tra le "putìe" del Mercato del Capo, nel Seracaldio (Sari-al-qadi), il quartiere del Qadi (Sultano) tra il IX e XI scolo d. C.. Il portale in pietra, con scarni bassorilievi decorativi sull'epistilio, presenta il timpano spezzato con un'edicola che ospita la statua della Madonna.
La facciata è stata rivisitata agli albori del '900".
Nella foto: il simulacro della Madonna della Mercede
collocato nell'edicola del prospetto.
La vulgata vuole che la statua sia stata rinvenuta
in acque marine da naviganti del Capo e riposta
nella facciata della chiesa da dove "talìa" e protegge il Mercato.
Entro. Vengo accolto da un Confrate (così si qualifica) che, con eloquio forbito, mi guida - unitamente ad altri visitatori - lungo i sentieri storici-artistici-religiosi di quel luogo.
L'aula - approssimandosi la Festa in onore della Madonna titolare - è addobbata con ricchi panneggi cremisi e oro.
L'interno, strutturato in una sola navata chiusa
da un lineare presbiterio, presenta cappelle murali
divise da lesene di colore rossastro. L'edicola
che ospita la pala (Sec. XVII) dell'altare maggiore
è sormontata da un oculo che illumina il presbiterio.
che ospita la pala (Sec. XVII) dell'altare maggiore
è sormontata da un oculo che illumina il presbiterio.
La Vara con la "Bedda Matri ra Miccè" viene portata in processione l'ultima domenica di settembre, nel corso di una suggestiva cerimonia cui partecipano con sincero fervore migliaia di fedeli.
Nell'immagine la splendida statua della Madonna della Mercede
realizzata - ottocentesca, utilizzando legno di cipresso - dall'intagliatore
palermitano Girolamo Bagnasco (*1759 +1832).
Particolare del simulacro con la firma, datata, dell'autore.
Quadretti didascalici forniscono puntuali informazioni sulle opere presenti nella chiesa.
Il primo che leggo recita:
"La Chiesa della Madonna della Mercede fu fondata nel 1482 dai Padri Mercedari anche se profondamente modificata nei secoli successivi. Il 18 Novembre 1590 viene qui fondata La Compagnia 'Santa Maria La Mercè' antenata dell'attuale Confraternita omonima rinnovata nel mese di Agosto del 1814".
Drappo (altorilievo) posto sotto la nicchia con l'Ecce Homo.
Cappella del Crocifisso
CAPPELLA DI SAN PIETRO NOLASCO
Nella nicchia, in alto, simulacro ligneo che rappresenta San Pietro Nolasco con lo schiavo liberato dalle prigioni musulmane. Girolamo Bagnasco (n.1759 - m.1832) ne fu l'autore. Sotto: Vergine dormiente.
ABSIDE
La pala d'altare, seicentesca, rappresenta
il Padre Eterno con la Sacra Famiglia
e i Santi Anna, Gioacchino, Rosalia e Raimondo
(autore incerto, forse Antonio Manno *1739 +1810).
Addolorata
Seconda vara con la Madonna.
Lapide sepolcrale posta nel pavimento.
Cappella della "Madonna della Mercede"
San Pietro Nolasco e San Raimondo di Penafort
Fondatore dell'Ordine religioso dei Mercedari fu lo spagnolo di natali francesi Pietro Nolasco al quale, si narra, nell'estate del 1218 apparve, in un "abito candidissimo" la Santa Vergine che gli ispirò l'Istituzione con la precipua finalità di riscattare i cristiani prigionieri dei musulmani. All'apparizione avrebbero assistito Giacomo I d'Aragona, che poi concesse il primo asilo ai frati in quel di Barcellona, ed il domenicano Raimondo di Penafort (Santo dal 1601) che contribuì all'edificazione dell'Ordine militare e cavalleresco (in origine). Nel 1690, dopo un lungo processo di trasformazione, divenne Ordine religioso mendicante.
Grande fu lo spirito di sacrificio dei Confrati, esteso al punto di consegnarsi ai pirati musulmani, che all'epoca razziavano le nostre coste, al posto degli schiavi cristiani disposti ad abiurare pur di riacquistare la libertà.
Simbolo dei Mercedari è uno scudo con la Croce della Cattedrale di Barcellona e le insegne di Giacomo I d'Aragona.
I frati indossano una saio bianco, per ricordare la purezza della Vergine, provvisto di cappuccio e di cintura di cuoio. Sul petto, sul quale, in onore della Santa Madre, scende lo scapolare bianco, spicca lo stemma dell'Ordine.
Il Coro (sopra l'ingresso) con l'organo in posizione centrale.
In basso, nella foto, si intravede "il portone finemente intagliato,
proveniente dalla distrutta Chiesa dei Sett'Angeli".
all'interno del timpano della chiesa.
Via Cappuccinelle: particolare del prospetto destro della Chiesa della Mercede. L' edicola votiva accoglie il simulacro di "Gesù legato alla colonna" (1911).
Leo Sinzi G.C.
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